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La ragazze di Ostia e lo Spirito del tempo

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Non lasciatevi ingannare, perché niente è come sembra. Romina e Debora non sono capitate per caso su quella spiaggia. L’intervista alle ragazze di Ostia non nasce...

Non lasciatevi ingannare, perché niente è come sembra. Romina e Debora non sono capitate per caso su quella spiaggia. L’intervista alle ragazze di Ostia non nasce dal nulla ma è un evento pianificato nei minimi dettagli e ben orchestrato da multinazionali dalle mani adunche e da occulti potentati. Lo scopo: ricavare enormi profitti e distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalle loro operazioni tese alla conquista del potere mondiale. Non vi sarà difficile comprendere ora che le protagoniste del video non sono le due ragazze, ma Sky, realizzatrice dell’intervista, e Nestlè, titolare del marchio Algida che commercializza il Calippo, il vero centro di gravità dell’intera operazione, e che, grazie al rastrellamento di azioni avvenuto nei giorni precedenti il video, proprio Sky e Nestlè hanno portato a casa guadagni che non hanno precedenti nella storia del capitalismo.

 

Tutti mentono sulla vicenda, a cominciare dalle autorità. Il minisindaco di Ostia, per esempio, nelle sue dichiarazioni a “La Repubblica”, prima si barrica dietro un bacchettonismo democristiano molto di maniera stigmatizzando costumi da bagno troppo succinti e troppo ostentati, ma poi dichiara avventatamente che “a Ostia non ci sono solo coatti”. Non si chiede come mai che dei duecentomila abitanti del suo Municipio così pochi, coatti e non, ne compaiano nel video. E non spiega neanche, a questo proposito, né chi abbia avvisato gli Ostiensi di non andare in spiaggia proprio quella domenica, né come le “pattuglie anticoatto” della Polizia Municipale operative quel giorno sul litorale, si siano lasciate scappare proprio la comitiva di Romina e Debora.

 

E mentono anche le ragazze, che non sono le dilettanti che ci vogliono far credere. È dimostrato, attraverso bonifici bancari e testimonianze dirette di compagni e professori che nei due anni precedenti l’intervista hanno frequentato la scuola di recitazione “Franco Lechner Performing Academy” di Acilia, guarda caso proprio nell’entroterra di Ostia, ma per qualche motivo che ora è più chiaro, solo i corsi di “Improvvisazione”, “Commedia dell’arte”, e quello denominato “Stracult”, senza mai neanche soffermarsi su materie fondamentali come “Dizione” o “Storia del teatro”.

 

Una vera e propria cospirazione dunque, che appare ancora più evidente se analizziamo il video in due suoi aspetti fondamentali: innanzitutto il trucco delle ragazze, che è ancora compatto e sembra in grado di resistere con una sorta di “demolizione controllata”, oltre che al caldo, anche alle doccette tanto bramate da  Debora (la ragazza nord, cioè quella sulla destra guardando il video, visto che le ragazze sono con le spalle al mare); poi la totale mancanza della prova principe, della cosiddetta “pistola fumante”, i resti degli incarti di carta rigida del più volte evocato Calippo, che dovrebbero essere due, anche se non se ne conosce il gusto, nonché della bottiglia di birra, che Romina (la ragazza sud) asserisce di avere bevuto e di cui da qualche parte dovrebbe, in teoria, individuarsi il vuoto.

 

Il video in ogni caso non è perfetto, e questo paradossalmente ne sottolinea l’accurata preparazione. Alcuni errori sono irreparabili, come i sottotitoli che vorrebbero evidenziare la poca scolarizzazione delle ragazze e che, invece a causa di numerosi accenti e apostrofi sbagliati, non certo per la fretta, si trasformano in un vero e proprio boomerang per gli ignoti redattori: al minuto 0,01 c’è un “si” al posto di un “sì”, al minuto 0,06 c’è un “é” al posto di un “è” e al minuto 0,25 c’è un “puo’” invece di un “può”. Altri errori invece sono stati prontamente corretti. Poteva destare meraviglia infatti, e cosa più grave sospetto, che in quasi un minuto di riprese due ragazze romane d.o.c. come Romina e Debora, una di Guidonia Montecelio e l’altra di Santa Maria delle Mole Ciampino, non fossero riuscite a professare neanche per un momento la loro fede per i colori giallorossi. Problema subito risolto da una successiva intervista rilasciata a “Il Tempo” dove le ragazze, sempre definite “romane doc” dall’articolista, hanno dichiarato tutto il loro amore per la “Magica”, anche se con un ulteriore piccolo scivolone di Romina. La ragazza confida infatti di avere nella sua cameretta la “frase emblematica”, come la definisce testualmente lo stesso quotidiano romano, “Roma alza gli occhi al cielo, solo lui è più grande di te” che riecheggia uno storico quanto sfortunato striscione della Curva Sud in un vecchio derby, quando i dirimpettai ne esposero però immediatamente uno con su scritto “infatti è biancazzurro”.

 

Nonostante le imperfezioni il video raggiunge comunque il suo scopo: da una settimana i media ne sono monopolizzati. Ma quello che più colpisce sono le reazioni indignate all’intervista, tutti hanno da dire la loro sulle tutto sommato incolpevoli Debora e Romina, tutti giù a brematurarci la supercazzola come fosse antani sulla coattaggine delle ragazze e su come questa collida, in maniera del tutto sorprendente, ancorché inaspettata, con la grande valenza culturale della nostra attuale società e sulle grandi speranze dei nostri giovani: tutti insieme, compatti, giornalisti, opinionisti, politici, presidi di sociologia, presidenti di accademia della crusca (“bullismo culturale” sentita il 26 luglio al GR1 delle 7), dotti, medici, sapienti e intellettuali vari, il vicino Flanders, l’orso Yoghi e la pecorella di Heidi. Forse negli ultimi dieci o quindici anni non hanno mai preso un mezzo pubblico, forse non hanno mai acceso la televisione. Forse non hanno ancora colto lo Spirito del tempo. O lo Zeitgeist, decidete voi.

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