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Il sorriso malizioso di Santoro

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A mezzogiorno meno un quarto negli studi RAI di viale Mazzini c’è un grande fermento: fotografi e giornalisti attendono di essere convocati nella Sala degli Arazzi.

A mezzogiorno meno un quarto negli studi RAI di viale Mazzini c’è un grande fermento: fotografi e giornalisti attendono di essere convocati nella Sala degli Arazzi. C’è chi si guarda intorno, sarebbe bello riuscire a scorgere Marco Travaglio, anche se in realtà alcune testate già preannunciavano che fosse fuori Italia. Nessun colpo di scena. Entra un Santoro elegante, sembra che stia per cominciare una puntata di Annozero, in realtà è solo la conferenza stampa che precede la tanto discussa nuova serie del programma. Un giornalista si siede tra le ultime fila, lo sento sghignazzare con una collega: “Mi siedo qua, così appena comincio ad annoiarmi nessuno se ne accorge che me ne vado”. Le telecamere sono pronte, si può cominciare.

Una voce fuori campo interrompe il bisbiglio in sala: “Cominciamo subito col dare la parola a Michele Santoro. Non ci sono novità vero?”

“Sono costretto a dire che non ci sono novità, perché altrimenti poi ci dovremmo sottoporre ad un percorso di approvazione” inizia il giornalista con il sorriso malizioso di chi sguaina la spada e comincia la sua battaglia. “La prima puntata si chiamerà I ribaltonisti” e guarda serio il pubblico che prende appunti. La serietà di chi sa che deve camuffare una bugia: forse è troppo rischioso confidare subito alla stampa che si comincerà con uno “scacco al premier”. Un Santoro estremamente serio affronta il problema dei contratti di Vauro e Travaglio, ammonisce la stampa a porgere attenzione, “ho già letto questi giorni sui giornali cose che non sono esatte” insinua, cercando di colpire con un solo sguardo quello di ogni giornalista presente in sala. “Ogni anno il percorso è sempre più difficile, ma vi posso assicurare che anche quest’anno riusciremo a raggiungere la vetta”, afferma un Santoro apparentemente pacato, ma tradito dalla preoccupazione che gli blocca le parole in gola. Subito cerca di scioglierle ironizzando su Giovanardi e la sua richiesta ai dipendenti RAI di fare il drug-test. “La mia collega Lucia Annunziata si è resa disponibile, ma ha detto che è importante che lo faccia subito anche il direttore generale della RAI”. Centra il bersaglio, fa ridere il pubblico e riesce a distogliere l’attenzione dalle sue debolezze. Torna sulla libertà di espressione e chiude il suo intervento scandendo sillaba per sillaba quattro parole che risuonano nella sala, finendo nel computer di ogni giornalista: Io non ho paura. Lo ribadisce continuando a mantenere la stessa intonazione, sembra lo stia dettando, vuole che venga scritto a chiare lettere su tutti i giornali: Annozero non ha paura. Dalla platea qualcuno applaude, Santoro lo cerca  incuriosito. Iniziano a susseguirsi le domande. C’è fermento nell’aria e traspare un certo timore nell’intervento di alcuni giornalisti. Santoro è composto, non si lascia sfuggire una parola di troppo, risponde con severità. Ha l’atteggiamento di chi sa che la folla assetata stia aspettando solo una goccia in eccesso che faccia traboccare il vaso. E’ chiaramente attento a non tradirsi. La prima domanda che gli viene posta riguarda il contraddittorio. “Abbiamo l’obbligo di presentare opinioni diverse” torna su Travaglio, “è un autore e non un opinionista, quindi non ha bisogno di un contraddittorio”. Si dilunga, arriva a dichiarare che Annozero sia il programma più redditizio della RAI. Lo ripete, con la solita strategia: sembra lo stia dettando ai giornalisti. Poi critica l’indifferenza degli opinionisti liberali che non si preoccupano della censura contro cui lui sta combattendo: “Cosa ha detto finora Scalfari? Cosa ha fatto Curzio Maltese?” E’ un incontro-scontro quello di Santoro con i giornalisti, ma nessun inviato di nessuna testata si lascia sfuggire una smorfia sul volto. Solo la persona che stava seduta di fronte a me, già si è alzata e se ne è andata. Il resto del pubblico, in religioso silenzio, non abbassa mai la testa. Santoro confida di permettersi un atteggiamento di sfida nei confronti di questo sistema perché i suoi sono contratti blindati, decisi da tempo, “antiquati”. Parla di Adriano Celentano che “fa fatica ad essere mandato in onda”, denuncia lo stato dei nuovi giornalisti che non hanno il potere di ribellarsi alle condizioni che gli vengono imposte. Santoro crede nella sua battaglia e lo riesce a trasmettere. Spende più di un quarto d’ora solo per la prima domanda. Sfrutta il suo momento per farsi ascoltare. Prende di petto i giornalisti, in alcuni casi li ridicolizza, la sfida è anche con loro. “O con me e alla mia altezza, o avanti un altro” sembra urlare. “Nel momento in cui ci libereremo della vicinanza tra giornalisti e politica e i giornalisti cominceranno a rivendicare i loro spazi allora ci libereremo di questo fardello culturale”. Paragona l’Italia allo Zimbabwe, chiedendo poi scusa allo Zimbabwe. Si sentono forti risate; interviene qualcuno con aria polemica: “Non pensi che l’azienda stia semplicemente dando un format generale a tutti i programmi?”

