Condividi su facebook
Condividi su twitter

Osvaldo, due suoi amici, e il cimitero del Verano (Foto di Mariagrazia Veneziano)

di

Data

Sto cercando con un po’ di gel di dare un senso ai miei capelli quando sulla soglia del bagno appare…indovinate chi? Vabbè neanche ve lo nomino più.

Sto cercando con un po’ di gel di dare un senso ai miei capelli quando sulla soglia del bagno appare…indovinate chi? Vabbè neanche ve lo nomino più. E’ da un’ora che mi tampina; sta cercando di convincermi, prima che citofoni una coppia di suoi amici che dovrebbe arrivare a momenti, ad andare con lui, mia sorella e questa coppia di suoi amici, a fare il giro monumentale del Verano.

– Dai – insiste – venite anche tu e Caterina!

– Già te l’ho detto! – ripeto – non ho intenzione di passare questo sabato pomeriggio a passeggiare in un camposanto! Io e Caterina abbiamo programmi come dire…un po’più allegri!

– Ma dammi retta – continua lui – è un’esperienza interessante!

– Interessante?! Girare in un lugubre cimitero tu la chiami esperienza interessante?

– Lugubre cimitero?! – replica – Guarda che prima di tutto il Verano è ufficialmente il cimitero comunale e monumentale di Roma! E poi, grazie al suo inestimabile patrimonio di opere d’arte, è considerato un vero e proprio museo all’aperto di inestimabile valore! Ma poi tu, per esempio, sai perchè si chiama Verano?

– No dimmelo tu! – gli rispondo restando concentrato sulla mia capigliatura.

– Si chiama Verano perchè il terreno sopra il quale fu costruito appartenne originariamente alla famiglia dei Verani, una gens senatoria ai tempi della repubblica romana.

– Una che?

– Una gens.

– E cos’è?

Lui mi guarda disgustato; come a dire: non sai proprio un accidente di niente amico mio!

– Una gens – mi spiega – era un gruppo di persone che condividevano lo stesso nomen gentilizio e…

– Nomen? – lo interrompo.

– Nomen gentilizio, – ripete sbuffando – comunque lasciamo stare va! Parlavamo del Verano…

– No, tu parlavi del Verano – lo correggo.

– Allora proprio non vuoi venire!

– Noooooo – esclamo spazientito; ma lui, lungi dal desistere, riparte con le spiegazioni.

– E se ti dicessi che la costruzione del Verano iniziò nel 1811 sotto il periodo napoleonico? E che tra i  numerosi  architetti che si dedicarono alla sua realizzazione ci fu anche Giuseppe Valadier? E che in seguito, sotto il pontificato di Pio IX, con l’acquisizione di nuovi terreni, il cimitero subì un nuovo ampliamento? E che i lavori iniziarono nel 1859 e finirono nel 1870? E che questi furono realizzati basandosi su dei progetti di Virginio Vespignani?  E che all’interno del cimitero sono presenti bellissimi ritratti funerari dipinti su lava di Filippo Severati? Dipinti che costituiscono un’affascinante galleria dell’alta borghesia romana ottocentesca? Ci verresti?

Io nel frattempo ho trovato la giusta piega per la mia chioma.

– No – ribadisco.

Lui allora riparte.

– Ma poi scusa ti rendi conto! In quel posto riposano persone di importanza e fama internazionale. Ma è riduttivo dire così! Persone che hanno dato al nostro paese e al mondo intero tantissimo! E alle quali dobbiamo tantissimo! Ma anche così è riduttivo! Insommma grandi attori, registi, sceneggiatori, scrittori, poeti, pittori, cantanti, politici… che so vuoi qualche nome? Gianni Rodari, Giuseppe Saragat, Alberto Moravia, Nilde Iotti, Marcello e Ruggero Mastroianni, Alberto Sordi, Vittorio De Sica, Vittorio Gassman, Eduardo e Peppino De Filippo, Rino Gaetano, Palmiro Togliatti, Giuseppe Ungaretti che riposa vicino la moglie Jeanne, Mario Riva, Trilussa, Cesare Pascarella, Elio Petri, Nino Manfredi, Checco Durante, Bruno Buozzi, Goffredo Mameli, anche se le sue spoglie furono poi portate nel 1941 al Monumento ai caduti per la causa di Roma Italiana al Gianicolo, Ettore Pretolini, che i bombardamenti durante la seconda guerra mondiale procurano alla sua tomba non pochi danni! E poi c’è il sepolcreto dei caduti nella lotta per la liberazione, e poi…

E poi, a interrompere il suo effluvio vocale, il suono del mio cellulare.

