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Il mio (ritrovato) amico Osvaldo e il primo album di Luca Carboni (Foto di Mariagrazia Veneziano)

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Sono appena uscito dal negozio di dischi sotto casa che mi si para davanti. Lui: Osvaldo. – Cosa vuoi! – gli dico.

Sono appena uscito dal negozio di dischi sotto casa che mi si para davanti. Lui: Osvaldo.

– Cosa vuoi! – gli dico.

– Dobbiamo parlare – mi risponde con voce seria.

Ovviamente so di cosa vuole parlare: della storia tra lui e mia sorella e, in particolar modo, delle mie reazioni a riguardo. (A proposito di reazioni: l’ultima, quella che mi ha spinto ad andare fino alla chiesa D’Aracoeli per gonfiarli a tutti e due (ricordate?), non ha avuto gli sviluppi sperati. Il motivo? Semplice, non li ho trovati. Mi sono girato in lungo e in largo tutta la chiesa, ma di loro nessuna traccia).

– Non dobbiamo parlare di niente!

– Sì invece! Qui rischiamo di rovinare un’amicizia! – ribatte – Senti – continua poggiandomi una mano sulla spalla –  io a tua sorella voglio molto bene, davvero molto bene! E voglio molto bene anche a te! Hai capito?

Lo guardo negli occhi. Gli sono diventati lucidi. La cosa mi spiazza. Mi spiazza soprattutto il fatto di dover ammettere che, in quegli occhi, ci sto vedendo sincerità.

– E’ la prima volta che mi dici che mi vuoi bene lo sai? – gli faccio notare.

– E’ vero – conferma lui, abbassando imbarazzato gli occhi.

Restiamo in silenzio. La luce dell’insegna del negozio di dischi ci illumina di un bianco innaturale le faccie.

Poi ci basta uno sguardo.

Uno solo.

Sì, a volte capita così tra amici veri: uno sguardo; poi un abbraccio; e tutto, di colpo, come per incanto, va a farsi fottere. Il sorriso e il cenno d’intesa che gli scorgo sul volto mi fanno capire che anche lui ha avuto lo stesso pensiero.

– Allora? Ci mettiamo una pietra sopra? – mi fa tendendomi la mano.

– E mettiamoci ‘sta pietra sopra – gli rispondo tendendogli la mia.

Ci avviamo insieme verso il portone del mia palazzina.

– Cos’hai comprato? – mi chiede indicando la bustina che stringo nella mano.

– …e intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film.

– Bellissimo! Lo sai che…

– Fermo lì – lo blocco di colpo – Forse mi vuoi dire che è il primo album di Luca Carboni; che è stato pubblicato dalla RCA italiana nel gennaio del 1984; che si compone di 9 meravigliose tracce che sono nell’ordine: Ci stiamo sbagliando – Amando le donne – Li vedi – Fragole buone buone – Questa sera – Ma che amore incredibile – Ninna Nanna – “L”avvenire” Carboni – Giovani disponibili; che l’ultimo verso di quest’ultima traccia da il titolo al disco; che il verso in questione, nel contesto dell’album, in cui pressoché tutte le canzoni descrivono il disagio e l’insicurezza dei giovani di quegli anni, sta ad indicare una sorta di possibile via di fuga, un attimo di speranza; prendendo come esempio appunto la figura vincente di Dustin Hoffman, capace in quel periodo di partecipare sempre a film splendidi. E poi forse mi vuoi anche dire che tutte le canzoni sono state scritte da Luca Carboni tranne Fragole buone buone, dove la musica l’ha composta Gaetano Curreri cantante degli Stadio; e che i musicisti che hanno lavorato all’album sono alcuni dei maggiori rappresentati del cantautorato italiano: Claudio Lolli, lo stesso Gaetano Curreri, Ron, Lucio Dalla, che qui appare sotto lo pseudonimo di Domenico Sputo, Jimmi Villotti; e che con quest’album Carboni vinse il Festivalbar del 1984 categoria giovani; e che vendette 30.000 copie; e che il singolo Ci stiamo sbagliando invece 50.000. Ecco, forse volevi dirmi questo.

Osvaldo mi guarda con la bocca spalancata.

– Qualcosa, ogni tanto, capita che la sappia anch’io – gli dico.

– Ma è stupendo! – sussurra lui.

– Per te qual’è la canzone più bella? – gli chiedo

Ma che amore incredibile – mi risponde senza esitare.

– Perchè?

– Non ci crederai, ma ha fatto da sottofondo al primo bacio tra me e tua sorella – mi risponde secco.

Silenzio.

– Che grande figlio di puttana che sei! – gli dico sorridendo.

– Eh no! Questa canzone è degli Stadio! Scritta da Lucio Dalla, Gaetano Curreri e Giovanni Pezzoli, batterista del gruppo appena citato! Canzone che tra l’altro fa anche da colonna sonora al film…

Borotalco – lo anticipo infilando la chiave nel portone.

Non faccio in tempo girarla però, perchè da dentro mia sorella spinge l’interruttore ed esce fuori.

Mi saluta velocemente con un ciao, prende Osvaldo e se lo porta via.

– Allora? Com’è andata? – la sento sussurrare mentre si allontanano mano nella mano.

Osvaldo si gira e mi guarda.

– Che grande figlio di puttana che sei – gli ripeto muovendo piano la bocca per fargli capire il labiale.

Lui mi sorride e mi fa l’occhiolino.

Io, non posso fare altro che ricambiare.

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