Condividi su facebook
Condividi su twitter

Il mio amico Osvaldo e l’Isola di Ponza (Foto di Mariagrazia Veneziano)

di

Data

– Pronto? – Ciao Osvaldo sono io. – Ehm…ciao…lo sai che sono a Ponza? – Si me lo hai detto la settimana scorsa che saresti partito, ma senti un

– Pronto?

– Ciao Osvaldo sono io.

– Ehm… ciao… lo sai che sono a Ponza?

– Si me lo hai detto la settimana scorsa che saresti partito, ma senti un po’…

– Ma lo sai che il porto è stato realizzato durante il periodo della colonizzazione borbonica e che è considerato uno degli approdi più belli d’Europa?

– No non lo sapevo e mi fa piacere, ma ora ascoltami per favore voglio chiederti una cosa molto…

– E lo sai che su quest’isola ci sono passate un sacco di figure leggendarie come Omero e Virgilio? Che la chiamarono l’isola di Circe?

– No non sapevo neanche questo, ma senti un attimo volevo chiederti se…

– E che molte leggende ci narrano che la Maga Circe su quest’isola trasformava le donne in sirene, usandole poi come esca per attirare i navigatori e farli cadere in trappola?

– No Osvaldo non so niente! Ora lasciami parlare per la miseria e dimmi la verità! Non è che…

– E che nel periodo borbonico l’isola divenne luogo di penitenza per i nemici dei Borboni? E che nel periodo fascista invece luogo di confino per alcuni politici avversi al regime?

– NOOOOOOOOOOOOOOO!

– E che fino a mezzo secolo fa le barche navigavano queste acque solo a remi e a vela? E che molti pescatori, soltanto con i remi, erano capaci di raggiungere la Sardegna, la Tunisia, la Liguria?

– NOOOOOO!!! NOOOOO!!! NOOOOO!!! NON LO SOOOOOO!!!

Dopo aver emesso quei rabbiosi urli, dall’altra parte della cornetta, in lontananza, sento subentrare di colpo una voce. Che dice: – Osvaldo tesoro, scusami ma c’era una fila davanti al bagno impressionante!

Quella voce è una voce che conosco molto bene.

Voce femminile.

Voce che non avrei mai voluto sentire.

Voce di mia sorella.

Il sospetto che nutrivo si rivela fondato. Naturalmente non ho modo di esprimere la mia contrarietà: quella volpe di Osvaldo respirando forte nella cornetta mi rifila la balla che la linea è disturbata e che non mi sente bene; interrompendo così la comunicazione.

 

Sono sicuro che la loro storia è nata quel giorno che siamo andati al Pincio tutti e tre insieme. Vi ricordate? Osvaldo mi stava spiegando certe cose sull’idrocronometro, quando mia sorella è uscita dalla stanza e ci ha chiesto un passaggio proprio da quelle parti.

 

(Se non lo ricordate andatevelo a rileggere: rivista “O” del 30-05-2010). Comunque mica finisce qui! Prima o poi dovranno rientrare i due piccioncini da questa Ponza! O Isola di Circe! O come cazzo si chiama!

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'