Il film: American life. Viaggio on the road alla ricerca di una nuova casa

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Se in American beauty il segreto per ottenere successo era proiettare un’immagine di successo, in American life – ultimo film di Sam Mendes – il successo coincide con l’immagine della semplicità.

Se in American beauty il segreto per ottenere successo era proiettare un’immagine di successo, in American life – ultimo film di Sam Mendes – il successo coincide con l’immagine della semplicità. Laddove il “sogno americano” si asserviva a un macrocosmo arrivista e patinato, qui promuove il libero e genuino microcosmo dell’amore. Burt (John Krasinski) e Verona (Maya Rudolph), coppia di trentenni anti-borghese e entusiasta dei propri approssimativi mestieri, si fa, quindi, portavoce di un rapporto insolitamente funzionale e rafforzato dall’attesa del primogenito.

Mendes si lascia sedurre dalla forse troppo abusata struttura on the road – in questo caso traslata nella cifra stilistica della commedia – per aprire alla giovane coppia quella possibile via di fuga mai davvero imboccata dai suoi precedenti personaggi. Sotto l’effetto dell’incosciente brio di una seconda giovinezza, i genitori di Burt (Jeff Daniels e Catherine O’Hara) annunciano il loro prossimo trasferimento in Belgio, disgregando così il già esile nucleo familiare del bambino in arrivo. Sarà questo a far scattare in Burt e Verona  la propulsione ad abbandonare, a loro volta, la propria modesta alcova in Colorado e ad intraprendere una spasmodica ‘caccia al luogo’ in cui costruire la famiglia in nuce.

 

Avvalendosi della sceneggiatura originale della coppia di scrittori americani, Dave Eggers e Vendela Vida, il regista frammenta la pellicola in cinque sezioni che corrispondono alle cinque tappe dell’itinerario designato. Viene via via redatto un catalogo piuttosto schematico di parenti/amici ai margini della psicosi, ognuno dei quali va a declinare un differente disagio. Gli Stati americani percorsi abbracciano sia i pregiudizi della destra conservatrice che i dettami alternativi caldeggiati dai moderni radical chic e – proprio attraverso le macchiette dei personaggi secondari, pervasi da frustrazione ed egocentrismo – trionfa la “normalizzante” positività dei due protagonisti. Mendes rinuncia alle statuarie star e alle icone glamour delle passate pellicole optando per due attori quasi sconosciuti che, anche per le loro marcate imperfezioni, conferiscono alla storia un fascino più “umano”. Restando in equilibrio tra il registro brillante e caustico, il regista metabolizza le ansie e i timori di Burt e Verona attraverso un’ottica ironica ma indulgente. Nonostante le eccellenti interpretazioni (ricordiamo anche il cameo di Maggie Gyllenhaal nel ruolo di mamma alternativa che odia i passeggini), American life  appare spesso artificioso, rigidamente descrittivo e manchevole di slanci emotivi. Singolare la fotografa di Ellen Kuras  che si contraddistingue per la scelta di costruire le immagini come una sorta di cartoline postali in cui, ogni luogo visitato, è dipinto da una diversa tonalità cromatica.  L’effetto piatto della cartolina, reso usando ottiche speciali, fa sì che i personaggi risaltino dallo sondo. Questi definiti fulcri narrativi regalano al film un’atmosfera a tratti luminosa e calda, a tratti più plumbea e malinconica a cui si sposa egregiamente il sound folk di Alexi Murdoch.

 

In American life viene invertita anche la prospettiva del precedente melodramma del regista inglese, Revolutionary Road, in cui il figlio in arrivo della coppia Di Caprio/Winslet, costituiva l’ineluttabile rinuncia ad ogni aspirazione per poi condurre alla distruzione e, addirittura, alla morte. Qui, invece, la gravidanza simboleggia un nuovo punto di partenza di chi, tramite una riscoperta del passato, si getta speranzoso nell’incognita del futuro.  Niente lolite cosparse da petali di rose, niente squallide liaison, niente compromessi per un impiego soddisfacente, ma solo due innamorati che – seduti sulle scale della casa di infanzia di lei – guardano l’orizzonte. Eppure abbiamo amato e premiato proprio il Mendes ritrattista delle eterne insoddisfazioni e forse, con questa sua ultima fatica, fatica un po’ a dirci che non tutte le coppie sono destinate a naufragare!

 

Titolo originale: Away we go
Regia: Sam Mendes
Genere: Commedia
Paese: USA/Gran Bretagna 2009
Durata: 98′
Produzione: Big Beach Films, Edward Saxon Productions, Neal Street Productions
Distribuzione: Bim
Cast: John Krasinski, Maya Rudolph, Jeff Daniels, Maggie Gyllenhaal, Allison Janney, Catherine O’Hara, Cheryl Hines, Paul Schneider, Bailey Harkins, Chris Messina, Melanie Lynskey

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