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I giardini dell’anima. Lunuganga

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"Giardini e anime si appartengono; costituiscono uno spazio segreto tra ciò che è chiaro e ciò che è oscuro, tra cultura e natura, tra coscienza e inconscio, tra spirito e corpo"

“Giardini e anime si appartengono; costituiscono uno spazio segreto

tra ciò che è chiaro e ciò che è oscuro, tra cultura e natura,

tra coscienza e inconscio, tra spirito e corpo”

 

[Ruth Amman: “Il giardino come spazio interiore” (2006); Bollati Boringhieri 2008]

 

Non solo nell’arte si realizza una completa corrispondenza tra il mondo interiore e la realizzazione formale; queste connessioni si possono rilevare, ad uno sguardo men che superficiale, anche in altre attività umane. A ben guardare, nessuna delle nostre azioni è casuale o slegata da tutto il resto.

La genialità dei disegnatori della Walt Disney ritrova una corrispondenza perfino nella scelta del cane, come si può vedere dal florilegio di tipologie umane e canine presentate nelle scene iniziali de La carica dei 101.

La carica dei 101, Walt Disney Productions (One Hundred and One Dalmatians) del 1961

 

Queste considerazioni valgono anche per la scelta del compagno/a di vita, per ragioni non sempre esplicite e coscienti [Cfr. Le motivazioni inconsce nella scelta del partner, su “O”: Piante rare e preziose (seconda parte)
 del 21.07.08].

 

Ancora, il più delle volte è possibile trovare una corrispondenza tra un giardino e il suo creatore… Quasi una divinazione: – Dimmi che giardino hai e ti dirò chi sei! – che può valere sia per i grandi giardini d’autore che per i piccoli spazi urbani ritagliati tra le case, dove un particolare, la presenza di una pianta non comune o un inconsueto accostamento di colori possono essere rivelatori [V. su “O”: Notizie dai giardini – Giardini veri e sognati del 2.04.07].

La copertina del libro di Ruth Amman (2008; op. cit.) sulle profonde implicazioni e proiezioni dei giardini

Qualunque giardino è una rappresentazione – realistica, astratta, poetica – del punto di vista del creatore; rimandi continui esistono dalla propria vita al  giardino, e da quest’ultimo alla vita. In casi particolari un giardino può essere visto come ‘bio-giardino-grafia’; ovvero come un racconto della propria vita e/o avventura intellettuale… Così è stato – associando epoche e personaggi diversi, di cui si è già fatta menzione [su queste pagine di “O”] – per l’imperatore Adriano nella sua villa di Tivoli, per Luigi XIV a Versailles, per Monet a Giverny, per il duca Vicino Orsini a Bomarzo… Sono i cosiddetti speaking gardens: giardini parlanti, che dicono molto del loro ispiratore. Se ci si chiede cosa ne è del sogno quando muore il sognatore, forse un giardino che a lui è sopravvissuto può rispondere.

La copertina del libro di Michael Jacob sui significati meno esplorati dei giardini (Bollati Boringhieri; 2009)

“…Monarchi sono anche i proprietari dei giardini più piccoli […] un luogo in cui si incrociano e lottano l’autorappresentazione e la rappresentazione che gli altri si fanno di noi” [da Michael Jacob, p. 91; op. cit.].

 

Altre potenzialità dei giardini è vederli come ‘porte’, ovvero “luoghi dove la natura esterna e la natura dell’anima sono collegate tra loro nel modo più magico […] Lì si uniscono il mondo esterno e quello interiore per dar vita a quella dimensione intermedia, misteriosa e vitale in cui il tangibile si fonde con l’immateriale” [da Ruth Amman pp. 20-21; op. cit.].

Diversi tipi di dreamcatcher

In questo senso i giardini funzionano come ‘acchiappasogni’ (dreamcatcher), quei ciondoli che i nativi americani di alcune tribù (Lakota e Chippewa) ancora oggi e per antica tradizione, preparano alla nascita di un bambino, da appendere sulla culla.

