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Il film: Quella sera dorata

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Presentato l’anno scorso in sordina al Festival del Cinema di Roma e poi bloccato per vicissitudini legali e distributive, Quella sera dorata – l’ultima fatica siglata ‘James Ivory’ – si affaccia di nuovo sul grande schermo italiano.

Presentato l’anno scorso in sordina al Festival del Cinema di Roma e poi bloccato per vicissitudini legali e distributive, Quella sera dorata – l’ultima fatica siglata ‘James Ivory’ – si affaccia di nuovo sul grande schermo italiano.

È una scomoda biografia di uno scrittore suicida, quella che il docente di letteratura Omar Razaghi (Omar Metwally) deve redigere per accaparrarsi una borsa di studio all’Università del Colorado. Spronato dalla cinica compagna Deirdre (Alexandra Maria Lara), il giovane parte per l’Uruguay con lo scopo di convincere i parenti del defunto a rilasciare il nulla osta per la pubblicazione.

Ad attendere l’aspirante borsista è un bizzarro clan che, seppur eterogeneo per età e per classe sociale, è indissolubilmente unito dalla figura controversa di Jules Gund, il romanziere morto da poco e divenuto celebre grazie alla sua unica opera “La gondola”. La decisione di autorizzare la biografia spetta alla diffidente Caroline (Laura Linney), ex moglie di Jules; alla primitiva e fragile Arden (Charlotte Gainsbourg), giovane amante dello scrittore da cui ha avuto una bambina, Portia; e ad Adam (Anthony Hopkins), tagliente fratello gay del defunto che vive con il compagno giapponese, Pete. Attraverso il punto di vista di Omar – protagonista esterno al gruppo – Ivory segue i destini dei personaggi, scava nei meandri delle loro menti e, rompendone gli equilibri, ne rovescerà anche le priorità iniziali.

Ancora una volta, come il 60% della sua filmografia, il regista statunitense converte in pellicola un bestseller letterario (l’omonimo romanzo di Peter Cameron), e ci accompagna con il suo inconfondibile tocco british dentro le atmosfere impalpabili di una storia moderna ma dal sapore retrò.

Con la cifra stilistica di un cinema che impone sobrietà e raffinatezza, è capace di raccontare storie corali di gruppi isolati, sviscerandone le dinamiche interpersonali. In questo caso si tratta di ebrei emigrati dalla Germania nazista dopo il secondo conflitto mondiale che hanno scelto di ritirarsi in un rifugio bucolico sospeso in un tempo immoto. “Ocho Rios” è il nome della tenuta di famiglia in cui troneggia una villa old style che trasuda tutta la nostalgia della vecchia Europa, sempre celebrata da Ivory. Nei giorni che scorrono lenti tra l’arte di conversare, l’hobby della pittura, del giardinaggio e dell’apicoltura, si percepiscono le ambizioni soffocate di ognuno dei presenti. “Peter Cameron non è mai stato in Uruguay – rivela il regista – ma nel libro ne ha riprodotto fedelmente l’ atmosfera“. E anche guardando il film non si può non essere suggestionati da quel fascino di una terra decadente ed esotica e non si può non avvertire l’oppressione dei personaggi soffocati dalla stessa.

Quei personaggi che, come gli eroi passivi di Cechov, subiscono un’estraniazione e il loro cuore si cela nei desideri reconditi che emergono solo dopo un banale episodio del quotidiano. Durante le due ore di pellicola, in effetti, sembra non accadere nulla, fino a quando uno shock anafilattico per una puntura d’ape determinerà una svolta nella vita di Omar e degli altri. In Quella sera dorata, secondo i dettami di Hollywood, è visibile l’arco narrativo dei protagonisti che nel corso della storia cambiano e raggiungono l’ultima meta, la final destination espressa nel titolo originale.

Sebbene la trama sia debole, l’azione ridotta al minimo e il pathos controllato, qui – come nel resto della produzione di Ivory – domina una vibrante tensione tra passato e futuro che ci risucchia nello schermo senza permettere mai alla noia di assalirci.

E, attraverso l’indecisione dei protagonisti riflettiamo anche noi: dobbiamo arrenderci

all’incognita delle nostre passioni o barricarci in un terreno sicuro ma privo di slanci emotivi?

Lo script è impeccabile grazie al felice sodalizio – giunto ormai alla ventiquattresima collaborazione – del regista con la sceneggiatrice e scrittrice Ruth Prawer Jhabvala che risolve il problema dell’adattamento occupandosi egregiamente della forma e della resa dei personaggi. A completamento di ciò interviene la maestria di Ivory, che si concentra, invece, sugli aspetti visivi della messa in scena. Il risultato è un pregevole quadro composto da una bilanciata eleganza della forma e della profondità di contenuti.

I dialoghi di garbata fattura si fanno ironici e brillanti anche per l’interpretazione di un cast eccezionale, soprattutto del sempre più empatico Hopkins, perfetto per ruoli corali data la sua solida formazione teatrale. Nel finale ci avvolgono le note di Bastien und bastienne che racchiudono la conditio sine qua non il regista non sarebbe stato ispirato dal libro di Cameron: “La leggerezza: quel gioco delle coppie che si ricompongono come in un’opera di Mozart.

Titolo originale: The City of Your Final Destination
Regia: James Ivory
Genere: Drammatico
Paese: U.S.A. 200
Durata: 118′
Produzione: Hyde Park International, Merchant-Ivory Productions
Distribuzione: Teodora Film
Cast: Anthony Hopkins, Laura Linney, Omar Metwally, Charlotte Gainsbourg, Hiroyuki Sanada, Norma Aleandro, Alexandra Maria Lara, Kate Burton

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