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Erika Jong: “Il primo femminista fu Gesù Cristo”

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Elegantemente ingioiellata, Erica Jong sembra una furia pronta a sparare su ogni cosa le capiti a tiro. Intervistata da Alessandra Farkas, per il Festival della Letteratura Ebraica che si è tenuto a Roma dal 9 al 13 Ottobre 2010, la scrittrice comincia il suo intervento raccontando il fallimento di tre matrimoni.

Elegantemente ingioiellata, Erica Jong sembra una furia pronta a sparare su ogni cosa le capiti a tiro. Intervistata da Alessandra Farkas, per il Festival della Letteratura Ebraica che si è tenuto a Roma dal 9 al 13 Ottobre 2010, la scrittrice comincia il suo intervento raccontando il fallimento di tre matrimoni.

 

Crede che la rivoluzione femminista oggi si sia fermata e probabilmente sarà proprio la sua nipotina ad essere a capo delle battaglie di domani. Sono le scrittrici che dovrebbero prendere il comando, ma oggi non si trovano punti di riferimento. Questo è probabile, per una donna che ammira le idee progressiste di Lady Gaga. Non solo. Conferma che siano le donne di destra ad essere le vere dominatrici nella nostra società, per fare un esempio concreto paragona Margaret Tatcher a Mary Poppins.

 

L’incontro con la scrittrice comincia con il racconto da parte della giornalista della famosa “scopata senza cerniera”. Erica storce il naso. A distanza di quarant’anni la zipless fuck continua ad essere il motivo ricorrente che viene associato alla sua persona: l’ideale platonico, dove non si arriva mai a conoscere l’uomo. Al primo romanzo, Paura di volare, uscito nel 1973, che scatenò un enorme putiferio, vendendo quasi ventidue milioni di copie nel mondo, sono seguiti altri 20 libri, la maggior parte autobiografici.

 

Erica Jong si sente protagonista. Nel 1973 fu lei la prima rivoluzionaria, con una disinibizione che travolse le donne di tutto il mondo. Successivamente la rivoluzione come madre. Odia gli stereotipi sulle madri ebree tacciandoli di antisemitismo, ma si contraddice sostenendo la crudeltà di queste donne che vogliono esclusivamente che il proprio figlio riesca nella vita. Lei ne ha una di 32 anni che è diventata scrittrice. Oggi, con tre nipotini, dichiara che sono le nonne  che dovrebbero governare sulla terra.

 

La sua pistola poi punta sul governo italiano:  “Stiamo assistendo alla commercializzazione della cultura, quindi ad un suo corrispondente arretramento.” Spara: “Bisogna rieducare il sesso maschile, ma prima di tutto le donne a non tollerare più che gli uomini si comportino nei loro confronti come Silvio Berlusconi.”

 

Decisa a far fuori chiunque le capiti a tiro, tenta di uccidere la religione cattolica. Nessuna tolleranza per la scrittrice americana: “La religione non aiuta la pace nel mondo. E’ orripilante l’ipocrisia della Chiesa cattolica, come tratta uomini e bambini. La gerarchia maschile che si nasconde dietro ogni Credo è deleteria per l’umanità. La Chiesa è una forza di ipocrisia, con effetti distruttivi. Desidero vedere la fine del cattolicesimo.”

 

Nella sua battaglia Erica Jong difende a spada tratta gli ebrei, sostiene che loro, per lo meno, non inseguono la gente per farla convertire. “Noi ebrei ci godiamo la vita sapendo che moriremo. Il nostro umorismo lega la vita alla morte e questa combinazione è il nostro modo di guardare alla condizione umana.” Chiaramente si finisce a parlare di persecuzione, ci si sofferma su un tratto di Sedurre il diavolo: ” Un ebreo resterà sempre un ebreo, uno che non si sente sicuro da nessuna parte, una persona ossessionata dalla propria identità”.

 

Sono parole forti quelle che risuonano nella Casa dell’Architettura di Roma, dove si tiene l’incontro con la scrittrice. Ma non tutti ci stanno. Una signora anziana si alza: “La Chiesa non è il Papa, siamo noi, la comunità cristiana. Lei, quindi, sta affermando che siamo tutti ipocriti. I fermenti rivoluzionari provengono anche dalle donne cattoliche.”

 

“Se voi siete la Chiesa dovreste stabilire anche un Papa migliore” risponde Erica innervosita.

 

La signora ribadisce il concetto con stupore: “Mi sento offesa.”

 

Una voce fuori campo richiama all’ordine, questo non è un argomento inerente alla serata. Ma al cambio di domanda la scrittrice tiene a ritornare sul punto per fare chiarezza. “Madre Teresa è stata un grande modello di donna. La Chiesa ha preso una strada diversa da quella cristiana delle origini ma il primo femminista della storia è stato Gesù Cristo.”

 

Dopo due ore di intervista, mentre alcune persone si affrettano ai banchetti che vendono i libri della scrittrice, Erica Jong conclude la serata; i suoi movimenti tradiscono segni di stanchezza. Ringrazia il pubblico e firma autografi sul libro che quaranta anni fa tolse ogni velo al mondo sessuale femminile e venne definito la Bibbia delle donne.

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