Con un legno speciale essi realizzano un cerchio, che rappresenta l’universo, e intrecciano al suo interno una rete simile alla tela del ragno con un buco centrale. Alla ragnatela assegnano quindi il compito di catturare i sogni che il piccolo farà. Il dreamcatcher affiderà i sogni positivi al filo delle perline (le forze della natura) e li farà realizzare; quelli negativi saranno invece dispersi attraverso le piume di un uccello.

Così un giardino potrebbe fissare le buone idee, che metteranno radici, mentre quelle cattive saranno allontanate nel vento, dalla cime delle piante.

 

Alcuni giardini riproducono paesaggi mentali. Può essere un concetto oscuro da intendere; ma scale e passaggi come connessioni mentali, colpi d’occhio improvvisi come idee, specchi tra il mondo fisico e il sogno, sono categorie conosciute in discipline così diverse come la psicanalisi e la computer-grafica; utilizzate a profusione nel disegnare i paesaggi in cui si muovono i personaggi di un recente film di successo…

Inception – La locandina del film di Christopher Nolan (2010) sulle fantastiche possibilità di intrusione nel mondo del sogno

 

Un viaggio

“And from Seillan to Paradise is a distance of forty Italian miles; so that it is said, the sound of the waters falling from the fountains of the Paradise is heard there”

“Da Ceylon al Paradiso c’è una distanza di poche miglia; così, si dice, lo scroscio delle acque che scendono nelle fontane del Paradiso si può udire da qui”

[Dalle memorie di Giovanni de’ Marignolli, inviato papale

alla corte del Kublai Khan; 1349]

 

Si torna in visita ad un paese che già si conosce bene per una suggestione nuova, con nuovi ospiti/amici che rendono ogni vacanza diversa, con le loro richieste e interessi. Una delle spinte a muoverci, stavolta, è un itinerario sulle tracce di un grande architetto locale, di formazione inglese – Geoffrey Bawa (1919-2003) – attraverso alcune sue opere e soprattutto del giardino che circonda la sua residenza: Lunuganga.

Il luogo è nei pressi di Bentota, sulla costa occidentale dello Sri-Lanka.

 

Bawa è stato uno dei più innovativi architetti asiatici. Compie regolari studi in legge in Inghilterra fino alla laurea e alla prospettiva di un avvenire in campo legale, ma ben presto i suoi interessi prendono una diversa piega e all’età di 38 anni si laurea in architettura.

Bawa ha condiviso, e applicato in versione tropicale, la sensibilità per la natura che era stata anche di Frank Lloyd Wright (1867-1959).

 

Nato in Sri-Lanka, di ceppo Burgher – come sono chiamati i discendenti dei coloni olandesi mescolatisi con i nativi– eprofondamente legato alla cultura e alle tradizioni del suo paese, Bawa lavora sul profilo del terreno da costruire, sulle caratteristiche climatiche e sul genere di piante preesistenti al suo intervento; permette che l’esterno si mescoli e contribuisca alla resa estetica degli interni.

Le opere più conosciute di Bawa – oltre a Lunuganga, la sua residenza definitiva – sono il Parliament Building di Colombo, la Ruhunu University presso Matara e numerose costruzioni private e hotel nell’isola, tra cui l’Heritance Kandalama Hotel, nel distretto centrale tra Sigiriya e Dambulla.

La copertina di un libro fotografico su Geoffrey Bawa e le sue realizzazioni (Thames & Hudson publ., U.K.; 2008)

Entrare in un giardino non è una cosa da poco; diverse componenti sono in gioco, nell’ambito della triade Giardino/Autore/Visitatore. Oltre al Giardino in sé, abbastanza variabile in relazione al tempo atmosferico e alla stagione, influiscono la personalità dell’Autore, la consapevolezza e lo stato d’animo del Visitatore. Così che le interazioni reciproche tra questi elementi rendono la visita di un giardino un’esperienza sempre diversa…

Una grata, a delimitare il giardino dall’assalto dalla vegetazione circostante. Anche nei particolari, come nel disegno dell’inferriata, c’è l’intervento dell’ideatore

Una grata, a delimitare il giardino dall’assalto dalla vegetazione circostante. Anche nei particolari, come nel disegno dell’inferriata, c’è l’intervento dell’ideatore

 

Fin dai tempi della sua costruzione, nelle intenzioni dell’Autore, Lunuganga è stato un’estensione dell’ambiente intorno; un giardino all’interno di quel giardino ancora più grande che è lo Sri-Lanka nel suo insieme: “Lunuganga from the starts was to be an extension of the surroundings; a garden within a larger garden”  (G. Bawa; 1990).

