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Segreto Criminale di Raffaella Notariale e Sabrina Minardi: reportage o romanzo?

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Il dubbio nasce perché nella manchette di copertina si parla di confessione. In realtà, a leggerlo, il libro appare essere il frutto di  un incontro tra una donna colma di problemi

Il dubbio nasce perché nella manchette di copertina si parla di confessione. In realtà, a leggerlo, il libro appare essere il frutto di  un incontro tra una donna colma di problemi alla ricerca di  giorni più sereni e una giornalista che  vuole intervistarla perché sa che quella donna  è stata, nel suo piccolo, una   pepita ricca di materiale utile a capire  qualcosa   del confuso  ultimo trentennio del nostro secolo ventesimo.  Ma la giornalista , cui la donna da intervistare si apre con fiducia, a poco a poco si trasforma, suo malgrado,  in brava esperta in maieutica. L’intervistatrice capisce l’intervistata. E alla fine, Raffaella Notariale  riesce a trasformare quella donna  in personaggio degno di attenzione e si ritrova con in mano qualcosa di più di un ottimo pezzo di nera. Viene spontaneo chiedersi: ci si può immedesimare nella pelle di un/a criminale?

 

Tentano di farlo ogni giorno avvocati penalisti e magistrati. Lo può fare, dunque, pure una cronista  di nera e a maggior ragione  un lettore di cronache e di romanzi.

 

Nel libro, di fronte alla giornalista sta Sabrina  Minardi  che  prende coscienza di  sé. Chi è questa donna? L’incipit folgorante preso da Romanzo Criminale di Giancarlo De Caltaldo ce la presenta. “Una puttana”. Termine che implica  d’acchito una socialmente emarginata . Da qui si parte e solo nel finale quella persona emarginata ci appare come una donna consapevole dei suoi errori che chiede anche al lettore di essere capita.

 

Cosa non difficile a farsi. Basta solo un pizzico di buona volontà per immedesimarsi senza troppo sforzo nella sua vicenda umana. Una che ha creduto  che la vita sia soldi, sesso e successo  e che ha sperimentato sulla pelle  che per lei la vita  è stata soldi , sesso e sangue. Questa la sua realtà umana che mostra al lettore chiedendo  comprensione e attenzione. Non vuole l’attenzione che di solito si dedica a un criminale, ma quella  che si accorda a chi  è  a terra e cerca di rialzarsi. A questo punto la domanda è: il lettore di Segreto Criminale può immedesimarsi, almeno per le due ore della lettura del libro, nella vicenda di Sabrina? Si, se si guarda  con occhio attento e non prevenuto al succedersi dei capitoli.

 

Il libro  non è un istant book, ma lo si può leggere come un documento storico (ha un indice sommario e un indice dei nomi e la bibliografia come tutti i libri scientifici), oppure come un riuscito reportage (alla Buzzati) e anche come un romanzo  (in stile  Truman Capote) o infine  come meglio aggrada.I n realtà, se lo si legge come un romanzo, è più facile capire il senso sia della vicenda umana degli attori del dramma  presentato sia di alcuni risvolti di cronaca che hanno pesato sull’ Italia negli ultimi  trenta anni del ventesimo secolo. Gli  ingredienti per un romanzo ci sono tutti. Vi sono degli uomini e donne che agiscono nel bene e nel male, ognuno di loro ha un desiderio da soddisfare a qualsiasi prezzo. Si tratta di un “segreto criminale”. Il contesto tempo-spazio è ben definito .

 

Una giornalista  vuol conoscere il segreto custodito in una tomba spuria nella Basilica di Santa Apollinare in Roma e intervista la donna che può svelarglielo. Il filo conduttore  della trama che unisce e fa interagire le donne e gli uomini del libro, sintetizzata in copertina, si svolge man mano che l’indagine giornalistica procede. I suoi 21 capitoli sono le tappe della evoluzione della protagonista che dal fondo dell’abisso in cui si trova all’inizio della vicenda raccontata, lentamente cerca di risalire alla luce. Il libro , con linguaggio semplice e ritmo sostenuto, narra questo cammino e perciò appassiona.

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