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Maria Teresa Valle: “in una storia noir tutto ha inizio con un evento che provoca una perturbazione della realtà”

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Due donne, due storie e un unico destino. Le stanze di un antico palazzo nel cuore di Genova e le pagine ingiallite e impolverate di antichi documenti e di un diario, regalano a Maria Viani l’occasione per confrontarsi e per risolvere un giallo dai toni moderni e a volte anche divertenti e divertiti.

Due donne, due storie e un unico destino. Le stanze di un antico palazzo nel cuore di Genova e le pagine ingiallite e impolverate di antichi documenti e di un diario, regalano a Maria Viani l’occasione per confrontarsi e per risolvere un giallo dai toni moderni e a volte anche divertenti e divertiti. Maria Teresa Valle alterna nel romanzo Le trame della seta (Fratelli Frilli Editore, 2010) la ricerca e le indagini condotte da Maria Viani, nel presente, alle ricerche e alle indagini di Isabella a inizio 1500. Due metodi di indagine a confronto, quello di Maria  Viani e quello di Isabella, soppesati da due livelli di ricerca paralleli, personale e pubblico, e da due storie che impensabilmente trovano motivo di esistere e di “legarsi” nella ricerca della verità solo dopo cinquecento anni. E’ solo un caso?  Oppure tutto ha un senso? Fatto sta che la ricerca di Maria a qualcuno interessa.

 

Come è nata l’idea di scrivere Le trame della seta?

L’idea mi è venuta proprio nella maniera che descrivo all’inizio della storia. Abito da anni nel centro storico di Genova. Mi capita tutti i giorni di passare in mezzo a palazzi del 1200, 1300 fino ad arrivare ai palazzi Liberty e Art déco. In ogni angolo ci sono edicole, chiese piene di opere d’arte. Come capita a tutti non ci facevo caso, finché un giorno ho sentito  una guida spiegare ad un gruppo di turisti che cos’era e che funzione aveva nel 1500 un palazzo che sta proprio dietro casa mia. Mi sono vergognata della mia ignoranza. Ho alzato gli occhi e ho finalmente “visto”.

 

… e cosa hai  fatto?

Da lì il passo è stato breve. Sono andata nella biblioteca civica della mia città e ho iniziato un viaggio nel 1500. Un’avventura che mi ha coinvolto, divertito e interessato, ispirandomi la storia che ho scritto.

 

Quanto c’è del tuo quotidiano nell’opera?

Nell’opera c’è parecchio del mio quotidiano anche se questo è decisamente il libro in cui l’urgenza autobiografica si è ormai esaurita.

 

Esiste una certa somiglianza tra te e la protagonista Maria Viani?

Non faccio mistero del fatto che la protagonista, che ormai si può definire un “investigatore seriale” è in un certo qual senso il mio “alter ego”. È quasi inevitabile mettere del proprio in quello che si scrive. Io non ci ho neppure provato a contrastare questa evenienza. Al contrario, mi accade  lo strano fenomeno che i personaggi più importanti della storia, si facciano così reali nella mia testa  da cominciare ad agire di loro volontà, acquistando via via una propria personalità che si impone sulla volontà di chi li ha creati. La mia “Maria Viani” si è emancipata da me e agisce spesso di testa sua, senza che io riesca a farla ragionare.

 

Conoscevi il periodo storico in cui è ambientata l’opera?

Confesso che le mie conoscenze del periodo storico in cui ho ambientato la storia erano piuttosto scarse. Reminiscenze scolastiche o poco più. Tuttavia la curiosità per un periodo  di grande splendore per la Serenissima Repubblica di Genova l’avevo già.

 

Quando ha iniziato a prendere forma la storia che poi hai scritto?

Quando ho cominciato a frequentare la biblioteca, i musei, i percorsi con le guide turistiche, per documentarmi, non avevo ancora in mente nessuna storia. Mano a mano che mi addentravo nell’atmosfera del “Siglo de oro” mi appassionavo. La storia è venuta da lì.

 

Che cosa ha reso attuale una storia che si svolge nel “Secolo d’oro”, tra 1500 e 1600?

L’entusiasmo di avere nelle mani documenti autentici dell’epoca. L’emozione di camminare nei corridoi della splendida dimora fatta costruire e abitata da Andrea Doria. Il posare lo sguardo sulle finestre a bifora del palazzo dove ho ambientato la mia storia. Il poter respirare la stessa aria che si respirava in quel periodo.

 

…e che cosa ha influito sulla stesura dell’opera?

Più che le conoscenze dei fatti della “Storia”, che pure sono propedeutici, quello che ha influito di più sulla stesura è stato l’essere riuscita ad entrare nell’atmosfera dell’epoca.

 

In fase di stesura, quale è stata la parte più difficile da affrontare?

E’ stata il riuscire ad alternare in modo organico i capitoli ambientati nel passato e quelli situati nel presente e rendere plausibili i ritrovamenti delle fonti a cui la mia “detective” attinge per risolvere il caso. Confesso che, essendo una razionalista convinta, ho fatto un po’ fatica a giustificare i colpi di fortuna di cui è protagonista il mio personaggio a questo proposito.

 

Che tipo di lettrice è Maria Teresa Valle?

Ho amato da sempre la lettura.  Sono nata poco  dopo la fine della guerra. Quando ero bambina i tempi erano duri e i soldi pochi. I pochi spiccioli che mi capitava di raggranellare finivano in acquisti di libri. Ero  una lettrice veloce e cercavo di comperare il libro che avesse il miglior rapporto numero di pagine/prezzo.

 

Che cosa ti ha spinto a scrivere gialli?

Il motivo che mi ha spinto a scrivere storie gialle è, in sintesi, la logica continuità che ha questo genere letterario con il mio lavoro precedente.

 

Cosa vuoi dire?

Mi spiego. Sono stata per 35 anni una Dirigente Biologa nell’Ospedale più grande d’Italia. E sia nel mio lavoro che in una storia noir tutto ha inizio con un evento che provoca una  perturbazione della realtà: malattia/delitto. Il secondo passo: ricerca della causa della malattia/ricerca del colpevole. Terza fase: raccolta dati/raccolta prove. Ultima fase: diagnosi/individuazione del colpevole. Ambedue i procedimenti, a mio giudizio, sono accomunati dalla necessità di seguire un percorso governato dalla stessa logica. Per questo mi muovo a mio agio in ambedue.

 

Cosa pensi che i lettori ameranno di più leggendo il tuo libro?

Ogni lettore amerà ed apprezzerà cose diverse. Nel libro c’è una bella storia. Un intrigo avvincente. Personaggi dalle diverse sfaccettature. C’è un’atmosfera cinquecentesca, credo, molto genuina, alternata con immersioni nel presente. C’è una Genova intrigante e visibilissima. Credo ce ne sia per tutti i gusti. Non so cosa ameranno di più i miei lettori, ma so che lo ameranno perché avranno visto qualche cosa che somiglia a loro.

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