E la natura circostante è di un rigoglìo da non credere; tale che nessun cancello, nessuna grata può tenerla a bada.

 

Il lavoro di Bawa, per cui è stato coniato il termine di tropical modernism, prende le mosse da antichi criteri di costruzione che sfruttavano le rocce ed altri elementi naturali come parte integrante dell’insieme.

L’accesso monumentale ma ristretto (per motivi difensivi) alla roccia del Leone, a Sigiriya

Sigiriya è un monolite che si innalza a 370 s.l.m. nelle regione centrale dello Sri-Lanka; usata anticamente come fortificazione, ora interessante meta turistica. I primi gradini della scala d’accesso sono posti tra i piedi (in muratura) di un leone; l’ascesa prosegue fino alla sommità lungo una scala in metallo aggrappata alla roccia.

I vasti giardini che si estendono alla base del monolite hanno passaggi che si aprono tra enormi massi rocciosi (boulder gardens)

Questo termine – boulder gardens – fu introdotto dall’archeologo Senake Bandaranayake nel 1974 per descrivere le particolari modalità costruttive degli antichi complessi architettonici singalesi, che incorporano rocce, acque ed altri elementi del paesaggio nella composizione globale.

Se ne possono trovare sull’isola esempi notevoli datanti al primo millennio a. C., in monasteri e palazzi reali.

Se si pone mente alla famosa ‘Casa sulla cascata’ di Frank Lloyd Wright (Fallingwater; 1936) si comprende come (anche) in architettura tutto ritorna.

 

La residenza-giardino di Bawa a Bentota – Lunuganga – è una proprietà di 7 ettari, di forma allungata, situata dove lo sbocco in mare del fiume (il Bentota river) forma una laguna di acque miste (conosciuta come Dedduwa lake); e del luogo sfrutta al meglio le notevoli potenzialità paesaggistiche. Lunuganga – fiume salato – è stato così denominato dallo stesso Bawa; dove ganga sta per fiume, lunù per sale.

La piccola isola nella laguna, che si osserva dal belvedere, fa anch’essa parte della proprietà
Inquadratura da una finestra dello spazio antistante e campo lungo sul lago
Dalla stessa finestra il colpo d’occhio sulla sinistra. Le piante dal tronco ritorto sono Plumeria alba – Fam. Apocynaceae
I vasti prati dalla parte opposta al lago, verso l’interno della proprietà

“Questo non è un giardino di fiori o di fontane gorgoglianti; di parterre ordinati e di graziosi stagni. È una wilderness civilizzata; una composizione monocromatica di verde su verde, un infinito gioco di luci e ombre, una successione attentamente orchestrata di sorprese nascoste e di rapide visioni” (G. Bawa).

Il sentiero delle giare
Lo stagno dei loti
Particolare dello stagno, con la fioritura dei loti (Nelumbo nucifera – Fam. Nelumbonaceae)
Foglie e fiore di loto
Nel collegamento tra i vari livelli del giardino e nell’articolazione dei moduli costruttivi le scale hanno un grande rilievo
Scorcio a ovest della casa

Il giardino, pur esteso su molti ettari, ha momenti di intimità e raccoglimento; visitare un giardino è anche seguire i passi del progettista, il suo sguardo pensoso alla ricerca di una soluzione visiva nell’intrico della vegetazione. Si sta nel giardino nel sole e sotto la pioggia; al mattino presto e di notte. Per molti aspetti la composizione del giardino è simile ad altri processi creativi, in particolare all’ideazione di un’opera letteraria; e come essa ha una componente di sogno.

