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Film: About Elly, un’emancipazione che annaspa nella sabbia

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È la fotografia dell’Iran contemporaneo quella che Asghar Farhadi intende fissare negli occhi del pubblico con About Elly, vincitore dell’Orso d’Argento per la regia al 59° Festival...

È la fotografia dell’Iran contemporaneo quella che Asghar Farhadi intende fissare negli occhi del pubblico con About Elly, vincitore dell’Orso d’Argento per la regia al 59° Festival di Berlino. Non getta luce sulla miseria fisica dei nomadi delle regioni desertiche né su quella psicologica inflitta dalle costrizioni politiche e religiose del Paese. Ma l’ingegnosità del progetto consiste nel prediligere come fatto pilota una banale rimpatriata di tre coppie agiate che, con i loro bambini, trascorrono in una villa sul Mar Caspio quello che dovrebbe essere uno scanzonato week end. Sepideh (Golshifteh Farahani) fa in modo di unire al gruppo Elly (Taraneh Alidoostiad), la mite maestra della figlia, e Ahmad (Shahab Hosseini),  un giovane tornato dalla Germania a seguito di un divorzio.

Piuttosto che convalidare un immaginario diffuso, un film deve costituire uno spazio che inviti lo spettatore a intraprendere un proprio percorso di riflessione“. È con tale disposizione d’animo che il cineasta trentottenne – già noto al teatro e alla tv locale – gira il quarto lungometraggio che, come auspicato nella dichiarazione, si presta davvero ad essere decodificato in eterogenei elementi.

Commedia? Dramma umano? Thriller? Critica sociale? Un film che, pur mescolando questi molteplici stili, è in grado di regalarci viscerali emozioni connesse ad ognuno di essi pur restando, comunque, ancorato allo spunto di fondo. In effetti, l’insolito entourage dei protagonisti, è lo specchio della nicchia colta e facoltosa – fino ad ora assente nel panorama cinematografico persiano distribuito in Italia – degli ultratrentenni iraniani, (apparentemente) progrediti e (apparentemente) immuni dagli oppressivi dettami del regime.

Strappano subito un sorriso le iniziali sequenze in cui domina un’euforia contagiosa: bambini che strepitano, mogli che canzonano i mariti e urla fuori dai finestrini mentre le macchine sfrecciano veloci sulla strada. Tutto ciò a testimoniare che in Iran l’innocuo divertimento non è ancora sulla lista nera. Ma ecco che già lievi avvisaglie di scompiglio si avvertono quando la villa che avrebbero dovuto occupare non è più disponibile e, il ricorrere ad un’altra opzione, non alletta tutti i presenti. Decretare una votazione affinché la maggioranza possa avere la meglio (sistema più di una volta adottato nel film) assurge a metafora non troppo velata dei brogli elettorali nelle elezioni del presidente Ahmadinejad.

E, una villa diroccata, direttamente affacciata sul Mar Caspio, diventa la location in cui la combriccola all’inizio si gode balli, giochi di società, cenette raccolte e, soprattutto, il malizioso spasso di veder sbocciare una “simpatia” tra l’amico Ahmad ed e Elly che, nonostante sia una semi-sconosciuta, riscuote subito il beneplacito della “maggioranza”.

In seguito, complice un incidente in mare in cui è coinvolto uno dei piccoli, nel trambusto e in una psicosi che non risparmia nessuno, Elly scompare. Nelle crepe interiori, più o meno profonde, insite nei personaggi, un refolo di inquietudine si insinua e, come il vento gelido negli interstizi della casa, contribuisce a raffreddare la coesione del gruppo. Le congetture sulla sparizione della dolce maestra si alternano senza sosta e senza successi: si è offesa e se n’è andata senza salutare? Ha avuto un problema con la madre malata? È affogata per salvare il bambino? O, forse, come per il matrimonio finito di Ahamad, ha scelto per se stessa un “finale amaro, migliore di un’amarezza senza fine”?

Il giallo assume i connotati di disamina sociale al momento della scoperta del fidanzato di Elly, del quale Sepideh era già a conoscenza ma che non l’ha trattenuta, comunque, dal combinarle un incontro “proibito” con un altro uomo. In un susseguirsi di menzogne e ipocrisie, affiorano in superficie quel retaggio religioso e quell’integralismo ancestrale prima scrupolosamente repressi ma che  ora riconducono i mariti ad uno status di imbarbarimento. Ciò ben presto si trasporrà in aggressioni fisiche e verbali nei confronti delle proprie mogli di cui, seppur ne sembrassero andar fieri, non apprezzano affatto la sconveniente intraprendenza.

Nelle due ore di proiezione l’attenzione si mantiene quasi sempre elevata grazie a frenetici dialoghi di piglio teatrale, agli intensi primi piani di Golshifteh Farahani e ai bruschi movimenti della macchina a mano che conferiscono un marcato e notevole realismo.

La scena dell’automobile che i tre uomini tentano a fatica di liberare dalla sabbia personifica l’emancipazione iraniana che sta facendo pian piano capolino ma che, nel fondale, è ancora arginata.

 

Titolo originale: Darbareye Elly

Regia: Asghar Farhadi

Genere: Drammatico

Paese: Iran 2009

Durata: 119 min.

Distribuzione: Mediaplex

Produzione: Dreamlab

Cast: Golshifteh Farahani, Shahab Hosseini, Taraneh Alidoosti, Mani Haghighi

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