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Femminismo, ultimo atto

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Prima delle veline e delle letterine, prima che il corpo delle donne venisse usato e abusato in tutte le sue forme, c’era il Riot Grrrl, l’ultimo movimento femminista in grado di mostrare corpo e cervello.

Prima delle veline e delle letterine, prima che il corpo delle donne venisse usato e abusato in tutte le sue forme, c’era il Riot Grrrl, l’ultimo movimento femminista in grado di mostrare corpo e cervello. Loro, le figlie delle mamme intellettuali degli anni ’60, odiavano il sistema, rifiutavano il potere maschile, la guerra e le ingiustizie sociali. E amavano il rock, il punk rock, per la precisione. Ascoltavano Joan Jett e ne ammiravano la grinta e il disprezzo per le case discografiche. Potere alle donne. Lo stesso potere per il quale avevano combattuto le loro madri, evidentemente senza troppo successo. Molte di loro erano poco più che adolescenti quando toccarono per la prima volta una chitarra elettrica, alcune erano istruite ragazze del college, cresciute a suon di grunge, di libri e di rabbia. Una rabbia che però non potevano esprimere.

Erano gli anni ’90, la destra si ritagliava un posto al sole in quasi tutti i Paesi occidentali e il femminismo era una vecchia utopia agonizzante: troppo distante dai gusti e dalle esigenze di una generazione ormai emancipata dal padre padrone, ma non ancora libera. Così gruppi rock come le Bratmobile, (studentesse dell’Oregon) o le Bikini Kill (studentesse di Washington), salirono su un palco per esprimere la rabbia verso un sistema ancora maschilista. Ma se molti bollarono queste band di ragazze alternative-rock, come la semplice versione femminile degli insoddisfatti Nirvana, in pochi ne capirono l’importanza per i diritti delle donne. Sara Marcus, giornalista e scrittrice newyorkese è cresciuta partecipando alle riunioni delle Riot Grrrl, e scrivendo per riviste di genere. Oggi a vent’anni dai gruppi rock femminili, ha pubblicato Girl to the front. The true story of the Riot Grrl revolution: ascesa e declino dell’ultimo vero movimento femminista, l’ultimo ad aver scosso le coscienze e ad aver risvegliato il sonnolento potere delle donne. Un potere che, come ci ricorda Sara, risiede nel cervello e non nel corpo.

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