Ci sono raccordi e connessioni interne; improvvise aperture e ripiegamenti nell’ombra. A differenza di un romanzo, o di una poesia, un giardino è materia vivente, che cambia e si evolve; ma anche l’opera letteraria sarebbe infinita, se si permettesse all’Autore di continuare a rimaneggiarla – ci sono esempi notevoli, al riguardo – fino a che non si decide di fissarla, al momento della pubblicazione. Nell’analogia, questo equivale alla fotografia del giardino.

Un tavolo e una sedia (e un piccolo gong a forma di dagoba, la cupola dei templi buddhisti) in ombra, con veduta sugli stagni e sulla laguna
L’improvvisa apertura su un esterno luminoso, con delle panche in muratura ricoperte di muschio

Sempre a Bentota, non lontano da Lunuganga, c’è Brief House and garden, l’abitazione e il giardino del fratello di Geoffrey, Bevis Bawa (1909 – 1992), artista multiforme e dalla vita tumultuosa, di 10 anni maggiore del fratello. Nella sua residenza di 2,5 ettari Bevis aggrega un variegato circolo di intellettuali e artisti – sia singalesi che occidentali, eccellenti in varie arti – che arricchiscono la casa e il giardino delle loro opere.

Sentiero di lastre di cemento con foglie impresse, a Brief

Una tecnica diffusamente impiegata, sia a Lunuganga che a Brief è quella di applicare delle grandi foglie sulla superficie del cemento fresco; una volta dissolta la matrice organica il cemento resta modellato in modo caratteristico; questo artificio costruttivo è adattato alla costruzione di tavoli, scale e perfino soffitti di portici.

Troviamo quindi utilizzati materiali artificiali che richiamano elementi naturali e, insieme, tronchi, rocce ed altre componenti della natura incorporati nella costruzione.

La residenza padronale a Brief vista dal basso, con una tipica ‘catena d’acque’

Da non credere, come a migliaia di chilometri di distanza, si ritrovino suggestioni simili; perché cosa non è questa lunga via d’acqua a vasconi degradanti se non una riedizione della ‘catena dell’acqua’, dei giardini cinquecenteschi italiani? [V. su “O”: Giardini d’acque 
del 01.12.10]. D’altra parte i fratelli Bawa – ciascuno per conto proprio – avevano molto viaggiato, e prima di stabilirsi a Lunuganga Geoffrey aveva anche vagheggiato una residenza italiana, sul Lago di Garda.

‘Infinity pool’ al Kandalama Hotel sul lago di Kandalama. Due panoramiche, in un giorno di sole e in una giornata grigia, con il lago molto aumentato di livello a causa delle forti piogge

Una delle realizzazioni di Bawa nel campo dell’edilizia privata è l’Heritance Kandalama Hotel (del 1992), in una zona intermedia tra la rocca di Sigyriya e il complesso monumentale delle grotte di Dambulla. Sono qui dispiegate le sue maggiori intuizioni architettoniche, nello sfruttamento di un sito in posizione scoscesa, con una vista privilegiata sul lago e sulle alture circostanti. Le rocce sono parte integrante della costruzione; vi sono tre piscine a differenti livelli, di cui la più alta sfrutta come fondo le rocce preesistenti: tutte sono affacciate sul lago. Un particolare artificio visivo – poi ripreso da altri con numerose varianti – fa apparire la piscina in continuità con il panorama circostante, così che sembra di nuotare sull’orlo di un precipizio.

 

Si è tornati in Italia solo da qualche giorno e si sente per telefono un’amica – antica frequentatrice dello Sri-Lanka – che chiede del viaggio. Le si racconta di com’è andata e si parla profusamente di Lunuganga e di Bawa, quando arriva inaspettata la replica: – Ma come, non hai visto a Colombo il famoso Gallery café, che è stato l’atelier di Bawa in città, ora trasformato in un locale alla moda?

Dobbiamo confessare che no, non l’abbiamo visto e ne facciamo immediata ammenda… Ma il disappunto per l’opportunità mancata dura solo un attimo… Quale occasione migliore per tornare? Sarà l’impegno e il buon augurio per un prossimo viaggio: la nostra monetina nella fontana.

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