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Il Romanzo: Quello che mi spetta di Parinoush Saniee

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Quello che spetta a ciascuno di noi è già stabilito e anche se il cielo scendesse in terra, non cambierebbe“.

Come può Masumeh, a soli quindici anni, confidare in questo scoraggiante adagio avallato da sua madre? Sceglie, invece, di sperare che qualcosa cambi. Spera a scuola, ottenendo il massimo dei voti. Spera mentre passa la spazzola sui lunghi e serici capelli, attenta affinché il chador non le copra le punte. E spera nello scorgere Saeid, che esce in strada per cercare il suo sguardo. Il suo sguardo masum (innocente) come il nome che le è stato assegnato e che lei veste alla perfezione. Ma un giorno la sua famiglia decide che non è più degna di portarlo.

Avendo alzato lo sguardo verso un uomo, Masumeh si è macchiata di un crimine atroce, il disonore, che – oltre a costarle i ripetuti pestaggi dei fratelli, un periodo di reclusione e l’allontanamento dal suo primo amore – darà l’avvio ad una sequela di eventi  contrassegnati dal marchio indelebile del maschilismo.

Nata a Teheran nel 1949, Parinoush Saniee – psicologa e, ad oggi, tra più stimate intellettuali del Medio Oriente – con il romanzo d’esordio Quello che mi spetta racconta attraverso gli occhi di una donna la storia politico-sociale dell’Iran nei cinquant’anni che racchiudono il regno dello scià, la rivoluzione e la post-rivoluzione, fino alla guerra contro l’Iraq. Messo al bando dall’attuale regime iraniano, il romanzo è sottoposto a ripetute censure ma, grazie a un team agguerrito che vede come figure di spicco la scrittrice Shahla Lahjii e l’avvocato Shirin Ebadi, è ora alla diciannovesima edizione ed in cima alle hit. “In Occidente spesso si preferisce parlare della minaccia del nucleare” sottolinea la Saniee, la quale, invece, tiene ad apostrofare la necessità di battersi, in primis, per la parità dei diritti delle donne e la libertà di espressione. Ed è per questo scopo che sfrutta la sua fama e le sue abilità, riuscendo egregiamente a trasformare un insieme di dati statistici raccolti in un centro ricerche, in personaggi fittizi ma in grado di ritrarre a tutto tondo le categorie e le classi sociali dell’epoca.

È nel pieno del regime autocratico dello scià Reza Pahlavi che la protagonista Masumeh, assieme alla sua famiglia, migra dal paesino tradizionalista Qum alla volta di Teheran. La ragazza solo per poco avrà modo di respirare l’aria libertina e progressista di quella città definita dagli integralisti “luogo di perdizione e di senza Dio”. Verrà affascinata e travolta dai modi a lei proibiti della nuova amica del cuore Parveneh (farfalla) che, con la sua risata sguaiata, il parlare a voce alta e i capelli non coperti dal velo, si fa beffe della cultura tradizionalista.

Ma a Teheran, oltre alla borghesia alla moda ed esterofila che appoggia lo scià, fanno capolino gli intellettuali progressisti e gli integralisti islamici che, con mezzi sia leciti che terroristici, sacrificano la propria vita alla pianificazione della caduta del governo.

Come reazione ai metodi vessatori della SAVAK (servizi segreti dello scià) nel mese di Muharram (autunno) del ’78, milioni di persone scendono nelle piazze a dimostrare contro il regime, recitando poesie persiane di Forough Farrokhzad e Ahamed Mossadeq o gridando “Allah o akbar” (Dio è il più grande). Il potere oppressivo dello scià crolla ma viene sostituito dal totalitarismo religioso, in cui a farne le spese è soprattutto la condizione femminile che va perdendo anche i diritti faticosamente conquistati nel sistema precedente.

Parinoush Saniee opta per uno stile essenziale, quasi da reportage, così che l’analisi oculata quanto impietosa della psicologia dei personaggi risulti essere frutto del resoconto in prima persona della protagonista. I dissidi politici fanno, per contrasto, da precario telaio, in cui si subodora appena qualche evento storico piuttosto indistinto. Ciò per risaltare, non l’ignoranza di Masumeh, ma il suo vivere – come del resto quello di tutte le donne della sua generazione – da spettatrice coatta delle azioni altrui. Cos’è che “spetta” davvero a Masumeh? Nulla che riguardi davvero se stessa e i propri bisogni. Le spetta la punizione per aver disonorato la famiglia. Le spetta di indossare il chador. Le spetta un marito scelto da altri. Le spetta vivere a seconda di cosa è nages (sporco) o halal (lecito per l’Islam). E alla fine le spetta la sofferenza per l’incomprensione dei figli. La sua de-personalizzazione e l’essere relegata a un ruolo non l’abbandoneranno mai perché il rispetto fedele delle ricerche statistiche non ha permesso alla Saniee nemmeno il lusso di un finale rassicurante.

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