Sul display appare il nome Caterina, e squilla solo una volta. Significa che è arrivata e che mi sta aspettando sotto il portone. Mi lavo le mani, bypasso Osvaldo davanti la porta e vado in camera a prendere il giubbotto. Neanche tre minuti e sto già nell’androne del condominio. Già la vedo, seduta sul suo motorino, dall’altra parte del marciapiede. E’ bellissima. Come sempre. Apro in fretta e furia il portone ed esco, ma appena fuori, mi fermo. Alla mia sinistra ci sono un ragazzo e una ragazza, concentrati a scorrere con gli occhi i cognomi sul citofono. Lui ha i capelli rasati. Lei è semplicemente molto carina.

– Scusate voi siete gli amici di Osvaldo? – chiedo.

– Sì – risponde lei.

Li informo che sono il fratello della ragazza e mi presento.

Lo fanno anche loro.

– Io sono Gino –  dice lui.

– E io Mariagrazia – dice lei.

In quel momento mi accorgo che Gino tiene in mano un taccuino e una penna. Mariagrazia invece una macchinetta fotografica. Guardo Caterina dall’altra parte della strada. Le faccio segno di aspettare un momento. Poi citofono. Risponde mia sorella.

– I vostri amici sono arrivati – la informo.

– Ah bene! Falli salire! – esclama.

– E così andate a farvi una bella passeggiata al Verano – gli chiedo tenendogli il portone aperto.

E’ Gino a rispondere.

– Sì, gli insegnanti della mia scuola di scrittura m’hanno chiesto di scriverci un pezzo, e lei – continua indicando Mariagrazia – fa le foto.

E così il rasato è un aspirante scrittore come me, penso, e la ragazza molto carina una futura fotografa. Vorrei chiedere a lui un po’ di più della sua scuola di scrittura ma non ho tempo; quindi mi congedo e raggiungo finalmente il mio tesoro dall’altra parte della strada.

– Ciao amore!

Lei mi risponde dandomi un bacio che mi toglie il fiato.

– Chi erano quei due? – mi chiede poi con voce dolce.

– Amici di Osvaldo, pensa ora se ne vanno tutti e quattro a farsi una bella gita al Veran…

Non faccio in tempo a pronunciare la o di Verano che lei strabuzza gli occhi come una bambina.

– Stanno andando a fare il giro monumentale al Verano? – mi domanda incredula.

– Sì.

– In quel meraviglioso museo a cielo aperto?

– Sì.

– Ma è un’idea stupenda! – esclama abbracciandomi – Perchè non ci andiamo anche noi?

Il sorriso che ho sulla faccia sparisce all’istante.

– Allora ci andiamo? – continua riempendomi il collo di baci che non perdonano.

Cazzo però così non vale, penso stizzito (ma anche molto eccitato), mentre con la bocca sto già articolando un “Sì amore ci andiamo anche noi”; e mentre dal portone, proprio ora, stanno uscendo in questa sequenza: Gino, Mariagrazia, mia sorella e…vabbè neanche ve lo nomino più!

Goffredo Mameli
Goffredo Mameli
Vittorio Gassmann
Vittorio Gassmann
Tomba di Trilussa
Trilussa
Sepolcreto dei caduti nella lotta per la liberazione 1943 – 1944
Sepolcreto dei caduti nella lotta per la liberazione 1943 – 1944
Sepolcreto dei caduti nella lotta per la liberazione 1943 – 1944
Sepolcreto dei caduti nella lotta per la liberazione 1943 – 1944
Famiglia De Sica

Nota degli autori: Lo sappiamo: nelle foto a seguire mancano molti personaggi illustri. Ma non abbiamo potuto fotografare di più. La sorveglianza a un certo punto ci ha beccato e ci ha detto, senza mezzi termini, di farla finita con le foto. Tuttavia hanno chiuso un occhio per queste, e noi gliene siamo molto grati! Grazie!  

 

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'