Facebook e la settimana dei diritti dell’infanzia: siamo i cartoni animati che amavamo?

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Una vera e propria campagna virale quella che ha coinvolto il popolo di Facebook nella settimana dal 15 al 22 Novembre 2010.

Una vera e propria campagna virale quella che ha coinvolto il popolo di Facebook nella settimana dal 15 al 22 Novembre 2010. Gli iscritti al social network di Mark Zuckerberg hanno cambiato la propria immagine del profilo con quella di un cartone animato, e subito è stata invasione di ricordi dell’infanzia. Gli scettici che per anticonformismo hanno deciso di non omologarsi alla massa sostengono la frivolezza dell’azione e il cattivo gusto.

Tutto nasce, infatti, da un argomento più serio: l’idea di ricordare la Settimana dei Diritti dell’Infanzia e l’anniversario della Convenzione dei Diritti del Bambino. Superficiale o no, su un sondaggio condotto tra i miei 500 amici di Facebook  ben il 74% ammette di essere venuto a conoscenza di questa ricorrenza solo grazie all’iniziativa del social network. La Regione presa in analisi è stata in primo luogo il Lazio, ma hanno partecipato al sondaggio anche Campania, Toscana, Veneto, Lombardia e Piemonte. Non sono mancate adesioni da Paesi esteri come la Spagna e il Messico. Ad aderire per il 60% donne, tre quarti delle quali aveva già partecipato alla campagna di sensibilizzazione per la lotta contro il tumore al seno. Avvocati, architetti, commercianti, giornalisti, educatori e medici, sono solo una parte degli adulti che hanno accettato la proposta di tornare bambini.

 

Se tra i nati nel 1960 vincono Calimero ed Eta Beta, la generazione degli anni ’70 predilige Goldrake, Capitan Harlock e Snoopy. Ma la maggior parte delle persone intervistate sono nate tra il 1978 ed il 1984. Il 70% di loro ammette di aver scelto il proprio cartone animato, non solo perché preferito nell’infanzia, ma soprattutto per il fatto di sentirsene rappresentato ancora oggi. Marco di Roma si identifica in Roberto Sedinho, l’allenatore di Holly e Benji, “mi piace l’idea di essere bravo nel fare qualcosa, e se non posso farlo mi piace insegnarlo. E poi a lui piaceva bere” confessa “e non riusciva mai a concludere ciò che cominciava”.  Giorgia di Firenze ricorda Georgie “dolce e coraggiosa, indecisa in amore, spensierata ma profonda. Era quello che sarei diventata. Già da piccola si intravedevano le mie scelte future.” C’è chi, come Leonardo, medico, ama Doraimon, il risolutore dei problemi ” non mi ci ritrovo, ma avrei bisogno di lui” o Paperinik “il super eroe umano”. Per i suoi ideali di giustizia e libertà La stella della Senna, serie trasmessa per la prima volta in Italia nel 1984, è risultata una delle più apprezzate tra le donne. Un architetto di Torino dice “è la ragazza con i super poteri che vorrei essere oggi”, continua una veterinaria di Napoli “la misteriosa rivoluzionaria, che all’insaputa di tutti difende i diritti dei più poveri, combattendo per la giustizia.” E se tante donne si identificano nella complessità ed emancipazione di Lady Oscar, non manca chi, come Marta, impiegata dell’Enel, ricorda la semplicità di Heidi o la dolcezza di Pollon.

Se è vero che un bambino riproduce ciò che vede, dunque, gli adulti di oggi, da piccoli, hanno fatto proprie le caratteristiche degli eroi del passato, affiancando la propria identità comune ad una onnipotente, riuscendo a superare la propria limitatezza. Queste affermazioni si possono ritrovare nelle lezioni di Luigi Frezza, docente presso l’ASPIC – Counseling e Cultura (sede di Salerno) e il CSPC – Centro studi Psicoterapie e Counseling. “L’uomo sviluppa la propria personalità attraverso molteplici e continue assimilazioni, perciò il cartone animato potrebbe aver provocato un’influenza nel processo di formazione, attraverso le identificazioni che è stato in grado di sollecitare in ognuno di noi.”

