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Io monto i condizionatori

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Fa caldo, ed io devo riposare, ma fa caldo e non posso fermarmi.

Fa caldo, ed io devo riposare, ma fa caldo e non posso fermarmi. E’ un anno che spingo: quando la temperatura è gradevole bisogna lavorare sodo per tenere a posto i conti, quando fa molto freddo o molto caldo bisogna evadere le richieste e lavorare sodo. All’approssimarsi del termine del ciclo annuale, ferragosto, di umano mi è rimasto ben poco. Il linguaggio, per esempio, scivola verso lo slang primordiale, ormai soltanto gli amici più vecchi capiscono facilmente quando parlo, l’abbigliamento (non ho tempo per il fashion) mi avvicina molto ai nuovi italiani venuti dall’est Europa.

Sono contrario ai farmaci, quindi devo in qualche modo cavarmela da solo. Dopo 14 ore di lavoro, la sera, dovrei pur pormi qualche domanda del tipo cui prodest? Ma la affogo preventivamente, con un bicchiere di vino bianco prima di svenire sul letto;  già, domattina mi devo alzare presto.

Devo arrivare in piedi a ferragosto. Mi illudo che l’organizzazione possa aiutarmi: “si signora lo so che fa caldo, ma deve prendere l’appuntamento con la segretaria, vedrà che accontentiamo anche lei”. E’ notorio (da Cartesio in poi) che si possono sbrogliare tutte le matasse con la programmazione. Nello specifico: ci mettiamo tutti in fila e prima o poi saremo soddisfatti.

Ma siamo in Italia. Nessuno qui può accettare il fatto che qualcuno possa avere qualcosa prima di lui: meravigliosamente tutti rimediano il mio numero privato segreto, mi chiamano alle 7 di mattina per non perdere la prenotazione, alle 11 di sera, tanto non stavi dormendo, no? Sono tutti amici di qualcuno, io reagisco male e li rimando alla segretaria, se mi monti il condizionatore ti faccio  fare un sacco di lavori tramite mio cugino assessore, reagisco ancora peggio: io a quelli come te gli sparerei pensa se ti monto il condizionatore che manco me va de lavorà.

Il corto circuito finale però arriva, puntuale. Il 18 luglio, 43 gradi percepiti, si palesano quelli che finora, forse, non hanno voluto disturbare. “Ho mia madre, 88 anni, sai è cardiopatica, ha bisogno dell’aria condizionata, mica me la vuoi far morire?” Se fossi lucido reagirei. Capirei che il mese scorso questa signora era già cardiopatica ed aveva già 88 anni e sua figlia poteva mettersi in fila ed essere già in salvo. Ora qualsiasi cosa succeda sarà soltanto colpa mia.

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