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Sri Lanka: glamour al Galle Literary Festival con Candace Bushnell e Jay McInerney

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In principio era Orham Pamuk… Convinti – con qualche riserva – da un’amica italiana che vive nello Sri Lanka, grande estimatrice dello scrittore turco, avevamo acquistato...

In principio era Orham Pamuk …..

Convinti – con qualche riserva – da un’amica italiana che vive nello Sri Lanka, grande estimatrice dello scrittore turco, avevamo acquistato i biglietti per la cena di gala organizzata nell’ambito del Galle Literary Festival, a cui il premio Nobel per la letteratura 2006 era stato invitato, insieme alla fidanzata indiana Kiram Desai, scrittrice di successo.

Per prepararci all’incontro avevamo di buon grado intrapreso la lettura del suo capolavoro, “Il mio nome è rosso”, libro che avevamo sul comodino già da tempo, ripromettendoci di leggerlo in un momento di calma.

Solo pochi giorni prima dell’inizio del Festival – giunto alla 5° edizione ed in programma dal 26 al 30 gennaio 2011 – si era diffusa la notizia che né Pamuk né la fidanzata sarebbero stati presenti – per sopraggiunti “problemi di visto indiano”. Ma la vera ragione della defezione, a detta di molti, sembra essere stata la pressione esercitata da “Giornalisti Senza Frontiere” e da un gruppo di autori quali Noam Chomsky, Arundhati Roy, Ken Loach, che denunciano la mancanza di libertà di stampa nello Sri Lanka e invitano a boicottare il Festival di Galle in segno di protesta.

Sfumata quindi la cena con Pamuk, pagata in anticipo con American Express, ci siamo diretti al Fort di Galle, splendida enclave fortificata e sede del Festival, per ottenere il rimborso del biglietto. Iniziato dagli olandesi nel 1663, passato poi in mano agli inglesi, il Fort è stata dichiarato patrimonio dell’Unesco nel 1988. Abitato oggi in prevalenza da musulmani – accecante il bianco splendore della moschea che si specchia nell’oceano – ospita anche la comunità più chic dei forestieri residenti.

Lungo la strada un carosello di veicoli delle due maggiori fazioni politiche – colore verde e blu gli opposti schieramenti e le bandiere – sono in corsa – di nome e di fatto – per sponsorizzare i candidati alle prossime elezioni (17 marzo 2011) per i governi locali.

Dopo tanta confusione arrivare al Fort di Galle e traversare la porta sormontata dallo stemma apposto dagli inglesi, ” Dieu est mon droit” , è come arrivare in paradiso: il traffico, il caos tutto asiatico, diventano d’un tratto solo un cattivo ricordo.

La Hall de Galle è il cuore pulsante delle attività del festival, con il Box Office, una sala conferenze e un ombroso giardino con cuscini in terra, in cui gli artisti e i visitatori sorseggiano rinfreschi e si riposano, dandosi tutti un certo tono.

Nel Box Office la confusione regna sovrana: mentre un volenteroso ragazzo sbriga la pratica del nostro rimborso, scorrendo il programma della giornata scopriamo che Candace Bushnell, autrice del libro “Sex and the City”, da cui è tratta l’omonima serie televisiva della quale siamo appassionatissime fan – e un’altra icona di Manhattan, Jay McInerney – sua opera prima “Bright Lights Big City”, libro culto degli anni ’80 – saranno gli ospiti d’onore di una cena-evento intitolata, guarda caso, “Sex in a Sarong”. Ma non è tutto: la cena avrà luogo in un posto mitico dello Sri Lanka, la Tabropane Island.

L’isolotto è situato a circa 100 metri dalla spiaggia di Weligama: al centro di questo piccolo paradiso e nascosta dall’ampio fogliame sorge solo una villa, costruita negli anni ’20 dal Conte De Mauny, discendente di un generale di Napoleone. Sembra che il Conte avesse esplorato ogni angolo dello Sri Lanka prima di scovare il magico isolotto. Attraversato a piedi il tratto di mare che separa l’isola dalla terraferma – anche con l’alta marea l’acqua non supera l’altezza del petto – il Conte racconta di essersi “seduto per un lungo momento a guardare il mare, desiderando che quest’isola fosse sua, immaginando e progettando che cosa ne avrebbe fatto. Il cuore gli batteva forte, colmo del desiderio di trovare in quel luogo la pace, che è ciò che più si avvicina alla felicità……….”

 

La casa sull’isola ha accolto negli anni molti vip; tra gli altri Peggy Guggenheim, che vi soggiornò durante un viaggio in Sri Lanka e Paul Bowles che vi abitò per più di quattro anni, scrivendo sull’isola uno dei suoi romanzi, “La casa del ragno” (1955).

