Condividi su facebook
Condividi su twitter

Diritti civili: il rapporto 2010 di Freedom House

di

Data

L’Italia possiede lo stesso livello di libertà di stampa di India, Hong Kong e Benin secondo il rapporto 2010 di Freedom House.

L’Italia possiede lo stesso livello di libertà di stampa di India, Hong Kong e Benin secondo il rapporto 2010 di Freedom House. L’organizzazione no-profit indipendente, fondata negli Stati Uniti nel 1941 per la difesa della libertà e della democrazia, classifica il nostro Paese al settantaduesimo posto su una scala di 196 Paesi. Tra le 25 nazioni dell’Europa Occidentale l’Italia è penultima prima della Turchia. Stiamo parlando egli unici due paesi occidentali parzialmente liberi. Per godere di una massima libertà di informazione dovremmo trasferirci in Finlandia, in Islanda, in Norvegia o in Svezia. Ma anche andando in Giappone, Jamaica o Uruguay vivremmo in un regime meno restrittivo. Il rapporto, che ha anticipato la Giornata sulla libertà di stampa nel mondo, ha suscitato critiche riguardo la sua obiettività. Il criterio di classificazione di Freedom House si fonda sugli studi  basati su una metodologia che comprende tre sottocategorie: l’ambiente legale di un Paese con le sue leggi e garanzie rispetto al mondo dell’ informazione; l’ambiente politico e il corrispondente controllo sui mezzi di comunicazione, dalla censura all’indipendenza editoriale; l’ambiente economico e la relativa concentrazione di proprietà che, caratterizzando pubblicità e sovvenzioni, cadono a volte nella corruzione.

“In Italia la situazione è peggiorata dopo che il primo ministro Silvio Berlusconi si è scontrato con la Stampa per la copertura della sua vita personale, fino a giungere a querele contro i media esteri e locali e alla censura di ogni contenuto critico da parte della tv di Stato” afferma Katin Deutsch Karlekar, co-fondatrice e Presidente onoraria di Freedom House. Reporters san frontières afferma anche che il giornalismo in Italia è bersaglio di organizzazioni criminali e ricorda i nomi di Roberto Saviano, Rosanna Capacchione e Lirio Abbate costretti a vivere sotto scorta.

Allargando il punto di vista su sfera globale non si fatica ad affermare che la situazione italiana non sia la più inquietante. Solo una persona su sei nel mondo vive in Paesi con piena libertà di espressione. Il 44% delle nazioni non sono libere e da otto anni la situazione è in continuo declino. La dinamica positiva che aveva fatto seguito alla caduta del muro di Berlino ha subito uno stallo se non un’inversione di marcia.

Continua Karin Deutsch Karlekar nella presentazione del rapporto del 2010 sulla libertà di Stampa: “Nonostante il panorama dei media di tutto il mondo si sia aperto molto grazie a Internet, la tv satellitare e la dissoluzione dei monopoli di Stato, i Governi e i privati hanno trovato nuovi modi per limitare l’indipendenza dei media e il libero flusso di informazioni. Passi indietro inquietanti sono stati fatti in Namibia, Filippine, Senegal e Sud Africa. I giornalisti in molti Paesi non possono fare il loro lavoro senza aver paura di ripercussioni.” Nel 2009, proprio nelle Filippine, c’è stato il più grande massacro di giornalisti in una sola giornata con l’assassinio, da parte di una milizia privata, di 30 professionisti del settore. Sono 91 i giornalisti uccisi nel 2009 e 160 quelli costretti a scegliere la via dell’esilio per sfuggire all’imprigionamento o alla morte. Questi crimini, alimentati dall’impunità del passato, hanno portato ad un effetto di autocensura. Oltre alle Filippine il maggior numero di aggressioni e di omicidi a danno di giornalisti sono stati verificati in Messico, Russia, Afghanistan e Sri Lanka. La situazione peggiore si verifica nei regimi dittatoriali della Bielorussia, Corea del Nord, Cuba, Birmania, Guinea Equatoriale, Eritrea, Libia, Uzbekistan, Turkmenistan e Iran: qui il dissenso viene schiacciato con imprigionamento e tortura. Internet, definito il più libero dei mezzi di comunicazione tradizionali, in questi Paesi viene tracciato come antidemocratico in quanto permette libertà di pensiero ai dissidenti e i Governi non dubitano ad impiegare mezzi di repressione per limitarne e vincolarne l’uso. Sviluppi positivi si incontrano in Israele, passata da parzialmente a totalmente libera e in Iraq per la diminuizione degli attacchi ai giornalisti che tuttavia continuano a rischiare la vita.

“La libertà d’espressione è fondamentale per il godimento di tutte le altre libertà. Stato di diritto, libere elezioni, diritti delle minoranze, libertà di associazione e di governo responsabile dipendono da una stampa indipendente che possa svolgere la sua funzione di cane da guardia. Questo è il motivo per cui questi risultati sono così inquietanti” dichiara Jennifer Windsor, direttore esecutivo di Freedom House. “Quando le Guardie della Rivoluzione iraniana torturano un giornalista, o le autorità comuniste in Cina imprigionano un blogger, o elementi criminali in Russia assassinano un reporter investigativo, viene inviato un messaggio chiaro: ogni persona che lotta per i diritti fondamentali dell’uomo è vulnerabile ad un simile destino”.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'