“Questa non è una linea editoriale: questo è fascismo!” risponde. La sala si divide tra risate e sguardi perplessi.

“Mi sembra che non sia fascismo Michele, mi sembra che tu vada in onda” risponde sconcertato il giornalista. Santoro è in difficoltà; con eleganza il giornalista passa ad un’altra domanda. La conferenza prosegue e si parla di marketing. Da Serena Dandini a Beppe Grillo, continua la rassegna di chi si vorrebbe imbavagliare. “Quando ci permetteranno di avere un altro comico come Paolo Villaggio?”. La denuncia riprende continua: “La libertà si perde poco alla volta e ci porta a diventare una società culturalmente povera.” Si passa a parlare di compensi economici, Santoro scherza sul Ministro Brunetta. È passata più di un’ora: tutti cominciano ad accusare segni di stanchezza. L’ultimo intervento richiede la partecipazione del consigliere di amministrazione Rai, Nino Rizzo Nervo: “Ci copriremmo di ridicolo nel dichiarare di non volere Santoro e poi dargli tutta questa importanza. Io credo sia una strategia del Direttore generale Mauro Masi.” Parla del servizio pubblico che sta scomparendo, di degrado culturale. “Noto che qui sono tutti terrorizzati.” In sala il vocio si fa sempre più forte, si sentono polemiche dalle ultime file, una ragazza sbotta: “Fate ridere!” Tutte le telecamere, come in una danza ruotano immediatamente su di lei. Ma non fanno in tempo a farlo che subito dalla parte opposta della sala urla una donna: “Siamo stanchi, dovete chiedere le dimissioni!”. La gente si guarda intorno, chi applaude e chi ridicolizza il ring. Santoro in silenzio, è tradito da un sorriso malizioso che rivela la sua soddisfazione che culmina quando un giornalista denuncia Minzolini. Ricomincia alzando i toni: “Siamo nel castello di Kafka”. Subito dopo ammette lo sfogo. “Stabiliamo una prassi aziendale, quando un giorno ammazzeremo qualcuno in diretta ci cacceranno, che volete che sia. Hanno cacciato tutti, uno in più, uno in meno. Cacciateci!”. Conclude. “Capite che la RAI non può andare avanti così?” Sono passate circa due ore, la conferenza è finita, e ora la stampa ha accerchiato Santoro. Nel frattempo qualcuno corre verso l’uscita: “Devo assolutamente trovare il numero di Travaglio”dichiara affannato ad un collega.

“Questa è la situazione. Siamo ad Annozero, e Annozero ricomincia.”

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