 

Trascurata negli anni successivi, la casa ritorna a nuova vita quando viene acquistata nel 1995 dall’attuale proprietario, nonché fondatore del Festival di Galle, Geoffrey Dobbs.

 

Raggiungiamo gli amici estimatori di Pamuk, intenti a scegliere qualche libro da acquistare in un angolo del grande salone e li convinciamo a comperare i biglietti per la serata anche se sono – per queste latitudini – estremamente cari.

 

Alla elegante, bellissima libraia, chiediamo spiegazioni sull’abbigliamento ed anche su come si svolgerà la serata, poiché nel nostro piccolo gruppo, tutto italiano, nessuno brilla per la conoscenza dell’inglese e si vorrebbe, per quanto possibile, evitare di fare figuracce.

 

La signora si informa e ci rassicura: la cena sarà a buffet e ci saranno non meno di 40 persone per cui potremo facilmente mescolarci agli altri convenuti, lanciando qua e là, per far sentire che non siamo proprio digiuni d’inglese qualche “Well” e qualche “Nice” . Faremo senz’altro la nostra figura, ci diciamo mentre si rientra a casa, provvedendo all’acquisto di un sarong ( sorta di pareo da annodare in vita) per ciascuno e decidendo di provare un nuovo parrucchiere che ci ispira particolarmente.

 

L’anno scorso ci avevamo provato ad andare dal parrucchiere: la prima sorpresa era stato il lavaggio di testa con acqua gelata e quando, a messa in piega ultimata – si era trattato di una strofinata ai capelli con asciugamano già umidiccio e non proprio di bucato – eravamo usciti, pareva avessimo appena preso in testa un temporale monsonico.

 

Tornati a casa iniziamo un’attenta disamina del nostro guardaroba: ideale sarebbe presentarsi alla serata con un paio di Manolo Blahniks, le scarpe preferite da Carrie Bradshow, eroina della serie televisiva; scartati i sandali del Dr. School’s, ripieghiamo su una ciabattina indiana (la cosiddetta ciocia o pianella) che ha il vantaggio di avere qualche brillantino e che ci è stata regalata da un’amica di grande gusto.

 

L’amica Pamukkiana possiede una ricca collezione di borse firmate – potrebbe, lei sì, partecipare ad una serie completa di “Sex and the City” grazie ai suoi accessori – mentre noi ripieghiamo su una borsetta in velluto cangiante marron, comperata da Balloon.

 

Invece del sarong optiamo su una gonnellina grigio cemento con maglietta polo in tinta. L’effetto generale – mentre ci guardiamo allo specchio – è quello di una impiegata delle Poste Italiane in fuga dall’ufficio per pausa cappuccino, altro che la nostra eroina Carrie Bradshow e le sue griffes d’alta moda.

 

Quando il nostro eterogeneo gruppetto si ritrova all’ora stabilita davanti all’isolotto Tabropane piove a dirotto ed è buio pesto; il tratto di mare da attraversare, illuminato da romantiche torce, sembra piuttosto agitato ma tale è la gioia di poter finalmente visitare la casa sull’isola ed incontrare chi ha creato la nostra eroina che ci avventuriamo impavidi tra le onde, sollevando le morbide pieghe della gonna che indossiamo fin sopra la testa, come fossimo un fiore e la gonna una corolla.

Mentre compiamo la traversata si sente un’imprecazione e subito dopo grido di avvertimento: dobbiamo fare attenzione perché alla base della scala d’ingresso si è formata una buca sott’acqua e un tizio ci è appena finito dentro. Arriviamo sani e salvi anche se inumiditi all’ ingresso: poche torce illuminano la strada che porta alla villa mentre una fitta vegetazione ci avvolge, voluttuosa e misteriosa.

Terminata la salita entriamo in un grande salone: la pianta ottagonale della casa voluta dal Conte si allarga in terrazzamenti digradanti verso il mare. Mobili d’epoca e tante foto alle pareti, ci sono giocatori di Polo in groppa agli elefanti che giocano sulla spiaggia antistante, visi illustri e antichi, non c’è ancora quasi nessuno ma eccoli di spalle Candace e Jay, lei filiforme vista di spalle, molto bionda con sarong rosa stretto in vita, camicetta H&M e ai piedi, neanche a dirlo, un sandalo in vernice rosa Manolo Blahniks. Somiglia, anche se in bello, alla protagonista di Sex and the City.

 

In preda ad una inspiegabile emozione – neanche fossimo adolescenti che vanno a sentire il concerto del loro idolo – scorgiamo in fondo al salone un piccolo bar che serve alcoolici “free of charge”.

 

Rincuorati, ordiniamo il primo di una lunga serie di Mojito e con il ghiaccio che tintinna nel bicchiere e molta deferente timidezza, iniziamo le nostre manovre di avvicinamento alle due star della serata…..

(Fine prima parte)

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