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La fiction: The Big C, ridere e riflettere sul cancro

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Nei giorni scorsi, durante una puntata del programma "David Letterman Show" Michael Douglas ha rivelato di avere un cancro alla gola.

Nei giorni scorsi, durante una puntata del programma “David Letterman Show” Michael Douglas ha rivelato di avere un cancro alla gola. Nello studio televisivo l’attore ha raccontato la malattia senza scomporsi, come se stesse parlando della promozione del suo prossimo film o delle vacanze insieme alla compagna Katherine Zeta Jones e ai suoi figli. Se un attore famoso sceglie un programma comico e sarcastico per raccontare la sua malattia, può una serie televisiva trattare un argomento serio come il cancro strappandoci qualche risata e molte riflessioni?

È quello che sta provando a fare la Showtime con  “The Big C” serie nata dalla penna della sceneggiatrice e produttrice di “Sex and The City” Jenny Bicks, alla quale sette anni fa è stato diagnosticato un cancro al seno. La sceneggiatrice ha raccontato che “quando rivedo The Big C rivedo me stessa. In quei momenti l’unica cosa che ti può salvare è il sorriso”. E la “C” del titolo sta per molte cose. Da quelle più superficiali e frivole sulle quali spesso ci impuntiamo testardamente a quelle più profonde, drammatiche, così sconvolgenti da essere incapaci di pronunciarne il suono. Si propone, almeno per il momento, come un gioco divertente scorgere i continui richiami al titolo, ma la dura realtà di questa storia porta il telespettatore a capire in fretta che esiste una sola grande “C” in questo show, e sfortunatamente è la peggiore immaginabile. Sembra quasi che la serie voglia evidenziare come chi affronta il tumore a testa alta vince sempre. Anche quando la malattia non dà più scampo.

La dark comedy, che ha debuttato circa un mese fa negli Usa, racconta la storia di una donna a cui viene diagnosticato un melanoma all’ultimo stadio. Sposata con Paul (Oliver Platt), madre di Adam, Cathy Jamison (Laura Linney) è un’insegnante scolastica desiderosa di cambiare la propria esistenza dopo aver preso coscienza di avere poco tempo da vivere. Però decide di mantenere il segreto sul suo male oscuro e non dire nulla ai familiari.

Cathy è la sintesi assoluta della middle class. Una donna che non ha mai puntato in alto. Devota verso la casa e la famiglia. Rigida, tradizionalista e scaltra con chiunque: il figlio, il marito, i suoi studenti. Ma come accade spesso nei sobborghi, si tratta solo di un castello di sabbia bello ma eccessivamente finto, molto instabile e artificioso. Cathy, infatti, si è appena separata dal marito, che considera eccessivamente disordinato e dipendente dai videogame. Ha cresciuto un figlio indisciplinato e maleducato, il quale avrà infranto molte più regole di quelle che lei gli ha imposto. Ha un fratello ambientalista che vive per strada mangiando gli avanzi di gente che non conosce. Odia i vicini e insegna a degli studenti i quali, oltre a essere privi della minima motivazione, sono anche scortesi e saccenti.

La sua interprete ha rivelato che a volte la Jamison non le piace, “a volte può essere rude, ma non sa chi sia e proprio per questo mi ispira simpatia: prima del cancro non viveva, e questo per me è interessante, c’è del potenziale per crescere”. Ma più che il personaggio, Laura Linney si è avvicinata allo show per l’argomento cancro, “mi piace quello che The Big C tenta di fare, e l’essere consapevole della difficoltà di farlo: mi piace impegnarmi in progetti che siano onesti, e non c’è niente di più onesto della morte”.

E si deve dare merito alla sceneggiatrice Darlene Hunt di aver saputo costruire con straordinaria abilità una storia in grado di far ridere e piangere nello stesso episodio. Curiosamente, nonostante il cancro sia il plot narrativo centrale di questo show, almeno nell’episodio pilota la parola “cancro” non è mai pronunciata. Questo perché la direzione che prende la storyline è inconsueta: il cancro non è punto d’arrivo ma punto di partenza. In particolare, la serie dimostra come sia possibile sfruttare un argomento facile come il cancro per realizzare un racconto complesso, che non si riassume nella tipica piramide diagnosi-chemioterapia-guarigione. Una scrittura che muove verso due direzioni. Da un lato il tempo: chi convive con il cancro sa di non averne molto altro a disposizione. Ciò emerge con forza con la scelta di ambientare la storia a Minneapolis, città dell’America settentrionale dove, come Cathy dice all’inizio dell’episodio, le estati sono troppo brevi.

Dall’altro lato il cambiamento. Appare da subito evidente il desiderio di Cathy di sfruttare la malattia e il poco tempo che le resta per cambiare le numerose cose che non vanno bene nella sua vita pressoché insignificante, e al tempo stesso cercare di lasciare un segno indelebile del suo passaggio.

La serie ha raccolto un successo di pubblico e critica e numerose polemiche che arrivano anche da alcuni malati. L’ideatrice ha messo le mani avanti sottolineando come lo show non prenderà in giro nessuno: “Il cancro non è una cosa divertente, ma lo sono le persone; e il modo con cui scelgono di fare i conti con situazioni differenti, possono essere ilari a prescindere dalle circostanze”. Hollywood Reporter ci segnala, ad esempio, che la serie ha debuttato con il miglior rating assoluto (1.2 milioni di spettatori) del network da 8 anni a questa parte per una premiere.

Una vera e propria dark comedy insomma, in cui le risate sono assicurate ma lo è anche la possibilità di riflettere sul modo migliore di vivere la propria vita e di relazionarsi con i propri affetti. Il punto di forza della serie resta comunque un’ottima sceneggiatura e dinamiche appassionanti tra i personaggi  capaci di alternare tristezza, allegria, compassione e forza d’animo.

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