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Calciomercato

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Le riviste specializzate ne cominciano a parlare ad inizio Maggio, ma da metà Giugno a fine Agosto tutti gli organi di informazione ne trattano, in un crescendo tale da...

Le riviste specializzate ne cominciano a parlare ad inizio Maggio, ma da metà Giugno a fine Agosto tutti gli organi di informazione ne trattano, in un crescendo tale da farlo diventare l’argomento principe: è il Calciomercato  (è preferibile scriverlo così, tutto attaccato e maiuscolo). L’importanza di questo argomento, o meglio di questa branca dell’informazione, è dovuta al felice e fortuito miscuglio di diversi fattori. Tra questi voglio ricordare la voglia di chiacchiere da ombrellone, la carenza di notizie dovuta al periodo delle vacanze estive, la necessità ansiogena di avere sempre paura di qualcosa: oddio e se non ci danno Burdisso? E se Maicon va al Real? Ma è chiaro a tutti che il motivo principale del suo successo è dovuto al fatto che in esso coesistono due argomenti dei quali ogni esponente della popolazione italiana ha una competenza smisurata: il calcio e l’economia politica. L’appassionato di calcio può perpetuare il suo mantra attraverso l’analisi dell’andamento del Calciomercato. Così se, per esempio, viene ventilata l’ipotesi di acquisto di un esterno sinistro, il marpione spiegherà a tutti che l’allenatore sta in segreto pensando di attuare il 4-4-2 (lo so che è un po’ complicato per i pochissimi profani, ma vi giuro che è così). Ancora più interessante lo spessore ed il livello di discussione messo in campo dagli esperti di politica economica. In questo campo infatti, il rigore è quest’anno l’argomento principe. Rigore non inteso come sanzione disciplinare comminata dall’arbitro sul campo di gioco, ma inteso come severità nel far quadrare i conti delle società sportive. L’associazione europea di football ha infatti lanciato la parola d’ordine dell’economia sostenibile nelle società di calcio: non si può spendere più di quanto si incassa! scimmiottando in sostanza le direttive delle economie occidentali in risposta alla crisi generata dal crack dei mutui americani. Personalmente preferisco seguire i dibattiti di più alto livello: il mercato (e quindi il Calciomercato) è portatore intrinseco di libertà e democrazia?  La zuffa tra fazioni in questo caso assume toni più eleganti, le riviste che ne trattano sono di élite, ma l’intensità è la stessa delle battaglie ideologiche del secolo scorso. Da umile spettatore di queste dispute un’idea me la sono fatta. Secondo me il Calciomercato è un grosso esempio di democrazia. Infatti ad esso fanno partecipare anche la Lazio.

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