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Sergio Leone: gli occhi dell’America italiana

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Immersi nella penombra è difficile distinguere ciò che è vero. Persino immaginare un’America sconfinata, polverosa, non infettata dalla logica dell’ottimismo imperante, diventa possibile.

Immersi nella penombra è difficile distinguere ciò che è vero. Persino immaginare un’America sconfinata, polverosa, non infettata dalla logica dell’ottimismo imperante, diventa possibile. È la forma embrionale di un paese che da sempre osserva compiaciuto la propria faccia stampata su riviste, intrappolata dalle parole delle canzoni, descritta in libri che hanno il profumo della libertà. La raffigurazione che ne deriva può essere irreale, filtrata dall’effetto straniante di un falso specchio, ma come uno scatto che mostra solo la superficie rivela come un territorio viene percepito da coloro che non l’hanno mai calpestato. L’America di Sergio Leone nasce nella placenta del Mito e cresce nutrendosi “dei sogni di filosofi, utopisti e vagabondi di tutti i secoli che hanno sognato un Nuovo Mondo”.
Sono le stesse parole del regista italiano noto in tutto il mondo a suggerire la chiave di accesso all’ universo creato dall’instancabile narratore per immagini che condensa la tensione in pochi dialoghi e lascia che siano i gesti dei personaggi e le musiche di Ennio Morricone a parlare.La ricerca di stili sempre nuovi è una costante che caratterizza la filmografia del regista, abile a inventare inesplorati territori nei quali far muovere i suoi personaggi:dal mondo classico al mito dell’Ovest, dal Novecento Americano all’affresco non compiuto dell’Urss della battaglia di Leningrado. Luoghi dell’immaginazione che rievocano la negazione del vecchio mondo insita nelle fantasie di ogni ragazzo, luoghi dove sporadici come la vegetazione, taciturni uomini senza nome per sopravvivere possono solo uccidere. Leone, con la ‘Trilogia del Dollaro’ che comprende i tre primi film diretti dal regista con un giovane Clint Eastwood si impone come paradigma del western all’italiana, un genere che insieme al neorealismo e alla commedia ebbe echi internazionali raggiungendo persino l’immaginario di Hollywood. Più volte citato da Tarantino, secondo la definizione di Jean Baudrillard, “Leone è stato il primo regista postmoderno”, a lungo sottovalutato dalla critica rappresenta un caso unico di sperimentatore di successo.

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