Piccola storia universale del bacio

di

Data

Il termine basium comparve nella poesia latina piuttosto tardi, in un’epoca in cui era ben nota la distinzione tra il bacio...s

Il termine basium comparve nella poesia latina piuttosto tardi, in un’epoca in cui era ben nota la distinzione tra il bacio che coinvolge gli obblighi sociali (osculum) e quello simbolo della passione amorosa (savium). Come altre parole passate poi alle lingue romanze, appartiene al linguaggio  popolare, di livello diafasico medio-basso e trae origine dal registro linguistico dell’infanzia. I basia, infatti, indicavano i baci teneri e dolci dati ai bambini e la stessa parola sembra essere un onomatopea che rimanda  al tipico rumore che le labbra producono o alle sillabe scarsamente articolate dei neonati.

Il basium, inizialmente scevro di ogni carica erotica, nei versi di Catullo si tinge di sentimento e furore: il poeta paragona gli innumerevoli baci che chiede a Lesbia a granelli di sabbia africana o alle stelle che osservano gli amori clandestini, evidenziando così l’insaziabilità dell’amante.

La duplice funzione del bacio, simbolo dei rapporti convenzionali e libera espressione della fisicità si protrasse per tutto il Medioevo: se il vassallo era definito “Uomo di bocca e di mani” poiché il complesso rituale di investitura prevedeva anche il contatto con le labbra del signore, parallelamente si diffusero in Europa miti e leggende che narravano le funeste conseguenze di baci proibiti. L’incredibile fama che raggiunsero alcune storie di origine celtica, è testimoniata dalle numerose versioni che sono giunte ai giorni nostri, continuamente modificate o rivisitate.

Erano racconti di amori adulterini, il cui acme narrativo coincideva con il bacio tra sventurati innamorati dilaniati da sentimenti contrastati, negati sul nascere. Il prototipo di tali rapporti può essere individuato nella vicenda di Tristano e Isotta stregati da un filtro d’amore, emblema di un sentimento assoluto e feticcio che libera gli amanti dal peso della colpa.

Rinchiusi nell’inferno dantesco, altri due innamorati saranno condannati per l’eternità: Paolo e Francesca, il cui bacio è descritto in uno dei versi più celebri del V Canto dell’Inferno. Vittime inconsapevoli di un destino sublime, struggenti eroi dell’amore romantico, Paolo e Francesca sono protagonisti di una iconografia specifica incentrata sul momento del bacio, un bacio che la leggenda vuole sia stato scambiato nelle stanze della Rocca di Gradara, una delle dimore della Famiglia Malatesta. Se ‘un bacio legittimo non vale mai quanto un bacio rubato’ (Guy de Maupassant), la carica emotiva e drammatica è tanto più intensa quanto più segreta è la relazione tra i due amanti quasi lo stesso atto di baciare, scevro del brivido del proibito, perdesse consistenza. Il presupposto indispensabile poiché un amore possa bruciare di passione è dato dall’entità dell’ostacolo rappresentato da vincoli matrimoniali  precedentemente contratti o dall’atteggiamento ostile della società. È il caso della tragedia shakespeariana che ripropone alla fine del Cinquecento motivi topici di Amore e Morte d’ispirazione medievale, creando scene di indubbia intensità come l’ultimo sguardo che Romeo rivolge alla sua amata prima di avvelenarsi pronunciando la famosa frase: “E così con un bacio io muoio” (Atto V scena II).

Con il tramonto della letteratura romantica ottocentesca, il sentimento si spoglia del valore assoluto e si frammenta in un curioso gioco di specchi, un gioco di riflessi in cui il bacio non è emblema di nulla ma solo una delle manifestazioni della natura umana. A partire dal Novecento dunque,non è più possibile parlare di iconografia del bacio non perchè esso non compaia in opere teatrali, letterarie e pittoriche ma poiché di sovente appare esposto ai riflettori, sviscerato della componente sacra e privata, di rado connesso ad amori eterni e imperituri. Il mondo della cellulosa offre un prezioso esempio: se agli albori del cinema, il bacio veniva considerato talmente ardito da spingere i parroci di periferia a tagliare le scene incriminate durante le proiezioni all’aperto, oggi i baci dei film sono frenetici, scrutati dalla telecamera in ogni angolazione, pulsanti ma spesso, poiché spiati dal buco della serratura, privi del pathos che le grandi tragedie sprigionavano….

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'