Condividi su facebook
Condividi su twitter

Giuseppe Pastore: “Un libro sui serial killer che agiscono in coppia”

di

Data

Giuseppe Pastore e Stefano Valbonesi sono gli autori del saggio-romanzo In due si uccide meglio (Edizioni XII, collana Mezzanotte, 2010). L’opera racchiude storie di persone che in coppia hanno condiviso l’esperienza dell’omicidio traendone soddisfazione,

Giuseppe Pastore e Stefano Valbonesi sono gli autori del saggio-romanzo In due si uccide meglio (Edizioni XII, collana Mezzanotte, 2010). L’opera racchiude storie di persone che in coppia hanno condiviso l’esperienza dell’omicidio traendone soddisfazione, eccitazione, sicurezza e colpe condivise. Leonard Lake & Charles Ng (legame di mutua concordanza), Hanry Lee Lucas & Ottis Toole (devianze non riscontrabili in un unico individuo), Wolfgang Abel & Renzo Furlan (brillanti giovani di ottima famiglia), e Kenneth Bianchi & Angelo Bruno (cugini che a Los Angeles uccisero 12 ragazze)  sono solo alcuni dei “mostri” che hanno firmato crimini seriali a quattro mani. Gli autori nell’opera propongono, attraverso l’attenta cura degli episodi delittuosi, un originale viaggio nei meandri di come e perché esistano vite sospese e legate da elementi psicologici che ne segnano il percorso e ne delimitano, fin alla genesi, l’essenza stessa dell’esistenza. E l’incontro con Giuseppe Pastore collima concretamente con la curiosità della materia trattata.

 

Giuseppe, come è nata l’idea di scrivere “In due si uccide meglio“?

L’idea nacque a Bologna, dietro suggerimento di Alessio Valsecchi (esperto di letteratura criminale e direttore della collana Mezzanotte, Edizioni XII, oltre che webmaster de Latelanera.com). Io ero a Bologna per le “premiazioni” dei Premi Alien e Lovecraft e il suo consiglio di scrivere un libro sui serial killer in coppia mi piacque molto, ma il progetto mi sembrava troppo grande per affrontarlo da solo. Coinvolsi allora Stefano, che disse subito di sì. Così iniziò la nostra collaborazione.

 

Per entrambi è stato il primo lavoro a quattro mani?

Per me sì. Stefano aveva già scritto dei racconti in coppia.

 

Come si lavora in coppia?

Ci sono i pro e i contro. È normale che lavorare a quattro mani significa venirsi incontro, adattare il proprio stile a quello dell’altro per non creare “distacchi” tra le varie parti del libro. Ma d’altra parte quattro occhi vedono meglio di due e in fase di lettura, di revisione e di editing ci si corregge a vicenda e il lavoro risulta essere migliore nella sostanza e nella forma.

 

Quanto tempo vi ha portato via la stesura del libro?

Parecchi mesi. Poco meno di un anno per la stesura, mentre l’editing è stato fatto diverse volte e quando abbiamo consegnato il lavoro ero veramente fiducioso nel pensare, come poi è stato, che non ci fosse troppo da correggere.

 

Di che cosa parla il libro?

Il libro, come il titolo “In due si uccide meglio” spera di esprimere, parla di serial killer che agiscono in coppia. Si tratta di un argomento che di solito è poco affrontato poiché i libri che trattano di serial killer lo relegano di solito a un capitoletto che non è affatto esaustivo. Con il nostro lavoro abbiamo esplorato una nicchia poco battuta. Abbiamo cercato di fare qualcosa di diverso, nonostante non siamo dei criminologi o dei giornalisti di nera.

 

Quindi il vostro lavoro si basa su fatti realmente accaduti?

Sì, è tutto reale.

 

Quale è stata la fonte principale per la raccolta del materiale?

Buona parte delle cose che sono sul libro le abbiamo collezionate dal web; mentre, le parti di approfondimento, soprattutto per quanto riguarda il materiale psico-criminologico, hanno richiesto un po’ più di ricerca. E a tal proposito cito, per esempio, testi come Il libro nero dei serial killer, di Wilson & Seaman, o Team Killers di Jennifer Furio, oltre a I serial killer, di Ruben De Luca e Vincenzo Maria Mastronardi.

De Luca (Psicologo Criminologo, Direttore del GORISC-Gruppo Osservatorio di Ricerca, Intervento e Studio sul Crimine – Università di Roma “La Sapienza”), tra l’altro, ci ha anche onorati con una  bellissima prefazione al nostro saggio.

