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Elena Brancati e Simona Calì Cocuzza: “La Sicilia ha molto più della California: storia, arte, cultura. Tanto di più… tranne Hollywood!”

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La Sicilia come un set naturale. Atmosfere e profumi che hanno ispirato più di un regista. Lungo l’elenco che si potrebbe ricordare: Visconti, Benigni, Francis Ford Coppola, solo per citarne alcuni. Riprese girate fra gerani e alberi di limoni che colpiscono la fantasia,

La Sicilia come un set naturale. Atmosfere e profumi che hanno ispirato più di un regista. Lungo l’elenco che si potrebbe ricordare: Visconti, Benigni, Francis Ford Coppola, solo per citarne alcuni. Riprese girate fra gerani e alberi di limoni che colpiscono la fantasia, tanto da spingere coppie americane e giapponesi ad organizzare un matrimonio nel castello di Fiumefreddo come quello che Al Pacino/Michael Corleone celebra con Apollonia. Gli appassionati, o coloro che volessero solo per curiosità ritrovare posti rimasti impressi nella mente grazie al film più amato, possono ora percorrere dieci itinerari per riscoprire i luoghi e gli attori che hanno portato un pezzo di Trinacria, o una delle sue isole minori, sugli schermi di tutto il mondo. Si intitola “Guida ai luoghi del cinema” il libro firmato da Elena Brancati e Simona Calì Cocuzza, edito da Giunti nella collana “Progetti educativi”.  In copertina, due fotogrammi emblematici tratti da “Il postino” e “Il Gattopardo”.

Le due autrici non sono alla prima esperienza: Elena Brancati si è laureata in Lettere Moderne a Catania con una tesi sul cinema di Robert Altman, è stata critico cinematografico per il mensile “I Siciliani” fondato da Giuseppe Fava; si è occupata di diverse rassegne cinematografiche. Inoltre  ha curato con Carlo Muscetta un’antologia dal titolo “Per leggere la letteratura sulla mafia”, Bonacci editore 1987.

Simona Calì Cocuzza come fotoreporter ha lavorato con numerose testate italiane ed estere realizzando reportage da fronti di guerra. Nel 1989 una sua foto, già pubblicata dal New York Times Magazine è stato premiata da Life come “scatto del mese”; ha lavorato con UNHCR, l’alto commissariato ONU per i rifugiati ed aveva collaborato con la casa editrice Giunti pubblicando la biografia di Nelson Mandela.

 

Sicilia e cinema, binomio inscindibile per atmosfere, colori, luoghi: la Sicilia è come la California?

Brancati: “Nei primi anni del Novecento Catania e Palermo hanno dato i natali a case di produzione cinematografica. Nelle Eolie la Panaria film ha sperimentato per prima le tecniche di riprese subacquee grazie all’ingegno e alla passione del Principe Alliata e dei suoi amici che furono anche produttori di film come “Vulcano” di Dieterle o “La carrozza d’oro” di Renoir. Anche i letterati siciliani sono da sempre stati attratti dal cinema: penso a Verga che del cinema non era un grande estimatore ma che di cinema si occupò; a Pirandello a Martoglio, Sciascia e Brancati; penso anche ai  nostri attori, da Angelo Musco a Turi Ferro, per non parlare dell’ultima generazione come Luigi Lo Cascio o  Lucia Sardo e tanti altri.

Cocuzza: “La  Sicilia ha molto più della California: storia, arte, cultura. Tanto di più… tranne Hollywood!”

 

La Sicilia può essere considerata un set naturale? Se la risposta è affermativa, perché l’isola non diventa un luogo di produzione cinematografica a tutti gli effetti?

Brancati: “Che la Sicilia sia un set naturale se ne sono accorti da subito cineasti non solo italiani, ma anche stranieri. Penso a kolossal come “Barabba” di Richard Fleischer o a Georges Lucas che venne a filmare la colata dell’Etna per la scena del duello in “La vendetta dei Sith”. Per farla diventare un luogo di produzione cinematografica, bisognerebbe che i politici iniziassero a pensare al cinema come un fenomeno culturale a tutti gli effetti e non come un fiore all’occhiello di questo o di quell’altro partito”.

 

A chi è rivolto questo volume?

Brancati: “A tutti coloro che vogliono visitare una Sicilia al di là degli stereotipi e hanno voglia di vedere luoghi con occhi diversi da quelli dei normali circuiti turistici”.

Cocuzza: “Agli appassionati di  cinema, agli amanti della  Sicilia, ai moderni viaggiatori  del Grand Tour!”.

 

Come è stato ripartito il lavoro fra le due autrici?

Cocuzza: “Elena Brancati ha curato i testi della sezione cinematografica, la sottoscritta i testi e le foto della parte turistica”.

 

Pubblicate con Giunti: in che modo è nata questa opportunità?

Cocuzza: “Avevo realizzato nel 2008, per la Giunti, la biografia di Nelson Mandela, così è stato facile sottoporre alla stessa casa editrice  un nuovo progetto editoriale”.

 

Molto lavoro di ricerca: momenti di difficoltà?

Brancati: “Sono passati circa due anni fra progettazione e scrittura. A questo bisogna aggiungere le interviste con i protagonisti del cinema. Il contatto non solo con attori e registi, ma anche con chi ha preso parte alle riprese da dietro le quinte. Penso all’incontro con il barone Platania che ha ospitato al Castello degli Schiavi di Fiumefreddo il set delle tre parti de “Il Padrino” di Francis Ford Coppola e che ci ha raccontato come quel bellissimo maniero, da allora, è diventata la sede di ricevimenti di nozze di coppie americane e giapponesi, ma anche italiane, in stile Padrino. Cosa che in verità fa una certa impressione se si pensa che il primo matrimonio di Michael Corleone, interpretato da Al Pacino, si conclude proprio al castello con la morte, in un’auto imbottita di tritolo, della moglie Apollonia”.

Cocuzza: “Difficoltà vere e proprie non direi, in due ci si incoraggia sempre parecchio. Inizialmente  la Giunti ci diede  tempi di consegna  molto stretti:  avevamo poco meno di due mesi per scrivere tutti i testi e produrre le immagini dei luoghi. Poi  siamo riuscite a spuntare qualche giorno in più.  Ma  il lavoro di ricerca vero e proprio era già iniziato da un anno. Abbiamo sofferto delle solite tribolazioni che accompagnano la nascita di un’opera creativa:  incertezze, dubbi amletici, paure di non farcela, accompagnate da  momenti in cui ci interrogavamo a tutto campo: “ma chi ce l’ha fatto fare?” Attimi, che per fortuna passavano in fretta”.

 

Il rapporto con la scrittura: professione, terapia o….

Brancati: “Professione non proprio, oggi insegno, non sono una scrittrice. La scrittura si è trasformata in una passione che cerco di instillare nei miei allievi attraverso laboratori. Ma mi trovo davanti un nemico veramente forte: la televisione, una droga pesantissima dalla quale dipendono milioni di adolescenti, e non solo”.

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