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Quando un paese si fa mecenate: i muri dipinti e la rocca di Dozza

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L’Italia, rinascimentale prima e barocca poi, si fece bella grazie alla lungimiranza – o forse soprattutto all’orgoglio – di papi, principi e signori. Ma pure la repubblica...

L’Italia, rinascimentale prima e barocca poi, si fece bella grazie alla lungimiranza – o forse soprattutto all’orgoglio – di papi, principi e signori. Ma pure la repubblica degli anni ’50 e ’60, impegnata nella ricostruzione e nella rincorsa all’industrializzazione, può annoverare nel suo piccolo un esempio di mecenatismo.

Poggiata su una collina a soli 6 km da Imola, poco a monte della via Emilia e non troppo lontano da Bologna, si trova la cittadina medievale di Dozza, secondo il Touring Club uno dei più bei borghi d’Italia, unica grazie a un’intuizione quasi giocosa dei membri della Pro Loco di allora.

Dozza, perfetto connubio di arte e storia, è infatti resa speciale dai tanti dipinti con cui gli artisti, chiamati a partire dal 1960, hanno decorato le facciate delle case, conferendo loro un aspetto del tutto particolare, quasi fiabesco.

L’originale rassegna, nata davvero dal nulla, fra un fiasco di vino e quattro chiacchiere tra amici, fu una delle prime in Italia ad abolire premi e graduatorie per puntare invece al primato dell’artista sul potere condizionante della critica. La storia del “Muro Dipinto” è quindi storia di pittori e, soprattutto, di opere, che sono valutate per il loro valore sostanziale e non per la rispondenza a una qualche tendenza. Insomma, a Dozza il rapporto diretto città-artisti prevale su tutto, a beneficio del variegato e fortunato risultato complessivo.

Con il tempo, dopo i primi riscontri positivi, la manifestazione “Muro Dipinto” ha abbandonato la formula dell’estemporanea indiscriminata e si è sempre più qualificata, divenendo biennale d’arte moderna e arricchendosi dalla partecipazione di importanti maestri della pittura.

Finora sono oltre 200 gli artisti che hanno preso parte alle 18 edizioni della manifestazione, trasformando con il loro lavoro il borgo medievale in un vero e proprio museo a cielo aperto, con più di 90 affreschi ad impreziosire le facciate delle case.

Da qualche anno vengono effettuate anche sessioni di restauro delle opere per garantirne la migliore conservazione. Ma ad essersi mantenuti non sono solo i recenti dipinti: dopo una piacevole passeggiata per le vie del paese, alla scoperta dell’affresco prediletto, non può mancare un ritorno al passato con la visita alla Rocca Sforzesca, abitata dalla famiglia Malvezzi Campeggi fino a metà del secolo scorso, che mantiene inalterati il fascino e la struttura medioevale. Conservati in ottimo stato sono pure gli interni, con quadri e arredamenti d’epoca.

La rocca ospita, fra l’altro, una piccola ma interessante pinacoteca e l’Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna, dove è possibile acquistare tantissimi vini e distillati locali, oltre a qualche prodotto di gastronomia.

Fra i muri dipinti e l’imponente rocca medioevale, perfino i visitatori più esigenti non resteranno delusi. Anche perché ci troviamo sempre nella gaudente provincia bolognese e pure il buon cibo, accompagnato da un genuino bicchiere di Sangiovese, la fa qui da padrone. E poi un paese che si fa promotore dell’arte e mecenate illuminato meriterebbe da solo, a prescindere dall’ottimo risultato, il premio di una visita.

 

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