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LaRouge: “L’hip-hop è un modo di relazionarsi con la vita”

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Laureata al DAMS come regista e programmista per cinema e televisione, Francesca Romana Liguori, in arte LaRouge, in Italia si fa conoscere con i  Delirius 3mens vincendo diversi trofei tra cui il campionato italiano federfunk e la gara europea a Barcellona

Laureata al DAMS come regista e programmista per cinema e televisione, Francesca Romana Liguori, in arte LaRouge, in Italia si fa conoscere con i  Delirius 3mens vincendo diversi trofei tra cui il campionato italiano federfunk e la gara europea a Barcellona. Insegnante e coreografa, l’abbiamo vista in televisione ballare per i video musicali più trasmessi. Si esibisce a Londra durante i Zee Cine Awards  e gira l’ Italia con il musical Stand- up. The new revolution dell’artista americano Cece Rogers.  A Los Angeles ha ballato per il coreografo Chris Duprè e al Carnival  per la coreografa Leslie Scott e oggi continua a viaggiare negli Stati Uniti per trovare fortuna e studiare hip-hop.

 

Perché hai deciso di studiare a Los Angeles?

Prima di decidere di andare a studiare a Los Angeles ho viaggiato molto e mi sono confrontata con diverse realtà, come Parigi, Londra e New York.  Per lo studio dell’hip-hop gli USA sono senza dubbio  un ottimo punto di partenza, i maggiori coreografi e ballerini sono a Los Angeles ed è importante poter imparare direttamente da loro. E’ negli Stati Uniti che nasce l’hip-hop come arte. E’ impossibile trovare qualcuno che non sappia cosa sia.

 

Cos’è l’hip-hop?

L’hip-hop è una cultura, uno stile di vita. Anche se è nato a New York intorno agli anni settanta, si è presto diffuso in tutta la west-coast. E’ costituito principalmente da quattro elementi: il djing, ossia la creazione di mix di suoni su brani musicali; l’mcing, più generalmente conosciuto come rap; il writing, l’arte metropolitana di creare graffiti; e il breaking ossia la break-dance.

L’hip-hop è anche un modo di parlare, di vestire, di relazionarsi con la vita. Si comincia ad apprenderlo da bambini attraverso i film e le pubblicità. D’altronde la comunità afroamericana a L.A. è numericamente superiore. L’aspetto negativo di questa cultura è che a volte si creano delle vere e proprie gang  (ci sono dei posti dove non ti puoi neanche avvicinare!), ma in realtà poi dall’altra parte il valore fondamentale dell’hip-hop resta sempre il rispetto: tutti lo vogliono, e tanti lo offrono….

 

Come  vedi il mondo della danza in Italia?

Per la danza tecnica, come il jazz e il contemporaneo, i livelli sono abbastanza alti; per quel che riguarda la street dance stiamo migliorando ma siamo ancora molto indietro. In Italia noto tanta presunzione, tutti che vogliono fare tutto, senza rendersi conto che ci vuole tempo per imparare. I gruppi aumentano di anno in anno, ma in realtà vedo tante copie in giro. Invece un vero artista riesce a trovare dentro di sé il modo di esprimersi.

Per quanto riguarda le opportunità lavorative?

Oggi in Italia si trova a fatica un lavoro normale, figuriamoci uno sotto il profilo artistico! In televisione ti offrono i lavori che io definisco da “velina”. Mentre a teatro la situazione è migliore con i musical, soprattutto a Milano, ma i compensi sono nettamente inferiori a quelli della televisione.

 

Qual è il Paese in Europa dove viene dato maggiore spazio all’industria dell’hip-hop?

La Francia è nettamente superiore.

 

Invece gli Stati Uniti?

Prima di tutto il pubblico è più interessato, quindi ci sono più eventi e maggiori possibilità di fare audizioni. Chiaramente, in questo modo,  si raddoppia anche il livello di competizione.

 

Tornando al mondo della televisione, quali sono le differenze tra Italia e Stati Uniti?

L’Italia copia molto l’ America, infatti spesso ne acquista i format. Gli spettacoli che riguardano la danza sono di più e di livello superiore. La danza negli USA è integrata; in Italia, invece, abbiamo ancora solo qualche “stacchetto”. Le agenzie sono poche ed è ancora forte il disinteresse per questa industria.  Artisticamente di persone valide ce ne sono, io personalmente mi sono trovata a lavorare con dei professionisti.

 

Con quali artisti hai collaborato in Italia?

Ho collaborato con Daniele Vit, i KTF, i Ministri, Amir, i Gemelli Diversi, gli Zero Assoluto, Fabrizio Moro, Baby-k .Cece Rogers.

 

Chi è il tuo artista di riferimento?

Stravedo per Usher, Beyoncè, Chris Brown, Omarion. Sono i più completi secondo me.

 

Quindi il migliore mezzo di espressione dell’hip-hop?

Senza dubbio la musica…..

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