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Saggi: Che fine faranno i libri?

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"Molti di quelli che oggi parlano dei libri elettronici sentono alla fine il bisogno di ribadire che però ‘sono diversi dai libri di carta’.

“Molti di quelli che oggi parlano dei libri elettronici sentono alla fine il bisogno di ribadire che però ‘sono diversi dai libri di carta’. È come se quando fu inventata l’automobile avessimo commentato che i cavalli erano un’altra cosa”. Sono queste le parole che chiudono il bel saggio di Francesco M. Catalaccio Che fine faranno i libri? (quasi 60 pagine per 6 euro nella collana “gransassi” della Nottetempo) e chi meglio dell’ex direttore di Mondadori e Bollati e Boringhieri può avanzare qualche risposta dal sapore profetico a questa domanda a dir poco attuale. Cataluccio, nato a Firenze nel 1955, ha dato alle stampe in contemporanea anche un libro sulla fioritura della cultura ebraica in Europa centro-orientale, Vado a vedere se di là è meglio per Sellerio, ma in questo agile saggio sposta il suo sguardo e la sua riflessione al futuro, l’eBook, e non al passato – anche se alla fine del suddetto saggio c’è un’appendice sentimentale sulla biblioteca paterna. Ma questa è l’unica nota nostalgica del pensiero di Cataluccio, perché il suo atteggiamento verso il futuro del libro non è apocalittico, ma anzi propositivo e consapevole, di chi in sostanza ha capito che la rivoluzione digitale è già compiuta. Infatti si può dire che il 28 gennaio scorso, simbolicamente all’inizio del decennio, tutto il mondo sia stato “connesso” con la presentazione dell’iPad, la tavoletta destinata a cambiare definitivamente il nostro modo di leggere come ha detto in poche parole il guru della Apple Steve Jobs, tra un suo proverbiale “boom” e un altro “boom” (Jobs da quando ha presentato al mondo le “finestre” del Mac, poi copiate dalla Microsoft, esclama sempre questo suono onomatopeico). Il “nemico” come lo chiama Cataluccio, che sia il già diffuso Kindle della Amazon o il più sexy schermo toccabile prodotto a Cupertino, la sede della Apple nella Silicon Valley, sarà lo strumento che compirà una rivoluzione nell’editoria simile a quella che è avvenuta nell’industria musicale: le nostre librerie si svuoteranno progressivamente di volumi come è avvenuto con i cd, mentre le catene librarie spariranno dalle nostre città come è avvenuto per molti negozi musicali e la carta non verrà più consumata per i giornali e per gli oltre 60mila titoli stampati ogni anno in Italia. Ma alcune cose non scompariranno come gli editori (in crisi) avranno maggiori responsabilità di selezione e di guida persa la materialità del libro, come la critica (anch’essa in crisi) e le riviste cioè i gruppi, il lavoro di traduttori e redattori sarà indispensabile, come quello di promotori e uffici stampa. Possibile che un semplice apparato di lettura possa compiere un tale, agli occhi di molti triste e romantico, stravolgimento delle nostre abitudini? La risposta è sì, ci dice Cataluccio, perché le nostre abitudini sono già cambiate, perché ormai è diventato indispensabile leggere sempre più testi su uno schermo, integrarli con ricerche su internet, con musiche, video e immagini. I numeri poi sono tutti dalla parte dell’eBook: piccolo, sottile, leggero, batteria che dura una settimana, una luminosità identica a quella della carta, ma soprattutto connesso a internet con la possibilità di scaricare più di 250mila titoli a un prezzo nettamente inferiore a quello attuale, a consultare gratuitamente centinaia di migliaia di classici o testi usciti dai diritti d’autore gratuitamente grazie a piattaforme sempre più in espansione come Google Libri. L’idea di avere a portata di mano una quantità sconfinata di opere e di fare ricerche incrociate tra esse è affascinante, nonostante comporterà e già comporta un certo impigrimento intellettuale, ma quello che ancora non conosciamo saranno le opere nate in un contesto pienamente digitale, nel quale autori e lettori si confondono nell’opera aperta, senza copyright e libera, da una parte sogno degli integrati e dall’altra incubo degli apocalittici. Questa sarà la sfida, prima di tutto, dell’informazione perché ormai siamo abituati ai contenuti dell’informazione libera e gratuita nella rete: Cataluccio propone alcuni suggestivi panorami futuri su questo tema. Le prospettive future non sono così nere come sembrano, ma anzi invitano a reagire e a non perdersi d’animo. Ci troviamo alla fine di una storia durata ben sei secoli, la storia del libro a stampa, e gli sviluppi non devono spaventarci ma renderci consapevoli di nuove sfide. È vero scompariranno le grandi librerie come Feltrinelli e Hoepli o forse sopravviveranno vendendo matite e astucci, come già fanno tra l’altro, ma i fondi delle biblioteche resisteranno e le piccole librerie dell’usato avranno nuova fortuna, come sta avvenendo per il vinile nella musica. L’aspetto interessante è che la perdita di materialità del libro farà guadagnare in altri aspetti non secondari, come ad esempio la diffusione e la libertà delle opere.

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