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Il documentario: The Solitary life of Cranes

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Esistono persone che hanno la capacità di guardare oltre le cose, di osservare la realtà da un altro punto di vista, senza intromettersi nel naturale sviluppo degli avvenimenti, senza mai giudicare.

Esistono persone che hanno la capacità di guardare oltre le cose, di osservare la realtà da un altro punto di vista, senza intromettersi nel naturale sviluppo degli avvenimenti, senza mai giudicare. Per alcuni stare in disparte e guardare la vita è una dote naturale. Per altri è solo l’effetto collaterale del lavoro. I protagonisti del documentario “The Solitary Life of Cranes” della regista inglese Eva Weber, appartengono alla seconda categoria: per loro, operai impegnati sulle gru a costruire e smantellare palazzi londinesi, la giornata inizia e finisce sopra la città. Tony, Danny, Dave, Tim, Jamie, Simon e David vegliano sulle persone, sulle case, sulle strade che milioni di uomini, madri, studenti percorrono ogni giorno. Hanno imparato ad osservare in silenzio la vita moderna, a non giudicarla, a non accorgersi dell’indifferenza che li circonda. Nessuno si ferma a guardare chi c’è nella cabina di una gru. Per la maggior parte della gente queste macchine sono parte integrante delle metropoli: non esiste una città al mondo senza gru. Eppure quasi nessuno ci fa caso. Sono tutti troppo occupati a pensare ad altro e vedono solo ciò che vogliono vedere. Ogni tanto, però, capita che qualche bambino alzi lo sguardo, e si accorga di loro, gli operai silenziosi che osservano il mondo dall’alto, che non hanno paura di restare sospesi nell’aria.

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