 

La ricostruzione che fate riguarda soprattutto l’incontro tra soggetti che mettono in atto, congiuntamente, delle azioni criminali o vi soffermate anche sulla scena del crimine?

Il libro si può leggere come un romanzo in molti punti perché solitamente partiamo con azioni e fatti, anche se alla fine l’obiettivo è quello di fornire delle chiavi di lettura di questi episodi realmente accaduti. Nonostante ci sia un taglio prettamente descrittivo c’è anche un approfondimento che spero non sia mai banale. La ricostruzione è sia giornalistica che criminologia.

 

Quindi le due facce della stessa medaglia?

Certamente!

 

Secondo te, perché negli Stati Uniti vi è una maggiore presenza di coppie di serial killer?

Gli Stati Uniti penso che si possano definire la fabbrica mondiale dei serial killer. Penso ai ritmi che tengono costantemente sotto pressione le persone mentre noi siamo un po’ più rilassati. E senza tirare in ballo la Piramide dei Meta-Bisogni, è vero che in America i bisogni primari sono quasi sempre soddisfatti e c’è quindi l’esigenza di soddisfare quelli superiori, relativi all’affermazione del sé. Molto spesso il serial killer uccide perché ha bisogno di realizzarsi. È più il bisogno di avere potere che l’aspetto sadico il motivo di certi delitti. In Italia, in ogni caso, a differenza di quello che si pensa non siamo proprio indietro. L’Italia è ai primi posti per numero di delitti seriali. Sicuramente tra i primi tre o quattro paesi al mondo.

 

Secondo te la cattiveria, la brutalità, si amplifica in coppia?

Sì, si amplifica. Uccidere in due amplifica le proprie fantasie di morte soprattutto quando fra i due assassini si crea una mutua concordanza. Come sostengono le teorie di Sighele, l’unione di due individui non dà mai una semplice somma ma un prodotto, dal punto di vista sia criminologico che psicologico. Possiamo citare per esempio Henry Lee Lucas e Ottis Toole, già perversi da soli, ma divenuti assieme una coppia veramente terrificante. Uno psicopatico necrofilo e uno schizofrenico cannibale, entrambi totalmente privi di qualunque valore morale e autori, sembra, di almeno un centinaio di delitti; le fantasie dell’uno si sono mischiate e rafforzate con quelle dell’altro in maniera impressionante.

Direi quindi che gli atti dei serial killer in coppia di solito sono più efferati. Per esempio, molte donne che hanno ucciso con i loro compagni probabilmente non sarebbero mai diventate dei serial killer, mentre sono arrivate a trovare addirittura piacere nell’ammazzare in coppia.

 

Come nasce l’incontro tra i soggetti che vanno a formare la coppia di serial killer?

C’è stato chi si è conosciuto attraverso delle riviste che parlavano di armi, o per puro caso, comunque. Molte volte le coppie uomo-donna avevano appena iniziato una relazione sentimentale e poi la relazione è andata ben oltre. Queste persone, soprattutto gli uomini, hanno una specie di radar con il quale capiscono con chi possono condividere determinati piaceri (se vogliamo chiamarli piaceri).

 

Che cosa trova il lettore leggendo il  libro?

Il primo messaggio che trova è che purtroppo la realtà supera la fantasia. Il messaggio che il libro vuole dare è proprio l’invito a non sottovalutare la problematica. Non voglio dire che il libro possa fare opera di prevenzione perché comunque non è così, però sicuramente conoscere è meglio che voltare la faccia dall’altra parte. Il male esiste e voltarsi dall’altra parte non è la soluzione.

 

Come sta andando l’opera?

Ha riscosso un buon successo. È stata anche ristampata visto che la prima tiratura era quasi del tutto esaurita.

 

E questo nell’arco di 6/7 mesi?

E’ uscito a inizio febbraio e quindi in 5 mesi, più o meno.

 

Quale giallo o noir avresti voluto scrivere e  invece hai solo letto?

Sono tanti i romanzi che ti citerei. Ultimamente ho letto La ragazza della porta accanto di Jack Ketchum. È un pugno sullo stomaco. Tra l’altro è tratto da una storia vera.

 

Perché dici che è un pugno sullo stomaco?

Perché riesce a strappare delle lacrime anche a chi pensa di essere abituato alle cose peggiori. Cose come quelle che si possono leggere in “In due si uccide meglio”.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'