Dominique Lapierre: “quando ritorniamo da Calcutta siamo pieni di vitamine”

di

Data

"Sono molto felice di aver chiamato questo libro ‘India mon amour’ e non India mio amore o amore mio India. ‘Mon amour’ queste due parole in francese sono molto importanti".

“Sono molto felice di aver chiamato questo libro ‘India mon amour’ e non India mio amore o amore mio India. ‘Mon amour’ queste due parole in francese sono molto importanti”. E’ Dominique Lapierre a parlare della sua ultima opera “India mon amour” (Il Saggiatore, 2010). Attorniato dai lettori, in una libreria nel cuore di Roma, con il suo italiano dall’accento francese, l’autore, ha parlato di questo suo nuovo libro con la semplicità con cui si racconta una favola e con l’entusiasmo con cui si vive un amore.

Un amore profondo, il suo amore per l’India che definisce nel modo più romantico e completo “mon amour”. Il sentimento che lo lega a un “continente con 100 milioni di abitanti, dove si parlano 300 lingue e dove si adorano tante divinità”. Non è una scoperta perché Dominique Lapierre passa tanto tempo in India e ogni volta “quando ritorniamo da Calcutta siamo pieni di vitamine perché abbiamo passato tanto tempo con questa gente che non ha niente ma ha tutto. Hanno la capacità di sperare e di vivere con gente più povera di loro e di ringraziare Dio per le piccole cose”.

E’ la storia di una vita e di un quotidiano che si lega a tante altre esistenze che vivono di bisogni e di coraggio. Un amore che dal “Khyber Pass al Gange, dall’epopea di Gandhi alla tragedia di Bhopal, da Madre Teresa di Calcutta ai lebbrosi della Città della gioia” non lascia respiro ma suona nel profondo come quel campanello che accompagna a Roma Dominique Lapierre e a Calcutta “l’uomo a cavallo, quale voce dell’uomo rishò che per me è veramente la voce dell’umanità, la voce di quelle persone senza voce ma che per me portano sempre i valori eterni del coraggio, della speranza e della capacità di vivere veramente l’avventura di una vita”. Ma l’autore di “India mon amour”, di “Città della gioia” (Mondatori, 2005), e di tante altre opere, il giornalista-reporter di Paris Match, è anche un “attivo impiegato umanitario”. La sua associazione no-profit, City of Joy, a Calcutta “ha aperto centinaia di scuole per i bambini lebbrosi, ha costruito 700 pozzi per l’acqua e ha messo a disposizione 4 battelli-ospedale nel delta del Gange per portare aiuti medici a un milione di persone”. E con poche e semplici parole, Dominique LaPierre, dice ciò che ha scritto di quella gente “eroi del nostro tempo” e ciò che ha visto attraverso “più di 100 fotografie di tutte le mie avventure in India”. Caleidoscopio e memoria di un’età e di una terra: l’India.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'