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Marcella Cossu: “Un Ecomuseo per Manzù”

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Lo scultore italiano Giacomo Manzù (Bergamo 1908-Ardea 1991), in un discorso rivolto agli studenti dell’Accademia estiva di Salisburgo, disse: "L’opera d’arte scaturisce unicamente e solo da un moto d’amore…

Lo scultore italiano Giacomo Manzù (Bergamo 1908-Ardea 1991), in un discorso rivolto agli studenti dell’Accademia estiva di Salisburgo, disse: “L’opera d’arte scaturisce unicamente e solo da un moto d’amore… La condizione essenziale per la vostra opera è che dal vostro intimo scaturisca un fuoco che investa la materia che non può restare semplicemente tale, perché sotto le vostre mani dovrà sublimarsi in spirito. La concezione plastica non deve essere ispirata da pregiudizi formali, ma soltanto dall’amore”. Oggi, quel fuoco che incendia la materia e si sublima in amorevole spirito è possibile ammirarlo, coglierlo e tesaurizzarlo in ogni singola opera della Raccolta Manzù. Pochi chilometri fuori Roma, nel comune di Ardea, in un territorio ricco di presenze archeologiche, laddove il tempo lascia il passo alla musicalità dell’arte e la natura si piega alla cruna dei pensieri dell’uomo è possibile ammirare, in rispettoso silenzio, una collezione costituita da più di ottanta tra sculture, bozzetti e medaglie, quasi tutte in bronzo, realizzate da Giacomo Manzù tra il 1927 e il 1984, e da circa trecentotrenta tra disegni, incisioni e bozzetti di costumi teatrali, eseguiti tra il 1940 e il 1980. Il Museo di Ardea (diretto da Marcella Cossu) nasce come celebrazione dell’Arte, concretezza di una fantasia senza respiro e di una evoluzione stilistica e artistica che va dal cosiddetto “stile primitivo” alle opere più mature, come il bassorilievo in bronzo “Adamo ed Eva”, datato 1929, e “l’Annunciazione”, un bassorilievo in  stucco patinato, dello stesso anno e fino ad arrivare agli ultimi temi, tanto cari all’artista, dove è possibile ammirare la Tebe (dal nome delle eroine dell’antichità classica) di cui una delle prime realizzazioni è la Tebe in poltrona (1980) che evolvendosi con grande varietà progredisce in diverse interpretazioni. La Raccolta Manzù è uno dei quattro musei “collegati” alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Ci sembra una buona occasione per incontrare Marcella Cossu.

In che modo l’artista e l’uomo Giacomo Manzù si collocano nel presente?

Nel testamento con cui donava le sue opere allo Stato italiano, Manzù parlò espressamente di volere un centro culturale vivo e aperto al territorio, cosa che ci sembra realizzata perfettamente da questo Ecomuseo. Quanto all’artista nel presente, se l’arte è tale, risulta immortale, come è luogo comune, e nel caso di Manzù, definito artista classico per eccellenza, ciò dovrebbe risultare valido con la spietatezza e la logica del teorema matematico.

Che cosa significa “Ecomuseo”?

“Ecomuseo” è un concetto di cui non siamo i soli a parlare.  È iniziato negli anni ‘70 oltralpe e si è esteso a macchia d’olio anche in Italia, sebbene come al solito con anticipo nel nord-est e in Piemonte, dove i gruppi eco museali già operano da tempo. Si tratta di liberi contatti tra  singoli individui e/o musei o istituzioni culturali e ambientali attivi su un territorio, per porre in relazione arte – cultura – storia – antropologia – ambiente del territorio stesso, operando per tutelarne e valorizzarne le caratteristiche.

E in che modo si inserisce in questo discorso la Raccolta Manzù?

Presso la Raccolta Manzù nel corso del 2010 c’è stato un raduno di rappresentanti degli ecomusei italiani,  ancora in  fase peraltro di auto costituzione. La Raccolta Manzù è parte integrante di un ecomuseo rappresentato dal Lazio latino e virgiliano, corrispondente ad un itinerario virtuale che è lo stesso tracciato da Virgilio nell’Eneide: Roma, il Tevere, l’approdo di Enea tra Lavinio ed Anzio, Scauri, Minturno, Napoli dove Virgilio è sepolto. Ardea, e per essa la raccolta Manzù, è  infatti la mitica – ma anche storica- capitale dei Rutuli, il cui re Turno muore nell’ultimo scontro con Enea, approdato alla costa laziale dopo la fuga da Troia.

Che cos’è l’ Archivio della Raccolta?

L’Archivio della Raccolta Manzù contiene sia una sezione fotografica (di cui una selezione attualmente visibile nella mostra fotografica “Impressioni di Raccolta 1969-2009”, aperta lo scorso 22 maggio) sia una serie di articoli a stampa dal 1932 al 2000, consultabili on line sul sito stesso della Raccolta  fino al 1965. Sono articoli di presentazione di mostre maggiori e minori di Manzù, ed è interessante per gli studiosi che magari possono completare aspetti meno noti dalla bibliografia ufficiale. Notizie  da tale archivio sono nel catalogo di “Grafica Autobiografica”, in una sezione curata da Claudia Palma e Chiara Fabi.

 

Che cosa significa per il Museo Manzù l’essere “collegato”, insieme ad altri tre musei (Boncompagni Ludovisi, Hendrik C. Andersen  e Mario Praz a Roma), alla Galleria Nazionale di Arte Moderna?

Per poter parlare correttamente di Galleria Nazionale e musei “collegati” è indispensabile consultare alla lettera il sito – e i  singoli siti – corrispondenti dove “collegato”è uguale in certo senso a “dipendente”. Si tratta, infatti, di 4 musei più piccoli, Boncompagni, Andersen, Praz a Roma, e Manzù ad Ardea, gestiti da personale tecnico-scientifico della Galleria Nazionale, e amministrati dalla stessa GNAM (Galleria Nazionale di Arte Moderna). Quindi, “collegati” ad essa. I singoli siti, sui quali compaiono caratteristiche specifiche delle collezioni e delle attività di ognuno di tali musei, sono rinvenibili su Google o singolarmente o dal sito “madre” della GNAM.

 

La Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma ospita anche opere del maestro Giacomo Manzù?

La Galleria Nazionale ospita un importante nucleo di opere, del maestro Giacomo Manzù, che ricoprono l’arco temporale che va dal 1938 al 1947 circa. Questo nucleo di lavori è l’”antefatto” del corpus di opere della Raccolta, incentrato essenzialmente sugli anni cinquanta-sessanta-settanta. Di particolare interesse in Galleria i 5 bassorilievi del 1939-1941 provenienti in gran parte dal dono Gualino degli anni cinquanta, raffiguranti Crocifissioni e Deposizioni. Questi bassorilievi nel 1941 sono stati esposti  alla Galleria Barbaroux di Milano e sono stati anche oggetto di grande polemica da parte dell’establishement vaticano a causa della incontenibile vis di denuncia nei confronti del Regime e della Chiesa alla vigilia della seconda guerra mondiale; difesi per contro da un critico come Cesare Brandi, che in quegli anni inizia ad occuparsi continuativamente di Giacomo Manzù, accompagnandone gli sviluppi artistici fino ed oltre la realizzazione della Porta della Morte del 1964.

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