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10 anni in prigione con i 28

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"Sì ho ucciso una persona, dovevo entrare nei 28. Non volevo essere stuprato amico, volevo sopravvivere". Pollsmor carcere di massima sicurezza, Città del Capo, Sud Africa.

“Sì ho ucciso una persona, dovevo entrare nei 28. Non volevo essere stuprato amico, volevo sopravvivere”. Pollsmor carcere di massima sicurezza, Città del Capo, Sud Africa. Le gang qui sono un problema enorme nella vita nella prigione, queste sono isolate in tre sezioni distinte sullo stesso piano per un totale di circa 750 prigionieri. Le varie gang vengono chiamate “i numeri” (i 26, i 27 E i 28) e sono tremendamente potenti nelle celle comuni dove esercitano il loro controllo attraverso l’uso di una violenza spropositata, anche violenza sessuale.

Masixole ha 26 anni oggi e ha passato gli ultimi 10 a Pollsmor dove faceva parte dei 28, la più antica e più violenta delle gang delle prigioni Sudafricane. Lui è stato rilasciato questo Gennaio e adesso lavora nel sociale tentando di aiutare i ragazzi a uscire dalle strade delle township di Città del Capo, perché lui conosce bene la vita a Pollsmor, lui sa cosa si deve fare lì per sopravvivere. È stato condannato nel 2000 per aver rapinato un negozio “ero un gangster amico, andavo in giro sempre con la pistola e non m’importava nulla della polizia”. All’inizio Masixole avrebbe dovuto passare solo 4 anni in prigione ma poi…”Io vengo da Lower Cross Road, Philippi, una zona degradata di Città del Capo controllata dai 28 quindi sapevo che in carcere sarei entrato a far parte della loro gang. Il fatto è che per entrare a far parte dei 28 devi uccidere qualcuno nella prigione, loro vogliono il sangue di qualcuno è come il Curriculum Vitae quando ti presenti ad un colloquio”. Per questo omicidio ovviamente la sua pena venne estesa ma almeno Masixole era al sicuro dai ripetuti abusi delle gang. “Se non fai parte di una delle gang vivi come uno schiavo. Io usavo un ragazzo per farmi pulire la cella tutti i giorni e non poteva dirmi nulla perché io facevo parte dei 28 e tutti sapevano che loro controllano la prigione”. Molti carcerati muoiono perché non vogliono entrare in una gang “Ho visto gente picchiata e uccisa semplicemente perché un generale dei 28 voleva mostrare il suo potere”.

Nessuno a Pollsmor sembra poter contare sulla protezione delle guardie, queste hanno perso il controllo della prigione molto tempo addietro e ora devono confrontarsi con il potere delle gang. Durante l’apartheid, le gang temevano le guardie. Loro sapevano che le guardie non erano controllate da organizzazioni per i diritti umani e dei prigionieri e quindi se un ufficiale fosse stato accoltellato le guardie avrebbero picchiato i membri delle gang fino a ridurli in fin di vita ricorrendo spesso alla pena di morte.

Dopo la fine dell’apartheid invece le guardie sono diventate un bersaglio. Le gang dei numeri sanno che le conseguenze delle loro azioni non risulteranno in pestaggio o nella pena di morte e quindi ai nuovi iniziati viene spesso richiesto di prendere la vita di una guardia e addirittura di provare a cavargli un occhio.

“Nessuno dei carcerati che subiscono violenza andrà mai a denunciare alle guardie ciò che accade – racconta Masixole -, sanno che se lo facessero morirebbero di sicuro. Ogni tanto scrivono le loro richieste di aiuto su dei pezzetti di carta che poi gettano nei corridoi con la speranza che una guardia li legga e che faccia qualcosa per loro”.

Il governo Sudafricano ha bisogno di applicare soluzioni drastiche alla situazione delle proprie prigioni. I carcerati hanno perso completamente i loro diritti fondamentali perché nessuno può garantirgli protezione. Alcune delle nuove proposte per combattere le gang sono di separarle completamente dai nuovi carcerati per bloccarne la crescita. Un’altra proposta è di installare videocamere nelle celle per verificare cosa accade durante la notte quando nessuno controlla i prigionieri. Quest’ultima proposta ha subito alcune critiche perché violerebbe il diritto alla privacy dei carcerati ma i più sono convinti che il problema delle gang in prigione è troppo importante per preoccuparsi della privacy, le gang dei numeri vanno combattute in tutti i modi prima che diventino troppo potenti.

La natura di queste gang è infatti cambiata negli ultimi 20 anni. La loro progressiva fusione con le gang al di fuori delle prigioni ne ha incrementato fortemente il potere economico. I profitti dei mercati della droga e della prostituzione oggi convergono nelle prigioni e permettono ai numeri di controllare le guardie attraverso un sistema altamente corrotto.

Gente come Masixole quindi sembra non avere altra soluzione che entrare in una gang se non vuole essere uccisa o violentata. “Io ho sbagliato lo so – dice lui – ma volevo restare vivo”.

