Film: Sono viva, debutto noir dei fratelli Gentili

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A ben due anni dalla realizzazione, Sono viva – che segna l’esordio cinematografico di Dino e Filippo Gentili – viene presentato in Italia dopo un travagliato iter burocratico.

A ben due anni dalla realizzazione, Sono viva – che segna l’esordio cinematografico di Dino e Filippo Gentili – viene presentato in Italia dopo un travagliato iter burocratico. Avvalendosi di un budget irrisorio ma anche di un cast in grado di occultarne con perizia le falle, il film apporta una ventata di originalità stilistica e tematica nel panorama del cinema italiano. Ispirati da un racconto tratto da L’asino d’oro di Apulieio i registi collocano al centro della scena una veglia funebre, attorno alla quale si dispiega, oltre al mistero della morte, il conflitto generazionale che si annida in ogni famiglia. La vita di Rocco (Massimo De Santis), un operaio alle prese con la mancanza di soldi, con una compagna pretenziosa e un padre intransigente, è giunta al giro di boa. Convinto dall’amico Gianni (Marcello Mazzarella) ad accettare il bizzarro ma ben remunerato impiego di vegliare per una notte una defunta, l’uomo non si rassegnerà finché non avrà reso giustizia alla ragazza, regalando, finalmente, pace anche a se stesso.

Durante la notte trascorsa a villa Resti, ad infittire ancor più i dubbi già insiti nel protagonista, è la comparsa di enigmatiche figure: il ricco padre (Giorgio Colangeli) e l’incompreso fratello (Guido Caprino) della giovane defunta Silvia, che gli forniscono versioni contrastanti e poco convincenti sulla dinamica della morte, Vlad, ex giardiniere di famiglia con cui la ragazza ha avuto una bambina ed, infine, Stefania (Giovanna Mezzogiorno) una barista intimamente coinvolta nella nebulosa vicenda.

 

Accolto con entusiasmo in svariati Festival europei, Sono viva, ha dovuto paradossalmente subire in Italia, sotto il ministero Urbani, la disdicevole revoca dei fondi, concessi di nuovo a seguito della vittoria di un ricorso. “Il cinema italiano è come la società in cui vive: un mondo di talenti individuali che si muovono in un contesto di regole ambigue e insufficienti”. Con questa dichiarazione Dino e Filippo Gentili sottolineano la precarietà dell’industria audiovisiva italiana che, pure impiegando innumerevoli persone, non supporta come si deve gli artisti emergenti. In realtà, nonostante questo sia il loro primo ingresso sul grande schermo, i fratelli Gentili godono di un considerevole curriculum in ambito televisivo, che comprende sceneggiature di popolari serie quali Capri, Ris e Distretto di polizia. Constatando la netta prevalenza in Italia della commedia a scapito del noir, la coppia di registi si propone di ideare un giallo atipico a tinte forti, carico di simboli e metafore, che contenga, però, l’immancabile riflessione sul contesto sociale dei nostri tempi. Mescolando archetipi ad esperienze personali, mistero della morte al mistero di una famiglia, intendono portare alla luce l’antica lotta di potere nelle figure maschili e il tema del parricidio. Obiettivo non meno importante è quello di evidenziare la reazione di un uomo comune catapultato in una situazione di straordinaria tensione e gli eventuali contraccolpi che ne potrebbero scaturire. Rocco è di indole arrendevole, disposto ad accontentare tutti “ma – sostengono i registi – una volta che viene lacerata la sua crosta di disponibilità, è pronto per un nuovo punto di partenza”. E la mimica di Massimo De Santis svela in ogni piega del suo volto tutti i suoi turbamenti, le crisi e le scosse emotive.

 

Giovanna Mezzoggiorno, cugina dei registi, particolarmente colpita da una sceneggiatura così inconsueta, si è autocandidata a comparire nel film. L’attrice ne ha apprezzato, inoltre, quel retrogusto cupo, tipico dei fumetti di Dylan Dog, in cui “i personaggi non vengono mai chiariti a pieno ma restano appesi a un filo e, entrando e uscendo di scena, apportano qualcosa di nuovo“. Anche il suo ruolo, seppur piuttosto marginale, contribuisce alla composizione dell’intero mosaico poetico e surreale.

 

Per le riprese viene adottato un duplice linguaggio: una morbida camera a mano per gli esterni e, per gli interni, con l’inizio della fabula, lenti e lunghi piano sequenza dal sapore hitchcockiano.

La scelta della giovane Silvia (Valentina Marchionni) – che incarna l’emblema della “bella addormentata” – è ricaduta su una non-attrice ma impeccabile per rivestire questa parte: dolce e sottilmente inquietante. Racchiude dentro di sé una verità che tutti vanno ancora cercando ma di cui lei è già a conoscenza. Per questo è “illuminata” anche esteriormente con colori vividi e lucenti a differenza degli altri attori, pervasi da tonalità tetre e opache. Il film insiste sul fascino della morte come metafora della verità. Interrogando la morte interroghiamo anche noi stessi.

 

Titolo: Sono viva

Regia: Dino Gentili, Filippo Gentili
Genere: Noir

Paese: Italia 2008

Durata: 87 minuti
Produzione: Metafilm
Distribuzione: Iris Film
Cast: Giovanna Mezzogiorno, Massimo De Santis, Marcello Mazzarella, Guido Caprino, Giorgio Colangeli, Vlad Alexandru Toma

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