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La fiction: The Walking Dead il ritorno degli zombie

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È possibile replicare un fumetto di successo in tv? È quello che ha provato fare la rete televisiva AMC che, la notte di Halloween, ha trasmesso The Walking Dead

È possibile replicare un fumetto di successo in tv? È quello che ha provato fare la rete televisiva AMC che, la notte di Halloween, ha trasmesso The Walking Dead, serie televisiva ambientata in un America post-apocalittica in cui gli zombie hanno invaso le città e i pochi sopravvissuti devono riuscire a resistere in qualche modo. Il debutto è stato seguito da 5.3 milioni di telespettatori live, 8.1 milioni di telespettatori tra live e repliche, con numeri record sia per quanto riguarda il rating totale, sia per quanto concerne il numero di pubblico 18-49 sintonizzato davanti alla tv, 3.6 milioni di telespettatori (il più alto numero del 2010 tra tutte le tv via cavo), il tutto considerato che il pilot era già disponibile online da giorni. Tant’è che Charlie Collier, presidente della rete AMC, ha dichiarato: “E’ un buon giorno per essere morti”.

Ma di cosa parla The Walking Dead? Iniziamo col dire che la serie è tratta dall’omonimo fumetto di Robert Kirkman nato nel 2003, che dagli appassionati è già considerata un culto. Lo stesso Kirkman figura tra i produttori esecutivi e se non bastasse accanto a lui ci sono anche Gale Anne Hurd (Terminator, Aliens, Armageddon, L’Incredible Hulk) e Charles Eglee (Dexter, The Shield, NYPD Blue). Ma la vera sorpresa è che a dirigere il tutto c’è il regista e sceneggiatore Frank Darabont (anche lui produttore esecutivo), due volte candidato al Premio Oscar con film come Il miglio verde e Le ali della libertà, entrambi tratti da romanzi del maestro del brivido Stephen King. Come ha dichiarato Kirkman in un’intervista: “Frank si è occupato di ogni aspetto, curando davvero tutto della serie, dall’episodio pilota nel suo complesso – compresa la regia – alla struttura della storia: è tutta roba sua. Io ho passato un po’ di tempo nella stanza degli sceneggiatori, in California, lavorando alla stesura della sceneggiatura del quarto episodio”.

La vicenda racconta di un gruppo di sopravvissuti ad un’epidemia di zombie che si è abbattuta su tutto il pianeta. La storia parte con l’agente di polizia Rick Grimes, interpretato da Andrew Lincoln, che si trova a fronteggiare una bambina-zombie in uno scenario in cui si respira già la morte e la distruzione in corso. Da lì, veniamo trasportati indietro alla sparatoria in cui Rick rimane gravemente ferito, per svegliarsi su un letto di ospedale, debole ma vivo, apparentemente poco tempo dopo; in realtà, come apprendiamo quasi subito, sono passati diversi giorni dal suo ricovero, l’ospedale è deserto e in città ci sono solo cadaveri, forse vittime di un morbo letale, forse di un’inspiegabile ondata di violenza collettiva. Ma il poliziotto, che ha appena iniziato la sua odissea, finora ha visto solo i morti che restano a terra: non quelli che si alzano e camminano, come gli verrà rivelato poco dopo. Nella battaglia per difendere la vita dei suoi famigliari e dei suoi compagni, Rick sarà costretto a rendersi conto che la paura e la disperazione dei sopravvissuti possono essere molto più insidiose dei morti viventi. E così catapultato nella nuova realtà dominata dai morti viventi, Rick diventerà la guida di un gruppo di superstiti che lotta alla ricerca di un luogo sicuro dove nascondersi. Fanno parte del gruppo Shane, amico ed ex collega di Rick, la moglie di Rick, Lori e il figlio Carl.

Lo scenario che viene narrato è convincente sia dal punto di vista emotivo che visivo. Ciò che colpisce nella serie non è tanto la morte, la fine, la distruzione, quanto la vita, l’umanità. Le atmosfere di Atlanta, location della serie, sono coinvolgenti, spettrali, cupe, e i silenzi spezzati dai gemiti dei morti viventi sono inquietanti. Il ritmo della serie è sincopato, volto a sottolineare come, lentamente, da una società dominata dalle tecnologie e dalle istituzioni si passi inesorabilmente a una micro organizzazione senza giustizia e senza governo che deve darsi una gerarchia per non collassare. Da tener presente che la serie si ispira ad un fumetto e questo sottintende una cura maniacale nella raffigurazione e rappresentazione delle situazioni. Il tempo dedicato alla creazione di ogni mostro, e nella serie ce ne sono centinaia, è impressionante, e ciò regala risultati senza precedenti. E poi non c’è alcuna concessione a derive umoristiche né a interpretazioni del genere sbilanciate sull’azione.

Tutta la stampa americana ha promosso la serie a pieni voti. Alessandra Stanley sul “New York Times” l’ha definita: “sorprendentemente spaventosa e decisamente bella”, in grado di combinare “suspense elegante a disgustose scene da film splatter”, rispettando l’estetica del fumetto da cui è tratta. James Poniewozik su “Time” intitola la propria recensione Cadaveri squisiti e scrive che la “parte più spaventosa non è quello che fanno i cadaveri animati, ma quello che i sopravvissuti sono portati a fare”.

E così pare che lo zombi-drama possa essere il primo show televisivo post-Lost, nel quale gli spettatori non dovranno scontrarsi con migliaia di indizi e misteri da risolvere. Tutto nella narrativa televisiva si svolge alla luce del sole. “Quando ho creato il comic-book, Lost non esisteva ancora”, ha dichiarato l’autore, “Vorrei poter continuare a scrivere per anni queste vicende umane non molto distanti da quelle che ci accadono tutti i giorni. Zombi a parte. I protagonisti lottano per esistere e per ricreare una società organizzata”.

In effetti ciò che rende originale e diversa questa narrazione è proprio l’attenzione nei confronti dei personaggi che offrono una storia “di genere”, apprezzata all’unanimità per le sue caratteristiche di grande realismo e scavo psicologico.

Una serie che è molto di più di un semplice intrattenimento grazie alla sua eccezionale cinematografia caratterizzata da una trama realistica che diffonde paura, non disumana o mostruosa, ma estremamente quotidiana in quanto narra la solitudine, la sopravvivenza, la confusione di trovarsi in un mondo che non è quello che ci aspettavamo.

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