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La bambina del ciliegio

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Le vide penzolare dall’albero, due gambe piene di graffi come le sue. Guardò la bambina mentre si faceva cadere a terra. La pelle scintillava di sudore sotto l’ombra luminosa del ciliegio. Poi lei risalì sull’albero con sicurezza, stendendosi e rannicchiandosi su se stessa.

Le vide penzolare dall’albero, due gambe piene di graffi come le sue. Guardò la bambina mentre si faceva cadere a terra. La pelle scintillava di sudore sotto l’ombra luminosa del ciliegio. Poi lei risalì sull’albero con sicurezza, stendendosi e rannicchiandosi su se stessa.

Le braccia e le gambe nude si graffiavano a ogni salita e discesa, ma lei pareva non accorgersene, concentrata nella raccolta delle ciliegie. Luca rimase a guardarla per lunghi minuti, inginocchiato dietro a un muretto.

Da quando aveva scoperto il ciliegio all’inizio della primavera, non aveva mai osato scalarlo. La bambina invece continuava a salire e a scendere, senza paura. Arrivata su uno dei rami più alti lo chiamò. O almeno così parve a Luca.

Non sentì proprio una voce, ma un fischio. Luca rabbrividì e la bambina lo chiamò di nuovo. Ancora quel fischio. Perfetto. Fu allora che si avvicinò all’albero e guardò i rami più bassi cercando una via per salire. La bambina gli tendeva la mano. Fissò quelle dita. Sottili. Non era possibile che potesse aiutarlo a sollevarsi sul primo ramo. Guardò le mani tese e le afferrò. Il suo primo istinto fu quello di tirarla giù dall’albero, ma fu lei che, con forza inaspettata, lo issò su. Fece appena in tempo ad afferrare un ramo e a rimanere in equilibrio.

Lei lo incoraggiò, sfiorandogli una spalla, e lui, senza guardarla negli occhi, cominciò a salire. Dapprima infilò il piede destro tra i rami più bassi, dove all’inizio della primavera aveva visto un nido. Poi, più su, con il piede sinistro. La bambina guidò le sue mani sui rami che offrivano il giusto appiglio. Ora toccava a lui continuare. Ancora il piede destro. Poi il sinistro.

Luca ebbe la tentazione di guardare in basso, ma un rumore in alto gli fece cambiare idea. La bambina si era voltata a guardarlo e lui ne aveva visto gli occhi, così neri da non poterne distinguere le pupille. Tremando, ricominciò ad arrampicarsi. Imitava i movimenti di lei. Prima i piedi e poi le mani. Afferrava i rami, quelli più resistenti all’appiglio.

Quando si sedettero insieme, in alto, Luca sentì l’odore delle foglie misto a quello più acre del suo sudore e di quello di lei. Si voltò a guardarla. Lei afferrava le ciliegie e le portava alla bocca. Le inghiottiva senza masticare. Poi, come rispondendo a un segnale, si spostò su un altro ramo e ricominciò a cercare, scuotendo la testa e scostando i capelli dalla fronte. Gli occhi le brillavano sotto le ciglia scure.

Lui la seguì. In piedi, l’uno accanto all’altra, raccolsero ciliegie e le mangiarono, fino a quando Luca non cominciò a sentirsi stanco.
– Fermiamoci – disse e si sedette sul ramo. Desiderò addormentarsi con la testa poggiata sulla spalla della sua nuova amica. La bambina emise ancora un fischio. Le labbra erano socchiuse in un sorriso, mentre il vento ne scompigliava i capelli. Luca prese dalle tasche le ciliegie che non era riuscito a mangiare e voltò lo sguardo alle gambe che sfioravano quelle di lei, immobili.

Lei si avvicinò e, chinando la testa, cominciò a mangiare dalle mani di Luca, afferrando i frutti con la bocca. Poi, finite le ciliegie, cominciò a leccargli le mani. Con i denti iniziò a saggiare la consistenza delle dita, infine addentò un lembo di pelle tra il pollice e il palmo e tirò, muovendo la testa da destra a sinistra. Poi da sinistra a destra. Luca gridò. Lei lo teneva fermo premendogli la testa contro il petto e impedendogli di muovere le braccia. La pelle della mano si lacerò e lei sollevò la testa, continuando a muoverla a scatti. Le palpebre si aprivano e chiudevano sopra gli occhi senza pupille.

Prima di svenire, Luca sentì il rumore di un ramo che si spezzava e un miagolio prolungato.

Quando riaprì gli occhi, trovò accanto a sé un gatto, la pelliccia ritta sulla schiena arcuata. La bambina si era allontanata, accovacciata su un altro ramo. Gli parve piccola, le spalle curve e tremanti. Le braccia e le gambe piene di graffi. Le palpebre serrate.

Luca leccò le gocce di sangue non ancora rappreso sul palmo della mano destra, prima di cominciare a scendere. Un passo alla volta, come lei gli aveva insegnato. Levò lo sguardo in alto, prima di saltare giù dall’ultimo ramo e vide un merlo spiccare il volo dal ciliegio.
Il suo fischio gli parve perfetto.

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