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Da Bangkok passo e chiudo

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From: "Laura Orsolini" To: "Rivista O" Sent: Saturday, May 15, 2010 4:46 AM Subject: Cucina di strada

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—– Original Message —–
From: “Laura Orsolini”
To: “Rivista O”
Sent: Saturday, May 15, 2010 4:46 AM
Subject: Cucina di strada

La stagnazione delle trattative si è trasformata in un nuovo scoppio di violenza. Il ritmo quotidiano è immerso in un’atmosfera di continua precarietà. Negli ultimi tre giorni siamo stati per tre volte allertati di una possibile interruzione di acqua e luce, poi sempre smentita.
Lo Skytrain da giovedì sera ha di nuovo limitato le corse solo ad alcune stazioni, le esigenze di sicurezza modificano di giorno in giorno gli orari di apertura e chiusura dei grandi centri commerciali, mentre le segnalazioni di zone a rischio si moltiplicano: spostarsi in città sta diventando un po’ come muovere un pezzo degli scacchi.
Al di fuori delle zone degli scontri, la vitalità quotidiana di Bangkok sopravvive nelle sue tante forme di strada  con una apparente noncuranza per il caos che la accerchia.
Ed io provo a raccontarvene un altro pezzetto.
A risentirci

Laura

Cucina di strada

Per le strade di Bangkok, centinaia di cuochi esercitano il loro mestiere all’aria aperta, contribuendo a riempire la città di fumi, profumi e movimento.
I loro minuscoli ristoranti portatili occupano una striscia di asfalto di pochi metri quadri: il loro cuore, la cucina, è un piccolo carrello su due ruote che nello spazio di un paio metri cubi raccoglie uno o più fornelli alimentati da gas o carbone, e tutti gli ingredienti necessari.
Qualche tavolo in plastica, sedie pieghevoli e, un po’ in disparte, bacinelle d’acqua per la ripulitura delle stoviglie si allungano intorno, stretti fra i muri degli edifici e il passaggio delle macchine.
Niente segreto delle cucine per questi chef di strada, spesso specializzati in pochi piatti tradizionali: il loro lavoro è sotto gli occhi di tutti dalle prime ore del giorno dedicate alla pulitura, al taglio ed alla preparazione degli ingredienti, fino a sera. Fra le loro mani di lunga e quotidiana esperienza, pesce o carne – modellati su bambù appuntiti e allineati su carbonella incandescente – si trasformano in spiedini; riso, uova, verdure e tagliolini con un veloce passaggio in wok bollenti diventano un corposo piatto unico per centinaia di bangkokkiani. La maggior parte di questi minuscoli ristoranti semoventi ha abbandonato l’origine nomade e aspetta sempre nella stessa strada la propria affezionata clientela. Gli intenditori conoscono ovviamente le strade migliori  per ogni tipo di specialità.
Niente menu poliglotta, condizione indispensabile per provare questo tipo di cucina è masticare un po’ di thai (o farsi accompagnare da qualcuno che lo parla). Intorno agli ingredienti esposti in bacinelle di ghiaccio si muovono, indicando e gesticolando, gruppi di impiegati in pausa pranzo, guidatori di mototaxi, donne delle pulizie e custodi che si portano via il pasto per consumarlo sul posto di lavoro. Qualche occidentale si affida alla propria accompagnatrice locale che sceglie e ordina per entrambi con una rapida contrattazione in tailandese. Dopo il pranzo il ritmo dei cuochi rallenta, senza mai fermarsi del tutto, si tiene in movimento per il turno serale che comincia verso le sei e prosegue anche col buio, quando le fiammate dei piccoli fornelli fanno assomigliare le cucine semoventi ad uno spettacolo di mangiafuoco. Dopo un’ultima rigovernatura piatti, posate, bacinelle, tavolini e sedie ripiegano per la notte sotto un telone scuro. Domattina dalla scatola magica riaperta usciranno ancora odori e colori.

 

From: “Laura Orsolini”
To: “Rivista O”
Sent: Sunday, May 16, 2010 10:17 AM
Subject: Passo e chiudo

Sabato sera fra le 10 e le 11 di sera abbiamo sentito chiaramente da casa nostra rumori inequivocabili di spari e scoppi più difficili da definire con precisione.
Una delle aree degli scontri, il Lumphini Park, dista in linea d’aria non più di un paio di chilometri: via terra le distanze, in questi giorni di barricate e blocchi stradali, si deformano in modi imprevedibili.
Anche nella nostra parte della Sukhumvit Road che resta fuori dall’epicentro degli scontri, le strade vuote, la metro e lo Skytrain chiusi danno alla citta’ un’atmosfera angosciata.
Per la prima volta dall’inizio dei disordini temiamo che la violenza possa distribuirsi fuori da un’area circoscritta: non riesco a immaginare le migliaia di magliette rosse entrate in città cantando e festeggiando, uscirne senza reazioni dopo la violenza già scatenatasi e quella temo inevitabile che proseguirà.
Lunedì rientriamo a Roma un paio di settimane per motivi di lavoro ed io mi chiedo quanto una breve separazione modificherà le mie impressioni sugli eventi in corso.

Da Bangkok, (per ora) passo e chiudo.

Laura

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