Condividi su facebook
Condividi su twitter

La fiction: Mike and Molly Il mio grosso grasso telefilm americano

di

Data

Oramai colpisce tutti. Provoca morti e malati. Non si preoccupa di buste paga, salari, stipendi. Non predilige alcun ceto sociale.

Oramai colpisce tutti. Provoca morti e malati. Non si preoccupa di buste paga, salari, stipendi. Non predilige alcun ceto sociale. L’obesità è onnivora, combatterla è tra le sfide più importanti del secolo. Secondo uno studio della Harvard University pubblicato su PLoS Computational Biology, entro i prossimi 40 anni il tasso di obesità negli Stati Uniti arriverà al 42%.

E proprio dagli Stati Uniti arriva la prima sit com che parla di amore e di ciccia. Si tratta di Mike and Molly show ideato da Mark Roberts e che ha come protagonisti principali gli attori Billy Gardell e Melissa McCarthy. Anche se in realtà nell’archivio delle serie americane la tematica era stata già affrontata di riflesso nella sit com Pappa e Ciccia dove la leggerezza era di certo più una caratteristica legata allo stato d’animo che non alla corporatura dei due massici protagonisti.

Il plot narrativo della serie, ambientata a Chicago, è molto semplice e lineare. Mike Biggs, poliziotto, e Molly Flynn, maestra elementare, si incontrano in un centro che dovrebbe aiutarli a smettere di mangiare e finiscono, cercando di sostenersi l’un l’altra, per innamorarsi. In effetti l’eccesso di massa grassa è una questione da affrontare e, possibilmente risolvere; è un problema grave, pesante (in tutti i sensi), ma non per questo rappresenta una scusa per non sorridere più o, peggio ancora, evitare di vivere. Dunque non c’è alcun buon motivo per non considerare la storia d’amore tra i due, con tanto di primo appuntamento assolutamente delirante, una straordinaria idea narrativa, un generatore quasi automatico di situazioni comiche e ironiche. A fare da contorno alla vicenda amorosa fra i protagonisti c’è un gruppo di personaggi esilaranti e complementari come la mamma e la sorella di Molly e il collega di Mike, Carl, completamente e perennemente su di giri.

La sit-com sta riscuotendo un buon successo di pubblico (ed è stata confermata per tutta la stagione): sa mixare, con coerenza e verosimiglianza, cinismo a romanticismo, tradizione a modernità, senza cadere nel banale e in grado di raccontare, sorridendo, un pericoloso fenomeno sociale. Una serie che legge il reale e a sua volta ci invita a leggerlo nella stessa maniera. Eppure Maura Kelly, giornalista di “Marie Claire”, ha scritto un articolo dal titolo I ciccioni dovrebbero cercarsi una stanza (anche in tv)? e che mostra una presa di posizione alquanto criticabile sulla decisione della Cbs di raccontare una storia con protagonisti un uomo ed una donna sovrappeso. Eccone uno stralcio: “Troverei disgustoso vedere due personaggi con rotoli di grasso baciarsi tra di loro… Troverei disgustoso vederli fare qualsiasi cosa. Ad essere brutalmente onesti, anche nella vita reale, trovo esteticamente dispiacevole vedere una persona molto, molto grassa anche solo camminare in una stanza, così come mi darebbe fastidio un ubriaco che barcolla in un bar o un eroinomane avere una crisi in una riunione”. “Non abbiate un’idea sbagliata”, aggiunge la Kelly, “ho qualche amico che si potrebbe definire paffuto, non sono razzista. E so anche quanto possa essere duro per la gente veramente grossa prepararsi psicologicamente a dimagrire. Ma credo che l’obesità sia qualcosa che si possa cambiare, solo se lo si ha in testa”. L’autrice ha poi lanciato un’accusa nei confronti di tutti gli show televisivi che, a sua parere, sono “cibo spazzatura per la mente e per il corpo” e ritenendo la sit com ipocrita e offensiva. Per carità successivamente la giornalista si è pure scusata con il pubblico e i fan della serie.

Mark Roberts ha espresso la propria amarezza di fronte alle parole della blogger: “Alla fine si è scusata. Chiaramente, si è resa conto di aver detto delle cose piuttosto odiose. Penso che ‘odioso’ sia l’unico modo di descrivere il post. Non penso a nessuno a seconda del proprio corpo, così come con la gente con cui lavoro, che amo e stimo. Sono persone incredibilmente talentuose che hanno colto questi personaggi e portati in vita. Ho lottato col peso per tutta la mia vita e non so come rispondere senza rabbia alla stupidità di qualcuno verso gli altri esseri umani”. L’altro ideatore della serie, Chuck Lorre, ritiene che lo show racconti di gente vera a differenza dei tanti telefilm nei quali la gente vive vite irreali. In realtà, Mike & Molly piacciono perché sono una ventata d’aria fresca, e si prendono gioco delle ipocrisie e dei luoghi comuni. Conquistano perché sono ideati bene e sceneggiati meglio, girati con cura e grande rispetto degli stilemi tipici della situation comedy.

E allora non si può criticare una fiction solo perché questa non presenta donne con corpi mozzafiato, capelli lucenti e occhi profondi o uomini dai pettorali scolpiti, alti, affascinanti o al limite della perfezione. Perché l’accusa sotterranea (purtroppo) è proprio questa. In un mondo schiacciato dalle immagini e soprattutto dai pregiudizi sarebbe davvero sorprendente iniziare a guardare le persone interiormente, per quello che sono. E per concludere, citando Grosso Guaio a Chinatown: “E’ così che tutto inizia sempre. Dal molto piccolo” che, in questo può essere il mondo parallelo, quello della fiction, in grado di costruire un luogo (propositivo) di forme di esperienza.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'