Condividi su facebook
Condividi su twitter

Film: Copia conforme. Amiamo davvero o riproduciamo solo l’amore?

di

Data

Già vincitore della Palma d’oro nel 1997 con Il sapore della ciliegia, Abbas Kiarostami ha presentato al Festival di Cannes Copia conforme

Già vincitore della Palma d’oro nel 1997 con Il sapore della ciliegia, Abbas Kiarostami ha presentato al Festival di Cannes Copia conforme, in cui, per la prima volta, accantona il prediletto scenario iraniano per far posto all’assolata campagna Toscana, tra Arezzo, Cortona e il piccolo paese di Lucignano. Quale migliore cornice per racchiudere un incontro sentimentale? e quale migliore palcoscenico di un “museo a cielo aperto” per disquisire il tema del vero e del falso nell’arte? “Una bella copia è migliore dell’originale” è l’assunto da cui si dipanano le riflessioni filosofiche dei protagonisti: un affermato scrittore inglese (William Shimmel) che approda in Toscana per la presentazione di un saggio intitolato “Copia conforme” e un’antiquaria francese (Juliette Binoche, che ha vinto la Palma d’oro come miglior attrice), residente in Italia da cinque anni insieme al figlio adolescente. Il tutto è incastrato nell’arco di mezza giornata in un’alternanza sospesa tra verità e finzione.

Nato come pittore, fotografo e grafico-pubblicitario, Kiarostami fin dalla giovinezza si è concentrato sull’esperienza visiva puntando a narrare storie che fossero l’organizzazione logica di inquadrature, ovvero la conseguenza poetico espressiva del suo sguardo sul mondo e sull’esistenza. Omaggio a Viaggio in Italia di Rossellini, Copia conforme rappresenta un’ulteriore interrogazione del regista sulla natura umana ma con una modalità d’approccio apparentemente più leggera, in cui è il “gioco” a far da padrone. Fondendo inscindibilmente vero e falso, realizza un doppio livello di rappresentazione. Fin dalla prima scena nella sala conferenza, con la lunga inquadratura sui due volti rappresentati nella copertina del libro, comprendiamo che ogni cosa ha motivo di esistere solo in presenza del proprio duplicato. E, nella teoria abbracciata dal protagonista, le copie hanno un valore intrinseco superiore all’originale, perché “è solo la nostra percezione che cambia il valore che gli assegniamo”.

Incuriosita dal bizzarro concetto e dal fascino del saggista inglese, l’antiquaria gli lascia il suo numero telefonico con il pretesto di approfondire a quattr’occhi l’argomento artistico di comune interesse. Il giorno successivo i due si troveranno a compiere un viaggio che, inizialmente, farà da contorno ad un serrato botta e risposta sul senso dell’autenticità e che, ad un certo punto, li/ci trascinerà in una dimensione inaspettata.  Durante la passeggiata per le tortuose stradine di un paesino toscano che “porta fortuna ai matrimoni”, imbattendosi nell’entusiasmo di sposi novelli desiderosi di farsi fotografare e in vecchie coppie che si sostengono a vicenda, quello che sembrava un primo incontro tra un uomo e una donna potrebbe celare, invece, un’intima e lunga conoscenza. A dare il là è l’equivoco di una barista che li scambia per marito e moglie: da qui il film si rovescia in un’ambigua ed inquietante prospettiva.  In quella che ha tutta l’aria di una piece teatrale, i protagonisti innescano un gioco delle parti nel quale sarà poi difficile discernere i confini di realtà e finzione.

Ripercorrendo le tappe vere o fittizie della coppia, assistiamo ad un flusso incessante di battibecchi, ad un rinfacciarsi la rispettiva infelicità, ad un rincorrersi per poi riprendersi e, forse, perdersi per sempre. Lei è una donna che ne nasconde dentro un’altra, tanto che nel film, per sottolinearne l’enigmaticità, non le viene assegnato nemmeno un nome ma, semplicemente, “she”. Secondo le sue aspettative l’amore dovrebbe coincidere, anche dopo quindici anni, con l’immagine della statua nella piazza del paesino: un unico blocco che guarda nella stessa direzione. Per lui, invece, “il matrimonio è un giardino senza foglie. Ma chi osa dire che non sia ugualmente bellissimo?”.

Si sono appena conosciuti o sono, davvero, sposati da quindici anni? È una copia o un originale? Si amano davvero o stanno solo riproducendo l’amore? Il regista pone particolare attenzione al suono definendolo “la terza dimensione”. E, non a caso sceglie, per eseguire il ritmo incalzante dei suoi dialoghi, William Shimmel, famoso baritono inglese che, “prestato” al cinema dalla lirica, si rivela un’ottima sorpresa.

Dalla vicenda particolare, Kiarostami porta in scena il dramma corale dell’amore attraverso una profusione di parole che conduce, comunque, all’inesorabile incomunicabilità tra uomo e donna. Ogni coppia, ripetendo le medesime fasi e i medesimi errori, è come se si replicasse in infiniti cloni.

Titolo originale: Copia conforme
Regia: Abbas Kiarostami

Genere: Drammatico

Paese: Francia, Italia, Iran 2010
Sceneggiatura: Abbas Kiarostami

Durata: 106 minuti
Produzione: MK2 Productions, BiBi Film, Abbas Kiarostami Productions
Distribuzione: BIM
Cast: Juliette Binoche, William Shimell, Agathe Natanson, Gianna Giachetti, Adrian Moore, Filippo Trojano, Angelo Barbagallo

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'