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Il mistero di Vivian Maier, la bambinaia fotografa di Chicago

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Nel 2007, John Maloof, un giovane agente immobiliare americano, cercava materiale sui quartieri di Chicago, per scrivere un libro. Comprò a un’asta uno stock di vecchi negativi.

Nel 2007, John Maloof, un giovane agente immobiliare americano, cercava materiale sui quartieri di Chicago, per scrivere un libro. Comprò a un’asta uno stock di vecchi negativi. Il materiale comprendeva 40mila negativi, 15mila dei quali ancora da sviluppare. Fu grande il suo stupore quando si rese conto che per soli 400 dollari aveva acquisito un vero tesoro: una serie di scatti di straordinaria bellezza che riproducevano la vita di Chicago tra gli anni ’50 e ’60. Ma chi era dunque l’autore di quelle incredibili  ‘street photography’ e come poteva contattarlo?

© Vivian Maier

Tra le tante fotografie stampate, John aveva trovato anche alcuni autoscatti, autoritratti ripresi attraverso uno specchio, oppure  nel riflesso di una vetrina, che potevano far pensare all’autrice. Una donna dal volto serio, magro, capelli corti e scuri che indossava abiti mesti, grandi cappelli e macchina fotografica al collo.
Per parecchio tempo John cercò invano un’indicazione su chi fosse quella donna. Finalmente trovò un nome. Un nome scritto a matita, su di una vecchia busta contenente dei negativi.
Si mise subito al computer alla ricerca di informazioni, ma l’unico dato che trovò fu un necrologio, risalente ad una settimana prima:

“Vivian Maier, nata in Francia e residente a Chicago per 50 anni, è morta serenamente lunedì. Per John, Lane e Matthew fu una seconda madre. Uno spirito libero, un eccellente critico cinematografico e una magnifica fotografa”.

Vivian era morta la settimana prima che John iniziasse le sue ricerche.
Chi la ricordava con affetto, erano i tre bambini, diventati adulti, di cui Vivian era stata la bambinaia per sedici anni.  Una tata eccezionale – ricordano i tre – una donna eccentrica, una specie di Mary Poppins che sapeva condurci per avventure meravigliose.
Ma oltre ad essere una bambinaia meravigliosa, Vivian Maier era anche un’eccezionale fotografa di strada, e nelle sue ore libere percorreva lungamente le strade di Chicago alla ricerca di immagini, con la sua inseparabile Rolleiflex.

John, il fortunato ‘erede’, rendendosi conto che non era pienamente in grado di valutare l’autentico valore del suo tesoro, decise di pubblicare alcune foto su un blog di ‘street photography’,  per chiedere il parere di gente più esperta. Fu un immediato successo. Il giorno dopo, una valanga di mail arrivarono nella sua cassetta postale, più di 200, e tutti volevano saperne di più su quella straordinaria artista. Una vera scoperta, già considerata da molti, una delle più grandi fotografe del Novecento.
E le foto sono davvero belle. Si resta incantati dalle nitide immagini in bianco e nero, e subito ci si trova immersi, passanti tra i passanti, in un altro tempo, in un altro luogo. Di fronte a sguardi curiosi di bambini, a piccoli gruppi di eleganti signore chiacchierone, vicino a sporchi e laceri barboni, accanto a romantiche coppie a passeggio, a donne in pelliccia, che scompaiono nel buio della notte, sotto immensi grattacieli…
Si partecipa così stupiti ad istanti di vita altrui, non già rubati, ma tollerati per reciproca curiosità, come in un gioco di specchi.
E si è colpiti dalla vivacità e dalla sobrietà dell’immagine, da un’eleganza che si nutre soprattutto di mancanza del superfluo.

In realtà Vivian era nata a New York nel 1926. I suoi genitori si erano poi trasferiti in Francia e solo in seguito era tornata negli Stati Uniti per rimanerci fino alla morte.
Nelle sue peregrinazioni per la città, amava indossare giacche e scarpe da uomo, cappelli a falde larghe. Ha lasciato molti libri sui più grandi fotografi del novecento, che sicuramente era solita sfogliare e studiare con grande attenzione.
Chi l’aveva conosciuta la definiva uno spirito libero, una femminista e socialista. Una donna avventurosa, che amava viaggiare.  Altri la ricordano come una donna sola, introversa, e molto gelosa del suo lavoro.
Quando lasciò l’impiego di bambinaia, partì in viaggio e visitò moltissimi paesi dell’Asia e dell’Europa.

John, la cui vita è stata completamente sconvolta dalla scoperta,  ha deciso di impegnare gran parte del suo tempo nella pubblicazione delle foto e le ha dedicato un blog, sul quale aggiunge ogni giorno nuove scoperte e nuove informazioni.
A chi gli chiede se è davvero sicuro che la Maier, così schiva e gelosa del suo lavoro, sarebbe stata contenta di vedere la sua opera messa a nudo, a disposizione di tanta gente, lui esita un istante e poi risponde:
“non so molto di lei, ma tra i tanti oggetti ritrovati nella sua stanza, c’era anche una cassetta registrata con la sua voce, probabilmente poco prima della sua morte, e diceva”:
“Credo che niente duri in eterno, dobbiamo far posto a coloro che vengono dopo di noi. E’ una ruota. Tu vai avanti e devi andare fino in fondo. E poi altri devono avere le tue stesse opportunità di andare fino in fondo e così via. Qualcun’altro prende il suo posto…”

Vivian è andata fino in fondo alla sua passione e senza mai rincorrere il successo, né il consenso o un piccolo riconoscimento. Non si è  preoccupata di mostrare le sue foto a qualcuno, alcune non le ha neppure di sviluppate. Le ha tenute però conservate, tutte insieme, in grandi scatole, nella sua camera. La camera di una governante discreta, indipendente, solitaria e forse anche alquanto scontrosa.
Scompare nell’inverno del 2009, in seguito ad una caduta nelle strade ghiacciate di Chicago.

Il Chicago Cultural Central le dedica in questi giorni una mostra che durerà fino al 3 aprile 2011.

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