Mostre: Zaffiro a Bologna

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Le stanze dello Scalo San Donato di Bologna, antichi dormitori per ferrovieri, ospitano la mostra-installazione della coppia Cuoghi Corsello dal titolo "Zaffiro".

Le stanze dello Scalo San Donato di Bologna, antichi dormitori per ferrovieri, ospitano la mostra-installazione della coppia Cuoghi Corsello dal titolo “Zaffiro”. Il richiamo alla protagonista femminine della serie televisiva di produzione britannica Zaffiro e Acciaio (Sapphire & Steel) che andò in onda dal 1979 al 1982 non è casuale: è un nome di donna e la donna è il centro da cui si snoda la visione proposta dai due artisti. Nella memoria collettiva il telefilm che narrava le avventure fantascientifiche di due agenti speciali è inoltre connesso alla concezione del Tempo, il medesimo concetto viene rielaborato nell’esposizione che si articola in tre stanze. Non meno significativa è la presenza di un lungo corridoio che funge da connessione, tanto più se si pensa alle metafore proposte dalla serie televisiva: il Tempo è infatti paragonato ad un lungo corridoio che circonda ogni cosa, il cui equilibrio è spezzato da punti deboli che consentono al passato di irrompere e invadere il presente attraverso immagini e visioni. Uno, un solo oggetto  è sufficiente a creare intrusioni nella cronologia, un particolare fuori posto, un’immagine che possiede il sapore di epoche remote. I viaggi spazio-temporali non si compiono solo attraverso ingegnose macchine del tempo ma anche grazie al potere magico dei ricordi capaci di sovrapporre luoghi e volti.

Il tema della coesistenza di piani temporali diversi in uno stesso spazio è sintetizzato dai due artisti in un’ immagine dalla forte valenza simbolica: un intera stanza immersa nel buio è occupata da una grande altalena illuminata solo nella parte inferiore che muovendosi appare un pendolo tra epoche reali e oniriche, in bilico tra memorie d’infanzia e esperienza presente (l’installazione è fruibile al pubblico quasi si trattasse di un invito e non di una visione passiva).

L’esposizione non è unitaria ma si frammenta in un caleidoscopio di intriganti sfumature, tra probabili analogie e ossimori. Protagonista delle restanti due stanze è la forza impetuosa dell’eros che potrebbe rappresentare la vita adulta in opposizione all’infanzia simboleggiata dall’altalena in perfetta sintonia con il concetto di sovrapposizioni spazio-temporali della nota serie televisiva. Ma non è l’unica interpretazione possibile: le due installazioni, l’una dalla forte valenza spirituale e l’altra che sottolinea gli elementi pop della nudità, sono le due facce della sessualità non estranee alla opposizione passato-presente. Se l’installazione composta da fiori di campo e tavoli che sembrano altari pagani rievoca le caldi sicurezze del passato, il presente è illuminato dalla luce accecante del neon che non cela nulla, ma mostra e rende tutto esplicito, emblematica è la calza autoreggente quasi aggrappata all’unica fonte di luce.

Da una parte la suggestiva atmosfera di forme tipiche del sogno, dall’altra la riproduzione del corpo femminile svelato in ogni sua parte, da un lato le mille possibilità offerte dalla mente e dall’altro i colori diversi che definiscono la fisicità.

Eppure le spiegazioni potrebbero essere infinite come infinite sono le storie narrate da “Zaffiro”, reti di suggestioni o visioni nascoste l’una nell’altra come scatole cinesi.

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