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Foodvision: un Piatto di Colori

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Si è svolta all’ Urban Center di Bologna, Foodvision, una mostra fotografica di lavori degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Si è svolta all’ Urban Center di Bologna, Foodvision, una mostra fotografica di lavori degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Tanto si è detto in merito all’incapacità dell’uomo moderno di assaporare il tempo destinato ai pasti, fiumi di parole sono state versate riguardo ai disastrosi effetti della globalizzazione sull’industria alimentare.

Tuttavia spesso occorre restringere il campo di indagine per ottenere risultati soddisfacenti. L’atomo, cioè la più piccola unità di materia che si può prendere in esame, in questo caso è il piatto, ciò che quotidianamente viene consumato. Ancora più interessante è scoprire come uno stesso piatto è assaggiato, divorato, rifiutato dai mille occhi che osservano una tavola imbandita.

Lungi dall’essere una semplificazione, è una ricerca che fonda le radici sull’immagine, la superficie invitante o repellente del cibo, allo scopo di comunicare, far riflettere o semplicemente divertire.

Foodvision fornisce prospettive differenti attraverso visioni ironiche, evocative, quotidiane, concettuali. In un processo analogo a quello utilizzato da alcuni surrealisti, l’oggetto svincolato dal contesto abituale, perde la sua originaria funzione e assume forme nuove, inaspettate, a volte persino mostruose. Filtrato dall’occhio macroscopico dello zoom, diviene unico protagonista della scena, come la mela verde rinchiusa in una stanza troppo piccola dipinta da Magritte.

L’esposizione si avvale delle nuove tecniche digitali per creare improbabili sovrapposizioni, visioni stranianti o illusioni ottiche in un mondo in cui il soggetto che compie l’azione di mangiare è ridotto ai minimi termini, rinchiuso ai bordi di una cornice o rappresentato come volto anonimo dalle grande fauci.

Il genuino si confonde con la copia e l’artefatto. I colori sono intensi, gli alimenti decomponibili fissati in un’eterna giovinezza fino ad arrivare alla finzione non più nascosta ma esibita: di notevole interesse è la raffigurazione di un piatto colmo di cibo visibilmente non commestibile, forse non più sintetico di molte pietanze quotidianamente sulle nostre tavole . All’intento corrosivo di alcuni artisti, si affianca la dimensione più intima di fotografi che riflettono sul tema dei disturbi alimentari o che rendono visibili i piccoli e  ridicoli rituali che si associano al cibo, mostrando ad esempio le fasi di consumo e preparazione.

L’esposizione propone immagini in prospettiva che si possono attraversare al fine di individuare i tic alimentari della società ma anche rappresentazioni favolistiche o che risentono della sponsorizzazione del prodotto, concetto chiave della Pop Art. Il cibo è anche superficie, come dimostra la rappresentazione di involucri di merende preconfezionate riprodotte in serie che ricordano Warhol o le fotografie dalle forti tinte che immortalano modelle tra rossetto e mignon.

Oggi ho cucinato per te un piatto di colori.

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