 

Questo potrebbe  voler dire che noi siamo i cartoni animati che amavamo? Se ciò non si può affermare con certezza, di sicuro si può dire, almeno stando ai sondaggi, che i manga nipponici hanno influenzato maggiormente la nostra crescita rispetto ai film d’animazione della Walt Disney Company, che segnala tra i favoriti Robin Hood o la famosa Maga Magò de La Spada nella roccia.  Gli eterni giovani hanno nascosto il loro volto dietro a quello di Peter Pan e le antropologhe non hanno esitato a sostituire la propria immagine con quella di Pocahontas. Ma solo il 30% degli intervistati ha deciso di cambiare la propria immagine del profilo di Facebook con quella di un personaggio Disney. “Gli Anime a confronto dei personaggi Disney presentano storie realistiche in cui i giovani, di ieri e di oggi possono immedesimarsi. Spesso si parla di bullismo a scuola, delle prime cotte, dei primi problemi adolescenziali con molto tatto e ironia. Per questo i ragazzi riescono a trovare negli Anime uno stimolo a realizzare i propri sogni, mentre la Disney propone per lo più storie fiabesche che sono bellissime da vedere, ma che difficilmente ti lasciano immedesimare” dichiara Lidia Altariva, esperta di animazione giapponese e appassionata di manga.

Dalla sua passione, condivisa con tanti altri giovani, nasce il sito Anime Terapy, il cartone animato giusto per ogni momento della propria vita. “Consigliamo Anime che possano tirare su il morale o distrarre in momenti particolari della vita. L’idea mi è venuta da un libro che si intitola Cinematerapia. Ho pensato che se era vero che esistesse un film giusto per ogni fase della vita, allora doveva essere la stessa cosa con gli Anime.” Poi continua: “Gli Anime più richiesti sono a sfondo sentimentale, per risolvere le delusioni amorose, e questo non riguarda solo le ragazze”.

Nella campagna su Facebook, però, gli uomini hanno preferito scambiare la propria faccia con quella di un eroe. Ken Shiro, Daitarn3, Cyborg 009, L’uomo tigre sono solo alcuni esempi. “L’uomo ricerca una figura forte e imbattibile e lo rassicura pensare che, questa, si possa nascondere dietro alla persona più improbabile. Il supereroe di per se è un tipo normale, con le sue debolezze e insicurezze, ma ha a disposizione un potere che può mettere a disposizione dell’umanità. Fa sorridere pensare ad un Superman imbattibile ma impotente davanti ad una relazione amorosa” afferma Lidia Altariva.

 

Così come fa sorridere che gli eroi della generazione degli anni ’90, ultima ad utilizzare il social network Facebook , sono diventati i Pokemon e Dragon Ball. “Gli anime che seguivamo negli anni ’80 erano più interessati a insegnare valori come amicizia, lealtà, amore e coraggio. Purtroppo negli ultimi anni le reti italiane hanno tagliato molti programmi istruttivi per ragazzi, per dare la precedenza a cartoni animati che potessero essere rivenduti sul piano commerciale. I giovani cercano questo tipo di Anime su internet in versione sottotitolata, così spesso si imbattono in prodotti che non sono adatti alla loro fasci a di età, ma destinati agli adulti. E’ molto preoccupante che l’Italia abbia fatto questo tipo di scelte trasmettendo sempre più spesso in fasce protette cartoon americani come Simpson, Griffin o American Dad in cui spesso si usano parolacce e volgarità.” A parte qualche caso eccezionale, effettivamente, tra giovani e adulti, sono poche le persone che hanno deciso di cambiare la propria immagine su Facebook con quella di Lisa Simpson o Kenny McCormick di South Park.

Certo è che il cagliaritano, Alessandro Donald Schultz Loy, per aver diffuso in Italia domenica scorsa l’iniziativa degli stranieri Xilo Rodriguez e Filipa Fonseca, non si sarebbe mai immaginato di poter scatenare un caso mediatico. Il giovane è stato accusato di essere una particella del gruppo, su Facebook, Camorra and Love e istigatore di pedofili, ma in realtà è stato solo, ingenuamente, il divulgatore del virus “innocuo” che voleva far ricordare ai bambini di ieri di non distruggere i sogni e le fantasie dei bambini di oggi.

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