Dall’architettura non si scappa

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Dall’Architettura non si scappa. Nessuno può fuggire a quest’arte che con prepotenza si impone indipendentemente dalla volontà di ciascuno di noi.

Dall’Architettura non si scappa.

Nessuno può fuggire a quest’arte che con prepotenza si impone indipendentemente dalla volontà di ciascuno di noi.

Possiamo riuscire ad evitare musei e gallerie, non leggere romanzi o poesie, tenerci lontani da cinema e teatri. Ma come possiamo “evitare” l’architettura?

Pur volendo, non possiamo perché essa è risposta alla primordiale necessità umana del riparo.

Da questa considerazione è nata da parte di Kasaweb, sito di dibattito culturale, l’iniziativa di fare alcune domande proprio alle persone comuni, “costrette” distrattamente a vivere nell’Architettura e svincolate da qualsiasi sovrastruttura accademica.

L’interrogativo su cui le domande di Kasaweb si sono focalizzate è stato dunque: come viene percepita l’Architettura, disciplina in bilico tra arte e tecnica, creatività e razionalità, bellezza e utilità, e da molti definita in “crisi”, fuori dalle aule universitarie e dai circoli ristretti di intellettuali?

Dalle risposte degli intervistati sono emersi alcuni aspetti da sottolineare:

Primo fra tutti: l’architetto se non è creativo non è un architetto.

Punto secondo: l’architetto Renzo Piano è conosciuto dal 100% degli intervistati. Da notare: è l’unico architetto italiano che si conosca.

Punto tre: Renzo Piano è tanto famoso quanto non lo sono le sue opere. Nessun intervistato ha saputo citare un suo progetto.

Punto quarto: Stesso discorso vale per gli architetti stranieri: Norman Foster è risultato re indiscusso, ma nessuno sa cosa abbia realizzato come architetto. D’altra parte questo è un dettaglio.

Punto quinto e ultimo: accordo unanime sul fatto che l’architettura influisca fortemente sulla società, sul modo di comportarsi e di relazionarsi delle persone, sulla qualità della vita, sull’umore. Insomma, vivere in un ambiente architettonicamente adeguato è ritenuto fondamentale da tutti.

Dalle risposte, però, c’è qualcosa che non torna.

Le interviste di Kasaweb hanno rivelato infatti una cultura dello spazio vacillante e una percezione dell’Architettura contraddittoria.

Innanzitutto, come si può pretendere la progettazione di spazi coerenti, funzionali e piacevolmente abitabili da parte di qualcuno a cui si attribuisce come qualità necessaria esclusivamente la creatività? Nessuno ha citato minimamente caratteristiche quali competenza, cultura, preparazione…

E ancora: il rapporto architetto-opera sembra essersi totalmente ribaltato. Se il Colosseo e Notre Dame sono da sempre esistiti indipendentemente dal progettista, oggi invece, da quanto emerge, esistono i progettisti indipendentemente dalle opere. La personalità dell’opera è stata sovrastata da quella degli architetti.

Sicuramente qualcosa in Architettura è cambiato. È da capire perché. È da capire se in meglio o in peggio.

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