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Sergio Cellucci: “Un libro di poesia apre il mondo ai sentimenti e lo chiude alla superficialità”

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"Perle Colorate" (Società Editrice Il Ponte Vecchio, 2009) nasce dall’incontro tra lo scrittore e poeta Sergio Cellucci e la pittrice Teresa Campioni. Versi, piccoli tesori  che si vestono e si svestono al delicato tocco di un pennello.

Perle Colorate” (Società Editrice Il Ponte Vecchio, 2009) nasce dall’incontro tra lo scrittore e poeta Sergio Cellucci e la pittrice Teresa Campioni. Versi, piccoli tesori  che si vestono e si svestono al delicato tocco di un pennello. “Siamo foglie, siamo quiete, siamo vento. Siamo piombo e siamo piume”. Un instancabile intreccio di luce, suoni e colori dettano il  gioco artistico tra il poeta e la pittrice facendo diventare l’opera quasi una gara da formula uno. Il lettore-spettatore è inchiodato al ritmo altisonante di una penna e di un pennello che si rincorrono sulla pista della vita illuminata da un raggio di sole, da una carezza nell’anima e da un sorriso di bimbo. E solo al traguardo si dipanano altre piste, altre gare, altri versi.

 

Sergio, come è nata l’opera “Perle Colorate” e il suo abbinamento con i dipinti di Teresa Campioni?

Perle colorate è nato una sera d’estate in cui Teresa Campioni mi ha proposto di tirare fuori un libro in cui poesie e immagini andassero a braccetto regalando al lettore   piccole e grandi emozioni.

Che cosa rappresentano per te le “Perle Colorate”?

Per me le “Perle colorate” sono come le perle di una vera collana multicolore. Se la indossi abbelliscono il cuore e l’anima, se la lasci nel portagioie puoi sempre un giorno tirarla fuori e scoprire la bellezza delle emozioni e dei sentimenti.

Quali sono i versi a cui sei maggiormente legato?

Tutte le 52 poesie (una perla a settimana per vivere un intero anno con l’arcobaleno nel cuore) è come se fossero miei figli, e come figli, per me sono tutti uguali. Ognuna comunque ha qualcosa di diverso, di unico e di irripetibile. Tutte sono nate in momenti  diversi e con stati d’animo diversi. Per me sono degli stati emotivi che vorrei condividere con il lettore. Loro forse potrebbero preferire l’una o l’altra in base alle emozioni che la  singola poesia gli fa vivere, io no.

Che cosa comunica Sergio con la sua poesia?

La poesia, secondo me, dovrebbe regalare emozioni. Se poi oltre alle emozioni c’è anche un messaggio va bene, ma io con le mie poesie vorrei soltanto comunicare le mie sensazioni e le mie emozioni e farle vivere (ognuno a modo suo) al lettore.

Quali sono gli elementi che hanno importanza nella tua poesia?

Secondo me, la bellezza delle mie poesie è che non sono “ingabbiate” dalla tecnica letteraria. Io, quando scrivo poesie, sono molto attento alle emozioni che provo cercando di lasciarle inalterate su un pezzo di carta bianca. Ci riesco? Non ci riesco? Non lo so. Spesso vedo piccole gocce d’acqua salata scendere sulle guance di chi sta leggendo una mia poesia, allora penso che quella poesia è costruita bene, che le parole, il tempo, la costruzione, le pause… sono giuste. Per me non è importante la tecnica, ma la sensibilità di un cuore che batte ad ogni minimo sussulto dell’anima e che sa trasferire tutto questo in foglio di carta bianca.

Da dove nasce la tua poesia?

La mia poesia nasce dal cuore. Se non nascesse da lì, per me, non sarebbe poesia.

 

Come il poeta Sergio Cellucci  interpreta il “tormento” del tempo presente?

Per rispondere a questa domanda non basterebbe un libro intero, ma cercherò di riassumere. I valori di oggi sono tutti rivolti al successo, al potere, al denaro, all’apparire e non all’essere. Io vado nella direzione opposta. I miei valori sono l’amicizia, la solidarietà, la fratellanza, l’aiuto, la comprensione. Il “tormento” sta in chi fa a gara per arrivare al potere, al
denaro o al successo e poi nel bel mezzo della corsa si accorge che non ha niente in mano. Per quelli che hanno capito i veri valori della vita non ci sarà mai un vero “tormento”, potranno esserci momenti bui, ma il sorriso tornerà a splendere sempre sulle loro labbra perché non saranno mai soli e sapranno stare sempre in pace con se stessi e con il mondo intero.

 

Quali sono i tuoi riferimenti letterari?

Io leggo di tutto e di più, ma se devo essere sincero non c’è un vero riferimento o corrente letteraria a cui mi ispiro o faccio riferimento. L’unico mio riferimento è il mio cuore. Lui detta, io scrivo.

 

La poesia oggi, in Italia, ha pochi lettori. Secondo te per quale motivo?

Perché andiamo sempre di fretta, perché non ci soffermiamo ad ascoltare le nostre voci e quelle degli altri, perché non c’è la cultura del sapere ma quella dell’apparire, perché a scuola non insegnano a leggere, comprendere, discutere, ragionare ma a ripetere, perché la politica vuole persone che non abbiano idee proprie e soprattutto che siano consenzienti e senza capacità di critica. Un libro di poesia apre il mondo ai sentimenti e lo chiude alla superficialità. Il nostro sistema è basato sui profitti e la nostra società è attenta al PIL (prodotto interno lordo) e non al FIL (felicità interna lorda). Ecco perché si leggono poco le poesie.

 

Un tuo progetto a breve termine?

A ottobre ci sarà la presentazione di un mio romanzo “Ali di farfalla“. E’ un romanzo che parla di handicap e filosofia di vita. Un libro emozionante che spero apra i cuori ai disabili e ai diversi in genere. Con “Ali di farfalla” vorrei farvi vedere cose che probabilmente non avete mai visto, vorrei portare l’idea che si ha dei disabili a dimensioni umane, vorrei farvi apprezzare la vita, e avvicinarvi a quel mondo fatto di persone imperfette, ma che hanno sentimenti, sofferenze e stati d’animo come i nostri, per capirli, aiutarli e trattarli con dignità e soprattutto senza pietismo.

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