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Moonlight Festival: il Suono delle Parole

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Un buon ritmo è alla base di ogni testo, evidente testimonianza secondo alcuni esperti di linguistica dell’impronta orale che si cela dietro ogni forma di scrittura. E’ noto che Flaubert fosse solito leggere ad alta voce i propri lavori ed

Un buon ritmo è alla base di ogni testo, evidente testimonianza secondo alcuni esperti di linguistica dell’impronta orale che si cela dietro ogni forma di scrittura. E’ noto che Flaubert fosse solito leggere ad alta voce i propri lavori ed era abitudine di Pier Vittorio Tondelli ricalcare le forme dell’italiano contemporaneo seguendo la scansione dei quattro quarti di rock. Il ritmo, percepibile ad un livello superficiale della lingua, lungi dall’essere solo una delle tante prove delle connessioni tra letteratura e suono, appare un chiaro indice dell’origine comune  di parole e note.

La prima edizione del Moonlight Festival svoltasi a Fano dal 31 luglio al 2 agosto e nata come celebrazione della New Wave, si è rivelata una riflessione sulle potenzialità della musica, grazie ad approfondimenti, conferenze e incontri letterari. Durante la presentazione dei libri di due giovani autrici, Erika Polignino e Rita Girola si percepiva il ritmo vivo pulsante di parole scritte di getto, come una melodia. Sarebbe riduttivo sottolineare gli abbondanti riferimenti a band e icone (spesso inglesi) che i due testi presentano, molto più interessante è riconoscere l’impronta musicale che, in forme diverse, pervade come una colonna sonora le opere delle due scrittrici, facendo vibrare le pagine quasi fossero pentagrammi.

Il Nero Fluorescente che dà il titolo all’opera prima di Erika Polignino, è un colore denso di dolore e noia, ottenuto mescolando esperienze estreme, visioni allucinate, nenie ripetitive simili al ticchettio di giorni sempre uguali ascoltati attraverso un orecchio finto. La scrittura  intima dell’autrice, a volte più adatta a un diario personale che a un romanzo, intrappola le sensazioni di una disoccupata che sente le vibrazioni del mondo attraverso le protesi acustiche. Il ritmo è tanto più innaturale, quanto più viene percepito da orecchie che l’autrice definisce “a pile”, eppure è paradossalmente vero, reale, tangibile dietro ai periodi brevi e il linguaggio tipico dell’italiano neo-standard.

La tematica della sordità è presente anche nell’opera di Rita Girola, L’Inutile Guida, e diviene riflessione sulla vacuità dei discorsi umani, pronunciati solo per riempire il  disarmante vuoto dei silenzi. L’esperienza musicale nel libro viene analizzata a ritroso, fino alla sua genesi: la creazione artistica, massima espressione dell’istinto e dell’intelletto umani. Il ritmo che guida la mano del compositore, protagonista dell’opera, si confonde con quello di due anime che si uniscono. Le note partorite da due musicisti diventano la prova tangibile della complicità che li unisce, invisibili catene di un legame che non esiste se non sublimato dalla musica. Rita Girola, con grande abilità conduce il lettore nel preciso istante in cui i due amanti’ riuscivano a catturare un sogno e tradurlo in suono’. Quell’istante, in cui parole melodia ed emozione si fondono è nucleo del Moonlight Festival….

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