Rientro a Bangkok

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From: "Laura Orsolini" To: "Rivista O" Sent: Friday, June 11, 2010 10:28 AM Subject: Rientro a Bangkok

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From: “Laura Orsolini”
To: “Rivista O”
Sent: Friday, June 11, 2010 10:28 AM
Subject: Rientro a Bangkok

Siamo rientrati a Bangkok dopo tre settimane di assenza che hanno coinciso con i giorni più violenti per la città.
Nella cassetta delle lettere troviamo due comunicazioni dell’amministrazione condominiale: la prima, datata 17 maggio, raccomanda di tenere tutte le tende chiuse (qui non si usano persiane o tapparelle) e di non avvicinarsi alle finestre, la seconda, del 21 maggio, comunica gli orari del coprifuoco e quelli del funzionamento ridotto dei trasporti pubblici. Insieme ai racconti dei vicini, sono le poche tracce visibili degli scontri che ci rimangono. Il coprifuoco è stato tolto da una settimana, le barricate di copertoni e bambù a cui ci eravamo abituati sembrano svanite nel nulla insieme alla polizia e ai camion di soldati che le circondavano. Nelle stazioni dello Skytrain le sole divise visibili sono di nuovo quelle del personale di servizio. Attraverso in taxi alcune delle strade in cui i manifestanti erano accampati da settimane; ogni traccia delle migliaia di “magliette rosse” che insieme alle proprie famiglie, donne, vecchi e bambini, occupavano il cuore finanziario e commerciale della città, sembra essere stata cancellata. La Association of Thai businesses of UK ha organizzato la manifestazione “Together we can” per la ripulitura della città e l’adesione di volontari sembra essere stata massiccia ed efficiente. La sola cicatrice vistosa delle violenze la si trova lungo la Sukhumvit Road: i sei piani del Central World, 550.000 mq di negozi, caffè, ristoranti e cinema, scorrono ora, anneriti dall’incendio appiccato dai manifestanti, a fianco dei binari dei treni veloci. Gli occhi dei passeggeri sono tutti rivolti altrove. Poche centinaia di metri più in là il Siam Paragon, un altro enorme mall sopravvissuto indenne alle rappresaglie, è come ogni domenica pomeriggio gremito di stranieri e thailandesi. Tra la folla, su e giù per le scale mobili delle enormi hall, noto molte t-shirt dell’associazione “Together we can” con la bandiera tailandese a forma di cuore stampata sopra. Le altre tracce della violenza esplosa alla fine di maggio sono nascoste dietro la reticenza dei nostri conoscenti thai a parlare dell’accaduto; fra i bangkokkiani il dilagare degli scontri sotto gli occhi della comunità internazionale, è stato vissuto con un sentimento di profonda vergogna.

A risentirci presto

Laura

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