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The box. Ci sono sempre delle conseguenze

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Dopo le critiche fin troppo lusinghiere di Donny Darko e dopo il flop al botteghino di Southland Tales, Richard Kelly – regista e sceneggiatore statunitense – fa il suo ritorno sul grande schermo con The Box

Dopo le critiche fin troppo lusinghiere di Donny Darko e dopo il flop al botteghino di Southland Tales, Richard Kelly – regista e sceneggiatore statunitense – fa il suo ritorno sul grande schermo con The Box, un altrettanto pretenzioso lungometraggio dai contorni immancabilmente soprannaturali.

Una mattina come tante, sulla porta di casa di Norma (Cameron Diaz) e Arthur Lewis (James Marsden) – giovane coppia di Richmond – appare un pacco contenente una scatola di legno, provvista di un pulsante rosso. Il criptico marchingegno è accompagnato da un biglietto che annuncia la visita pomeridiana di uno sconosciuto, Arlington Steward (Frank Langella). Il misterioso ambasciatore, distinto e ben vestito ma con una guancia deturpata da una profonda ustione,  li metterà di fronte a un dilemma: premere o non premere quel pulsante. Dalla loro scelta scaturiranno effetti irreversibili. Se Norma e Arthur decreteranno di pigiare il bottone, accadranno due cose: qualcuno che non conoscono in qualche parte del mondo morirà. E, in secondo luogo, riceveranno un pagamento immediato di un milione di dollari. Hanno a disposizione ventiquattro ore di tempo per riflettere, dopodiché il congegno sarà riprogrammato e consegnato ad altre persone, sottoposte al medesimo quesito.

Il rapporto dei Lewis è solido e la loro vita borghese scorre più o meno tranquilla, lui ingegnere alla NASA,  lei un’insegnante. Man a mano trapelano, però, i disagi che li rendono inquieti: ad Arthur viene negato l’incarico tanto agognato di astronauta, Norma è costretta a zoppicare per via di un piede menomato a seguito di un vecchio incidente e sta subendo, per questo motivo, torture psicologiche da parte di uno studente mentalmente instabile. Inoltre, non ottenendo entrambi le promozioni lavorative che si aspettavano, non potranno far frequentare al figlio Walter la scuola più rinomata. E Norma non potrà affrontare l’operazione al piede che la priverebbe del suo handicap. Ma sono forse questi motivi validi per uccidere? Perché di questo si tratta: uccidere qualcuno in cambio di denaro.

Kelly si ispira ad un racconto di Richard Matheson, Button, button, del 1970, già adattato negli anni ’80 per un episodio della serie Ai confini della realtà. La novella termina con il messaggero che esce di scena con la scatola dopo che i personaggi hanno deliberato di premere il famigerato pulsante.  Il regista, invece, intende andare oltre, immaginando un’evoluzione del finale di Metheson. “Sono rimasto subito affascinato da questo racconto e volevo saperne di più: da dove viene la scatola? – confessa Kelly – Cosa significa? Coloro che decidessero di premere quel pulsante potrebbero mai pensare di redimersi? E come?”. In realtà, questo desiderio di dilatare una struttura già ben compiuta, con eccessivi deliri e suggestioni, dà vita ad un risultato confuso e che rende poca giustizia allo spunto originale.

La scelta di ambientare la storia nel 1976 è giustificata dal proposito del regista di associarla all’atterraggio effettuato dalla NASA su Marte tramite l’unità robotica Vicking. Una fotografia patinata e minuziosa rispecchia egregiamente sia gli interni che gli esterni dell’epoca.

Il messaggero Arlington Steward si svelerà essere morto e poi resuscitato da entità superiori che governano i fulmini e, scappato dalla base NASA dove lavorava, ha costruito la scatola per porre una sorta di test all’umanità. Test da cui soprattutto la figura della donna risulterà svalutata. È, infatti, la donna che, come la progenitrice Eva, con un gesto superficiale – che qui consiste nel premere il bottone senza pensarci su troppo – mette a rischio l’intero genere umano, nonostante i “maschietti” cerchino, invano, di salvarlo. Che la corruzione possa investire chiunque, anche una famiglia apparentemente per bene, non è una deduzione particolarmente originale così come non lo è la soluzione del libero arbitrio che adotta Kelly. Ma, se la prima parte del film mantiene a stento elevata la tensione, soprattutto grazie ad una suggestiva colonna sonora, la seconda si perde in improbabili scene che vorrebbero omaggiare Lynch ma che sfociano nel grottesco e nel noioso più che nel simbolismo onirico.

Una citazione di Sartre presente nel film riassume la morale che Kelly vuole a tutti i costi trasmettere: “Ci sono due modi per affrontare l’ultimo viaggio: liberi o in catene“. E il finale apocalittico è legittimato dal calcolo del “coefficiente altruistico” dell’uomo che, se non è in grado di sacrificare se stesso per gli altri, non merita di vivere.

 

Titolo originale: The Box
Regia: Richard Kelly
Genere: Thriller
Paese: U.S.A. 2009
Durata: 115′
Produzione: Darko Entertainment, Lin Pictures, Radar Pictures
Distribuzione: Key Films
Cast: Cameron Diaz, James Marsden, Frank Langella, James Rebhorn, Holmes Osborne, Sam Oz Stone, Gillian Jacobs, Celia Weston, Deborah Rush, Lisa K. Wyatt

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