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Gerarchia veicolare stradale

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A Londra i pluripiano bus rossi sono convinti di essere dei go-kart. Indiscussi padroni della strada hanno sempre ragione.

Londra i pluripiano bus rossi sono convinti di essere dei go-kart. Indiscussi padroni della strada hanno sempre ragione.

Tra pedoni ed automobili il rapporto è in grado di esistere esclusivamente nell’osservanza della segnaletica stradale. L’incontro tra pedone-non-sulle-strisce e macchina è molto rischioso: il primo è consapevole di essere in errore per cui procede tentennando, duplicando in tal modo le tempistiche di attraversamento, la seconda, sebbene lo abbia visto da debita distanza, non frena fino all’ultimo istante per una fede assolutista nell’osservanza delle regole. Risultato: un concerto di clacson con un coro di illazioni.

Ad Amsterdam il pedone è un ostacolo, un birillo da evitare, ovviamente per le biciclette regine. I veicoli con più di due ruote o ferrati per fortuna non sono molti, la percentuale di pericolo viaggiando in un taxi o in un tram guidato da un olandese è elevato: sono incapaci alla guida. Chissà se un manubrio al posto del volante potrebbe migliorare la situazione?

In Italia la gerarchia è variabile, nel senso che ognuno stabilisce la propria, in base al fatto se si trovi nei panni di un automobilista, di un pedone, di un motociclista, di un tramviere. Variabilità gerarchica che si accentua procedendo da nord verso sud.

A Milano appare esserci un certo equilibrio nelle strade. Al di là di una predominanza di automobili, che rende impossibile la vita ai ciclisti, le regole sembrano essere abbastanza rispettate. Civiltà milanese? No, non si chiama civiltà, è vero e proprio terrore suscitato dal fioccare delle sanzioni.

A Roma invece, non considerando i mezzi pubblici, in quanto praticamente inesistenti, e le biciclette per il faticoso territorio collinare, la “lotta” nelle strade si combatte su due fronti: da una parte macchine VS motorini, dall’altra l’alleanza fra i due precedenti nei confronti dei pedoni.

Se a Roma la segnaletica stradale è soggetta ad interpretazioni, a Palermo essa diventa “urban design” (cito un palermitano): la precedenza si svincola da qualsiasi cartello o regola, è soggetta esclusivamente all’intesa di sguardo tra i conducenti.

E se “Taxi driver” non può che essere ambientato a New York, fortunatamente esiste Parigi: égalité, liberté, fraternité anche tra le classi stradali.

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