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Anche chi non legge Freud può farsi una bella vacanza (oltre a vivere cent’anni)

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Attenzione: quella che trovate di seguito non è una lista di libri consigliati, non è una lista di libri "da portare in vacanza", necessari, immancabili sotto l’ombrellone...

Attenzione: quella che trovate di seguito non è una lista di libri consigliati, non è una lista di libri “da portare in vacanza”, necessari, immancabili sotto l’ombrellone o di fronte al rifugio. Non ci troverete punti di vista o recensioni. È più semplicemente una lista di libri presi e “portati” in vacanza, così come sono, usciti fuori da un paio d’ore passate al fresco dell’aria condizionata di una libreria Feltrinelli. Non è una lista rigorosa quindi, ma un elenco di libri giudicati dalla copertina, nel vero senso della parola, o al massimo dai suoi risvolti. Comprati e messi in valigia, sperando nel meglio. Un po’ come criticare un film senza prima, prima vederlo, un po’ come abbandonarsi a un’avventura estiva con una persona appena conosciuta insomma, magari cinque minuti dopo non vi ricordate neanche il nome, magari può essere l’amore della vostra vita.

Bene. Se siamo d’accordo, cominciamo dai colori pastello della Marcos y Marcos, con le sempre deliziose copertine di Lorenzo Lanzi, che accompagnano in questo caso “Second hand – Una storia d’amore” di Michael Zadoorian e “Controvento” di Angeles Caso. Il primo libro promette una “tempestosa storia d’amore” sullo sfondo di un negozio di antiquariato da quattro soldi di Detroit tra lo sfigato proprietario Richard e la “dea del riuso” Theresa (in realtà non c’è copertina che tenga, quando leggo di una protagonista femminile con questo nome corro sempre a comprare il libro, non puoi dimenticare una delle donne della tua vita), mentre il secondo prospetta un romanzo di “amicizie, guerre e alleanze, amore e avventura” vissute dalla protagonista Sao tra un’isola a largo della costa africana, dove parte la storia, e Lisbona.

Quasi a contrasto con la delicatezza di Lanzi ho preso poi lo scarafaggione nero che spicca sulla copertina completamente bianca di “Hanno tutti ragione” di Paolo Sorrentino e che mi ha talmente affascinato a prima vista da superare le mie perplessità sugli scrittori che sono già famosi per altre loro abilità e sui i libri che le librerie sistemano, come in questo caso, in pile con la base di quattro volumi e l’altezza di un alano arlecchino. C’è da dire però che se il protagonista si chiama Tony Pagoda e fa il cantante melodico tra Napoli, Capri e Manaus (Amazzonia, Brasile), il tuo romanzo una piccola possibilità in più di essere comprato ce l’ha.

Di “Chronic city”di Jonathan Lethem invece sono stati i risvolti a convincermi (protagonista ex stella adolescente di sitcom e ora adulto ma giovane pensionato che vive grazie ai diritti della sitcom, poi un critico rock strabico e controculturale, poi un’astronauta alla deriva fidanzata del protagonista, mondi virtuali e oggetti altrettanto virtuali ma costosissimi, Manhattan immersa in una sorta di dopobomba condito da scompensi climatici), mentre a Altai di Wu Ming, che dovrebbe essere il seguito del grandioso “Q” di Luther Blisset, la valigia delle vacanze in un certo senso gliela dovevo, come la dovevo a “Pastorale americana” di Philip Roth, nonostante in quarta di copertina Alessandro Baricco lo definisca “il libro più bello degli ultimi dieci anni della letteratura americana”.

Alla fine l’ultimo spazio disponibile se lo aggiudica “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza, nome che nella mia abissale ignoranza avevo sempre preso per uno pseudonimo (ahimè tipo Massimo Della Pena e Salvatore Dell’Io) e che invece appartiene a una donna vera, dalla vita piuttosto densa, e che è rimasto “vent’anni abbandonato in una cassapanca rifiutato dai principali editori italiani” e ritrovato prima da Stampa Alternativa e poi da Einaudi. È la storia di una donna siciliana nata il primo gennaio del 1900.

La valigia è piena, sette libri dunque, circa duemilacinquecento pagine per tre settimane. Forse sembrano un po’ troppi, ma non lo sono affatto se siete in un posto in cui le librerie non sono precisamente a tiro e se volete applicare in libertà il decalogo di Pennac, soprattutto al punto 3, il diritto di non finire un libro. E se sono belli o brutti, se è possibile criticare un libro senza prima leggerlo lo sapremo solo a settembre: a quel punto il passo successiva sarà convincerci che anche Chinaglia possa passare al Frosinone.

 

I diritti imprescrittibili del lettore di Daniel Pennac

1. il diritto di non leggere
2. il diritto di saltare le pagine
3. il diritto di non finire un libro
4. il diritto di rileggere
5. il diritto di leggere qualsiasi cosa
6. il diritto al bovarismo
7. il diritto di leggere ovunque
8. il diritto di spizzicare
9. il diritto di leggere a voce alta
10. il diritto di tacere

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