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La fiction: L’A-Team conquista il grande schermo

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Dieci anni fa gli uomini di un commando specializzato operante in Vietnam, vennero condannati ingiustamente da un Tribunale Militare. Evasi da un carcere di massima sicurezza, si rifugiarono...

Dieci anni fa gli uomini di un commando specializzato operante in Vietnam, vennero condannati ingiustamente da un Tribunale Militare. Evasi da un carcere di massima sicurezza, si rifugiarono a Los Angeles, vivendo in clandestinità. Sono tutt’ora ricercati, ma se avete un problema che nessuno può risolvere e se riuscite a trovarli, forse potrete ingaggiare il famoso A-Team.

Chi non ricorda quest’incipit? Quello che apriva ogni episodio della storica serie americana “A-Team”, creata  da Stephen J. Cannell e Frank Lupo, che andò in onda per cinque stagioni dal 1983 al 1987 e che fu interrotta senza una vera e propria conclusione.

E dopo 23 anni la serie arriva al cinema. Non è la prima volta che accade ad una serie di rivivere sul grande schermo; segno questo di tempi caratterizzati da  drammatiche carestie di idee e soggetti creativi. E così, dopo il divertente Starsky & Hutch, il mitigato Star Trek e il deludente Hazzard, ecco un’altra icona televisiva riveduta e corretta in formato remake, anzi in questo caso il regista Joe Carnahan, con la produzione di Tony e Ridley Scott, ci propone un vero e proprio prequel aggiornando la storia dei quattro eroi di guerra e mantenendo, almeno in apparenza, intatto l’umorismo della serie originale, confermando per l’occasione un sorprendente talento action.

Principio cardine del telefilm era un “militarismo buono”, basato su guerriglie bianche, ove armi ingegnose e letali non portano mai a uccisioni sanguinose o gravi ferite, il che generò una serie particolare, al limite tra il reale ed il comico. “Non c’è un piano B”: questa era la filosofia dell’A-Team. Nello specifico la serie raccontava di quattro veterani del Vietnam che, condannati da un tribunale militare per un crimine che non avevano commesso, si nascondevano in clandestinità, diventando soldati di ventura intenti ad agire per il bene comune, mentre cercavano di ristabilire la loro reputazione. Come ha dichiarato Stephen J. Cannell: “Prima di quel momento, non c’erano mai stati in televisione dei protagonisti del genere. […] Il bisogno di combattere l’ingiustizia è un argomento magnifico e il pubblico ha risposto alla serie con entusiasmo. Tanti ragazzi sono cresciuti con il telefilm e poi una nuova generazione ha avuto l’opportunità di vederlo nelle repliche, ricevendo la stessa scossa”. La produttrice del film, Jules Daly,  ha poi affermato che: “le persone amavano veramente questi personaggi; certo, erano carismatici e divertenti, ma c’era anche un enorme senso di affetto tra questi quattro ragazzi, che il pubblico ha apprezzato. Noi sapevamo che l’aspetto più difficile per far funzionare il film sarebbe stata la sintonia tra i quattro protagonisti”.

E così gli eroi sono gli stessi di allora però  lo scenario è enormemente cambiato considerando anche le due epoche differenti raccontate e rappresentate. In particolare, il passaggio dagli anni Ottanta al XXI secolo viene simboleggiato in modo divertente dalla scena in cui i quattro sfondano uno schermo su cui si sta proiettando in tre dimensioni proprio un episodio del vecchio A-Team, del quale, comunque, sembrano mantenere intatto l’onnipresente e totalizzante spirito ironico.

L’adattamento cinematografico vede nel cast Bradley Cooper, nel ruolo del Tenente Templeton “Sberla” Peck, Liam Neeson nel ruolo del Colonnello J. “Hannibal” Smith, Quinton Jackson nel ruolo del Sergente Bosco “P.E./Pessimo Elemento” Baracus, Sharlto Copley nel ruolo del Capitano H.M. Murdock e Jessica Biel nei panni del Tenente Carissa Sosa.

Se la serie era comunque pensata per le famiglie, con dosi narrative più ironiche che violente, più comiche che politiche, il film, pur non rimanendo ancorato a queste caratteristiche, ha stravolto il plot narrativo risultando più conservatore e, a volte, prendendosi libertà eccessive. Ciò che appare fin da subito è l’esagerazione complessiva che alimenta l’intero film. Il nostalgico viene raccolto, mixato e catapultato in un vortice di azione e movimento irrefrenabile: Joe Carnahan infatti spinge talmente il piede sull’acceleratore che il risultato è una serie di scene d’azione tra le più spettacolari e originali degli ultimi anni. La sceneggiatura sembra avere il solo ed unico obiettivo di favorire il susseguirsi d’imprese che vogliono sfidare le leggi della fisica ed eccessive sequenze d’action.

Il film nel complesso si muove bene, è raccontato con piacere, humor e divertimento condivisibile dal pubblico provando ad individuare linee narrative originali e complesse in modo da offrire una visione accattivante di ogni personaggio. Maggiore spazio, ad esempio, viene dato all’universo femminile, nella serie era abbastanza marginale, rendendo il personaggio di Charissa Sosa quasi una sorta di nemesi per il team. E, in generale, al di sopra e oltre la spettacolarità, i personaggi emergono, la noia non coglie lo spettatore e il tema musicale provoca brividi ed emozioni.

In realtà chi potrebbe rimanere deluso è proprio il fan della serie originale, rispetto alla quale trova molte più esagerazioni e violenza; il regista, però ha argomentato giustamente: “Le persone sono molto più consapevoli oggi di quanto lo fossero venticinque anni fa, quando è stato lanciato il telefilm. Se si provasse a presentare la serie adesso non sarebbe possibile farla franca come allora. In quel momento, l’aspetto camp del telefilm rappresentava un bell’intrattenimento, ma il pubblico attuale è molto più smaliziato, così, per trasportarlo nella nostra epoca, il tono e l’approccio dovevano cambiare in modo da riflettere la sensibilità contemporanea”.

E se siete alla ricerca dei mitici volti familiari dentro tanta modernità e contemporaneità, per trovarli dovete aspettare i titoli di coda. Un remake da vedere perché in definitiva, per citare il colonnelo Hannibal, adoriamo le operazioni ben riuscite.

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