I 28 sono organizzati gerarchicamente. C’è il signore, i generali, i capitani e i cadetti. “Io ero un capitano. Ero incaricato di far rispettare le regole nella gang. Se qualcuno della gang faceva qualcosa di sbagliato io potevo giudicarlo e sentenziarlo. La punizione dipende da quanto serio è il caso, si può essere picchiati ma anche stuprati o uccisi. Una punizione comune è picchiare il colpevole con una saponetta infilata in un calzino”. Una delle peggiori punizioni dopo la pena di morte, consiste nell’essere stuprati da un altro carcerato che risulta aver contratto l’HIV. Questa pratica è conosciuta come “la puntura lenta”. Lo stupro è un fatto comune nella prigione di Pollsmor. I membri delle gang stuprano gli altri carcerati regolarmente, questi vengono usati come “mogli” e schiavi sessuali. Il rapporto sessuale non viene inteso come uno stupro dall’autore, ma come sfoggio del suo potere e della sua anzianità all’interno della gang. Per loro il perpetrare atti sessuali non è per piacere o gratificazione ma prima di tutto per dominare e conquistare una persona più debole.

Lo stupro può avvenire in cella o nel bagno della prigione e di solito è estremamente violento. “Gli stupri avvenivano tutti i giorni, io ho assistito a parecchi ma non ho mai partecipato, era semplicemente disgustoso”.

Quando ne parliamo Masixole è decisamente scosso; ricorda ciò che ha visto in quella prigione in tutto quel tempo che ci ha passato, ciò che ha fatto, ciò che ha pensato. Sembra un ragazzo normalissimo Masixole: è simpatico e gentile con la faccia buona, nessuno potrebbe mai immaginare che tutti i giorni per 10 anni si è svegliato in un posto simile all’inferno dove accadeva ciò che di peggio un uomo possa fare. “La gente impazzisce in prigione – dice Masixole mentre sorseggia un goccio di birra – ho visto ogni tipo di brutalità. Immagina che dopo aver ucciso altri carcerati alcuni ne bevevano il sangue solo per mostrare alla gang quanto erano forti e violenti”. Nei 28 è importante provare la tua virilità e scalare la gerarchia della gang. Più uno uccide e accoltella membri di gang rivali o guardie o altri carcerati più viene considerato. Se un membro non si dimostra abbastanza violento verrà considerato una donna e subirà abusi sessuali finché non proverà la sua virilità.

A Pollsmor, come in ogni altra prigione del SudAfrica, bisogna scegliere fra diventare membro di una gang e provare la tua virilità abusando, violentando e uccidendo o resistere agli abusi delle gang ogni giorno passato in galera sperando di arrivare salvo alla fine della condanna. “È stata dura – mi dice Masixole – ma io sono un uomo forte e ho resistito. Molte volte mi sono sentito stressato e non riuscivo a dormire a causa di quello che avevo visto o fatto. In quei momenti fumavo il mandrax in cella, era l’unico modo per rilassarmi e dimenticare ciò che mi succedeva intorno”.

Il Mandrax (metaqualone), è una delle droghe più comuni in Sud Africa. Solitamente viene fumato in una pipa mischiato con la marjuana; è una droga sedativo-ipnotica simile negli effetti ai barbiturici e per un carcerato di Pollsmor è facile trovarla nel cortile della prigione.

“Avevamo un ora d’aria al giorno, sapevo chi ne aveva da vendere, era sempre in un angolo del cortile, io dovevo solo dirgli quanto ne volevo”.

Adesso Masixole è fuori da Pollsmor e lavora per una ONG chiamata “Young in Prison” che cerca di promuovere il diritti dei giovani delle aree più povere e degradate di Cape Town. Oggi non è più un gangster e dice di non fare più uso di droga, ma vive ancora a Lower Cross Road.

Il luogo dove è nato e cresciuto. Quando è uscito di prigione ha deciso di lasciare i 28 anche se minacciato dagli altri “mi hanno detto che sarei morto fuori da Pollsmor”. Lui comunque non sembra spaventato, apparentemente chi entra in una gang come i 28 deve rimanerne parte per tutta la vita se vuole rimanere vivo ma questo non è il caso di Masixole.” Non ho paura di quello che possono farmi, io so troppo su di loro e perciò non mi toccheranno. La gente dove vivo mi rispetta, tutti sanno che ero a Pollsmor e che ero uno dei 28, ho ancora i tatuaggi della gang sul mio corpo”,- io gli chiedo di mostrarmeli ma siamo in un bar e lui dice che la gente si spaventerebbe se li vedesse.

Nel tempo libero Masixole è anche diventato un allenatore di calcio, allena i bambini del suo quartiere tentando di dargli una prospettiva differente rispetto a quella che ha avuto lui alla loro età.” La mia squadra si chiama i Targ Boys e siamo forti – sorride -. Penso che giocare a pallone sia un bel modo di passare il tempo invece di prendere droga e stare sulla strada. Quando ero bambino non avevo un padre, sono cresciuto senza padre. Immagina che anche ora che ho 26 anni ancora non conosco mio padre. Sono diventato un criminale perché nessuno mi ha mostrato la strada giusta, nessuno mi ha spiegato come essere una brava persona. Non avevo soldi per vivere, avevo bisogno di soldi per me e per mia madre così ho cominciato a vivere come un gangster drogandomi, ubriacandomi e rubando. Non voglio che questi bambini facciano la fine che ho fatto io, se vivi come un criminale prima o poi vai in prigione, e io non augurerei a nessuno 10 anni a Pollsmor”.

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