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Più Libri Più Liberi: Quanto cinema nella letteratura?

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Cosa non va oggi nel rapporto tra letteratura e cinema? Si dice che gli scrittori scrivono pensando troppo al cinema: c’è veramente troppo cinema nella letteratura?

Cosa non va oggi nel rapporto tra letteratura e cinema?

Si dice che gli scrittori scrivono pensando troppo al cinema: c’è veramente troppo cinema nella letteratura?

 

E’ con queste domande che ha preso il via l’incontro “Cinema e letteratura: scritture a confronto”, tenutosi lunedì 6 dicembre alla Fiera nazionale della piccola e media editoria – Più Libri, Più Liberi.

Lo sceneggiatore e scrittore Umberto Contarello, che ha collaborato con registi italiani da Salvatores ad Amelio a Piccioni a Placido, e il critico letterario nonché scrittore – I cani del nulla. Una storia vera – Emanule Trevi, hanno cercato di rispondere alla questione:

 

La crisi dell’arte che ci troviamo a dover fronteggiare è ormai palese, ha affermato Trevi. E questo, secondo il critico romano, è conseguenza inevitabile della perdita di ambizione: in passato alla letteratura e al cinema veniva chiesto di più, perché le arti tutte erano legate ad un progetto di trasformazione integrale che oggi è scomparso.

Considerando il cinema, e prescindendo dalle grandi eccezioni come Kubrick o Coppola, succede che i film oggi, invece di caricare la soggettività implicita nella lettura (ossia il fatto che la lettura sia in grado di tradursi in immagini uniche per ogni lettore), cercano una media tra tutte le evocazioni possibili e così, spesso, troppo spesso, diventano inevitabilmente il video del libro.

Quando non c’è il genio, il film non è che la messa in scena del libro.

 

E Umberto Contarello ha continuato: “Un film funziona, una sceneggiatura funziona”, non si dice che una storia è bella… L’estetica è diventata totalmente autoreferenziale, per cui la narrativa è stata spinta ad essere sempre meno ambiziosa. Ci chiedono ormai solamente di distinguere il bello dal funzionante: questo è uno scandalo nazionale perché si parla di storie come di rubinetti.

 

Lo sceneggiatore padovano inoltre ha ritenuto necessaria una precisazione: Il cinema è in perenne conflitto con la letteratura, ma in perenne amicizia con la narrativa.

Cosa vuol dire?

Vuol dire che il cinema è un’operazione complessa, ma che ha delle mosse semplici, per cui non fa altro che servirsi di pretesti. E la narrativa, ponte tra un archetipo e un autore di cinema, – intendendo per narrativa un racconto che si appoggia non sulla voce, ma che rimane sostanzialmente per la sua struttura, ossia la trama – è di per sé pretestuosa.

A bocca grande corrisponde pesce piccolo, prosegue Contareallo. Il Cinema è il grande pesce e non sarebbe in grado di cibarsi di uno ancor più grande di lui come d’altra parte è, per sua natura, il pesce Letteratura. E così la preda adorata dal Cinema non può essere che quella dalla solida struttura, dalla maneggevolezza del racconto, ma anche in grado di evocare l’archetipo e dunque, potremmo dire, di avere in sé la metafora.

 

L’incontro non ha preteso di dare risposte assolute, quanto piuttosto ha offerto spunti di riflessione sull’intricato e mutevole rapporto che lega Cinema e Letteratura, queste due arti in grado di scontrarsi, ma anche di collaborare, che in alcuni casi si tengono a debita distanza, in altri si sfiorano, e raramente si fondono, con migliori o peggiori esiti…

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