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Il mio (ex) amico Osvaldo e Matera (Foto di Mariagrazia Veneziano)

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– Ho saputo che sei entrato nei dieci finalisti di un concorso letterario! Complimenti! – esclama Osvaldo entrando nella mia stanza, ovviamente senza bussare.
© Mariagrazia Veneziano

– Ho saputo che sei entrato nei dieci finalisti di un concorso letterario! Complimenti! – esclama Osvaldo entrando nella mia stanza, ovviamente senza bussare, e lanciandosi sul mio letto.

– Grazie – gli rispondo sbrigativo e controvoglia mentre metto un paio di jeans nel trolley.

(C’è un certo fidanzamento in corso che ancora deve andarmi giù).

– E quando parti?

– Tra un’ora.

– Matera, giusto?

– Giusto.

– Lo sai che è stata la prima città del Mezzogiorno a insorgere contro l’oppressione nazista?

Resto zitto e continuo a prepararmi la valigia. Lui invece come sempre, marzullamente parlando, continua a farmi domande e a darsi risposte.

– 21 Settembre 1943. Ti dice niente? La strage di Matera! Quel giorno i porci nazisti uccisero 24 persone, di cui sedici materani. E dei Sassi, cosa sai?

– Nulla, – dico sbuffando – ma se ti fa felice quando arrivo prendo subito parte ad un’escursione.

– Siamo nervosetti eh?!

Lo fisso dritto negli occhi. Vorrei ucciderlo. Ma lui procede con la sua lezione, imperterrito.

– Ti dicevo: i Sassi costituiscono la parte antica della città. Sono delle costruzioni di calcarenite, un materiale simile al tufo, prive di fondamenta e arroccate una sull’altra. Pensa che sono oggetto di studio per molti architetti, che non riescono a capire come diavolo facciano, dopo secoli e secoli, a tenersi ancora su. E poi lo sai che in queste case si possono ammirare le prime cisterne e i primi sistemi di canalizzazione? Fondamentali per purificare l’acqua piovana; la sola acqua in quel periodo su cui gli abitanti potevano contare. E’ una cosa splendida da vedere!

© Mariagrazia Veneziano

– Senti Osvaldo – taglio corto – vorrei ribardirti il concetto che io tra meno di un’ora parto, e che ancora non ho completato la mia valigia. Perciò se gentilmente puoi alzarti dal, mio, letto e…

– Va bene va bene vado – mi interrompe – anche perchè devo raggiungere tua sorella in videoteca. Sai stasera approfittiamo della casa vuota per guardarci un bel film soli soletti.

Di colpo dalla mia mente sparisce tutto: premiazione, Matera e trolley da completare.

– Ah stasera vi guardate un film soli…soletti. Bene, mi fa piacere – sussurro con voce tremolante, inveendo mentalmente anche contro i miei genitori, che se ne stanno a Venezia a fare i romanticoni.

– Comunque prima di andare ti dico un’ultima cosa su Matera. – rincara allegramente la dose Osvaldo – Nel 1952 Alcide De Gasperi fece sgomberare i sassi, e le persone che ci vivevano (più di 15.000) le trasferì tutte nella città nuova sovrastante, costruita grazie ai soldi del piano Marshall. Be’ ora vado va! Ti saluto!

© Mariagrazia Veneziano

A me, in quel momento, di Alcide De Gasperi (chiunque sia) e del piano Marshall (qualunque cosa sia), non me ne frega assolutamente niente.

Ho solo un pensiero: rovinare in qualche modo il weekend ai due piccioncini.

Mi dirigo in soggiorno e osservo il televisore. Nel trolley non entrerebbe mai.

Ma il lettore dvd però sì!

Stacco le prese scart (porto via anche quelle), prendo il lettore e butto tutto nel trolly; lancio dentro qualche altra maglietta, chiudo ed esco di casa; mentre aspetto l’ascensore però mi viene da pensare, con orrore, ai letti di casa e ai due piccioncini sdraiati sopra che…

– Dio – digrigno rabbioso – quanto vorrei portare via pure i materassi!

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